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Oscar, vince La La Land, anzi: Moonlight!

27 febbraio 2017
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Oscar, vince La La Land, anzi: Moonlight!

Lungo il corso di un’annata cinematografica francamente priva di acuti e di reali capolavori registici, il maggiore brivido è giunto proprio nel corso di quella Notte degli Oscar che avrebbe dovuto sancire l’ovvio riconoscimento del pluri-premiato e pluri-sponsorizzato La La Land e che invece si è trasformata in una sorta di spy story, a causa di un tragico errore che ha movimentato la noiosa serata e consegnato l’89esima edizione della cerimonia alle cronache.

Mentre il regista Damien Chazelle, il cast del film e l’intera produzione di La La Land reggevano tra le mani una statuetta data ormai per scontata ed iniziavano a recitare il solito melenso discorso di ringraziamento, per il quale si erano preparati dal giorno stesso della pioggia di nomination (o forse prima), ha iniziato a serpeggiare per il Red Carpet l’indiscrezione, poi ampiamente verificata, che vi fosse stato un errore al momento dell’apertura delle buste e che i giurati dell’Accademy avessero in realtà eletto Moonlight, e non La La Land, come vincitore del premio Oscar nella categoria Miglior Film, con un certo imbarazzo di tutto lo star system, costretto a spiegare ai presunti vincitori che la statuetta appena ricevuta fosse frutto di una svista e non di un reale riconoscimento al lavoro svolto.

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Il miglior film del 2016 e vincitore di quello che resta a tutti gli effetti il premio più ambito dell’intera industria cinematografica è stato dunque Moonlight, opera prima del regista afroamericano Berry Jenkins, recentemente passato dai cortometraggi ai lungometraggi e artefice di un pellicola, dai toni ampiamente autobiografici, che gli è valsa la conquista del premio con tanto di finale thriller destinato ad ampliare ulteriormente il raggio di diffusione della sua fatica cinematografica.

Una volta asciugate le finte lacrime e spenti i falsi sorrisi di circostanza, La La Land può comunque consolarsi con la conquista di sei statuette (miglior attrice protagonista, miglior regia, miglior canzone originale, miglior colonna sonora, miglior fotografia e miglior scenografia), con le quali risulterà ampiamente possibile addolcire la delusione derivante dal flop al premio più ambito e magari, un giorno molto lontano, ridere di quel finale assurdo ed imbarazzante che ha movimentato un’annata piuttosto noiosa e priva di capolavori registici da consegnare alla storia del cinema.

 

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