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Ranieri interpreta Pasolini e riporta a galla il mistero

15 marzo 2016
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Ranieri interpreta Pasolini e riporta a galla il mistero

La tradizione cinematografica italiana si trova ad essere una delle più ricche di spunti di riflessione al mondo anche perché, nel nostro Paese, i delitti irrisolti, i segreti di Stato e le stragi poco limpide non sono mai mancati, così come non sono mai mancate eclatanti parabole umane, come quella legata alla vita di Pier Paolo Pasolini, la cui fine oscura ha fornito tragicamente linfa vitale a film e fiction volenterose di aprire indagini su moventi e circostanze della scomparsa.

Ecco dunque che ad oltre 40 anni dal celebre delitto di cui risulta nota l’identità dell’esecutore materiale, ma non quella dei suoi mandanti occulti, “La macchinazione” tenta di aggiungere nuovi spunti e nuove tesi all’infinita vicenda legata alla morte di Pasolini, proponendo sul grande schermo un inedito Massimo Ranieri nelle vesti del poeta-regista.

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Scelto dal regista David Grieco per la sua straordinaria somiglianza con Paoslini, Ranieri si trova dunque di fronte all’arduo compito di dare vita ad una delle figure più amate e controverse della nostra storia culturale e di conferire il maggior carico di credibilità possibile ad una pellicola che ammicca con entrambi gli occhi alla tesi del complotto che prevede la presenza di poteri oscuri, logge massoniche e malavita organizzata dietro la mano di Pino Pelosi, esecutore di un delitto troppo rapidamente annoverato nell’ambito della cronaca nera con sfumature rosa.

Giocando buona parte del suo intreccio narrativo sui timori già esposti in vita da Pasolini e confidati ad una cerchia di amici ed intellettuali, la pellicola di David Grieco pone il poeta alla stregua di uno scomodo intralcio che si parava davanti agli interessi di noti industriali del petrolio e riapre a suo modo la vicenda giudiziaria e umana proprio a partire dall’oro nero e dai complessi legami che genera tra i potenti della Terra.

Senza riuscire ovviamente a scrivere la parola fine sulla vicenda e sulle sue molteplici interpretazioni, La Macchinazione risulta comunque decisamente originale e ricco di momenti di tensione, meticolosamente ricalcati dal regista su quella convulsa storia del nostro Paese nella quale realtà e finzione andavano spesso drammaticamente a sovrapporsi, senza più un confine netto.

 

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