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La Berlinale apre con il biopic “Django”

10 febbraio 2017
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La Berlinale apre con il biopic “Django”

Noto ormai solo ai cultori del genere e agli addetti ai lavori, Django Reinhardt fu un geniale musicista gitano che riuscì a sopperire alla perdita di due dita della mano sinistra, ideando un metodo “alternativo” di suonare la chitarra ed ispirando, molti anni dopo, Tony Iommi dei Black Sabbath, vittima di un incidente che lo privò di alcune falangi e desideroso di abbandonare la sua carriera musicale, fino a quanto il binomio rappresentato dalla forza di volontà e dalla pregressa esperienza di Django gli diedero la forza di costruirsi delle rudimentali protesi e di riprendere in mano chitarra e talento.

Proprio con un biopic dedicato a Django Reinhardt si è aperto il festival di Berlino 2017, all’insegna delle paure legate al terrorismo e di quella volontà di normalità che proprio il musicista gitano seppe incarnare, nel corso di un’epoca storica in cui le persecuzioni naziste dalle quali dovette scappare rappresentarono un tragico “inconveniente”, decisamente peggiore di quello legato alla menomazione dei suoi arti superiori.

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Incentrato su una trama piuttosto lineare e su una sceneggiatura curata, Django pone infatti l’accento sulla componente artistico-musicale in qualità di ultimo rifugio per perseguitati ed affida alle fattezze del musicista gitano il compito di riprendere in chiave inedita il classico schema che prevede la creazione artistica alla stregua dell’elemento in grado di sopravvivere alla barbarie e di fare leva su sentimenti umani di segno positivo, anche nel bel mezzo della tempesta.

Diretto dal regista esordiente Etienne Comar, Django è apparso fin da subito come la scelta ottimale per aprire la Berlinale, in virtù di una componente fiabesca che aleggia sulla pellicola, distaccando il film dai consueti canoni del biopic e riuscendo perfettamente a portare in scena una componente dell’animo umano mai come in questo periodo storico pare tornata d’attualità e legata a doppio filo dalle antiche vicende narrata.

In attesa che il consueto parterre di star invada Berlino, la rassegna ha dunque dato spazio ad un giovane regista e a alla volontà di riscoprire la vita e l’opera di Django Reinhardt, per decenni dimenticata, relegata agli addetti del settore o semplicemente udita per via dei racconti che Tony Iommi era solo narrare per sdrammatizzare il suo incidente.

 

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