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Tornano i Ghostbusters declinati al femminile

18 luglio 2016
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Tornano i Ghostbusters declinati al femminile

Benché la lotta per la parità dei sessi in ambito lavorativo fosse già ampiamente un tema di attualità nel lontano 1984, quando i Ghostbusters si affacciarono sulle scene mondiali, la sola idea di delegare la cattura di fantasmi, spiriti ed ectoplasmi ad un manipolo di ragazze appariva probabilmente tanto lontana dall’immaginario comune da dare dato adito a scenate isteriche e sorrisi di circostanza.

Purtroppo, anche nell’evolutissimo 2016, la musica non pare molto cambiata e l’imminente reboot al femminile di Ghostbusters è stato accolto in patria con discreti moti polemici, ingiurie, accuse di blasfemia e con l’immancabile Donald Trump messosi a capo della protesta che ha visto l’opinione pubblica a stelle e strisce urlare allo scandalo, prima ancora di aver effettivamente visto il film, giunto nelle sale solo il 15 luglio scorso.

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Premesso che le polemiche d’Oltreoceano lasciano come sempre un po’ il tempo che trovano e premesso , come d’abitudine, che il continuo dare vita a remake, reboto, sequel, prequel e spin-off giova gran poco alla creatività in ambito cinematografico, il nuovo Ghostbusters al femminile è comunque riuscito nel suo intento di entusiasmare il giovane pubblico del Giffoni Film Festival, lieto di assistere ad un’anteprima italiana (da noi il film arriverà il 29 luglio) sospesa tra modernità tecnologica e nostalgia in salsa amarcord.

Incentrato sulle peripezie di quattro scienziate, interpretate da Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, alle prese con vicende ricalcate sulla presenza di quei medesimi fantasmi che “sconvolsero” l’immaginaria New York all’alba della penultima decade dello scorso millennio, il film ricalca in (quasi) tutto e per tutto la narrazione dell’originale, senza troppo spazio lasciato a colpi di scena e diversivi.

Il vero punto debole del film risiede probabilmente nel fatto che, per quanto brave e lodevoli possano essere le 4 interpreti, la difficoltà di eguagliare la performance messa in atto da mostri sacri come Bill Murray e Dan Akyroyd si palesa fin dalle prime sequenze e che la scelta di affidare ad un cast in rosa l’inedito reboot nasce proprio dalla impossibilità oggettiva di stabilire un paragone con la pellicola che fu; impossibilità aggirata attraverso l’artificio di quella medesima parità dei sessi che riesce a sopperire alla disparità di recitazione con una generazione di talenti tutt’ora rimpianta.

 

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