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Truth e Spotlight: quando il giornalismo sbarca al cinema

17 marzo 2016
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Truth e Spotlight: quando il giornalismo sbarca al cinema

Ultimamente un po’ caduta in disgrazia a causa dell’ideazione del web e di evidenti errori professionali, la figura del reporter d’assalto resa celebre da Dustin Hoffman e Robert Redford sta assistendo alla sua rinascita cinematografica grazie all’Oscar attribuito a Spotlight e alla recente uscita di Truth, ennesima pellicola che riapre un filone mai del tutto chiuso.

Proprio al redivivo Robert Redford e ad una straordinaria Cate Blanchett è affidato il duro compito di restituire credibilità ad un giornalismo massacrato da blog e magazine online, mediante la narrazione di quello scandalo, noto negli Usa come Rathergate, che portò alla luce i maneggi giovanili George W. Bush a pochi giorni dalla sua rielezione avvenuta a scapito di John Kerry.

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Ricalcando l’inchiesta giornalistica della Cbs condotta da Dan Rather (da qui il nome dello scandalo), la pellicola diretta da James Vaderbilt narra di come il giovane Bush ricevette favori pur di evitare la presenza al fronte nel corso della guerra del Vietnam e del coraggio di un manipolo di giornalisti pronti a scontrarsi con un’America ancora scossa dall’11 settembre e disposta a confidare ciecamente nella volontà di vendetta del suo cowboy-presidente.

Pur lontano dalla raffinata regia che ha permesso a Spotlight di conquistare l’Oscar come miglior film, Truth condivide con la pellicola diretta da Tom McCarthy un’atmosfera da thriller in stile anni ’70 e può fregiarsi di una sceneggiatura quanto mai attendibile, dato che la narrazione risulta affidata al qeulla stessa giornalista protagonista della vicenda, Mary Mapes, che torna a vivere nel film sotto le spoglie di Cate Blanchett.

Pur trattandosi di un esordio registico assoluto per il giovane Vanderbilt, Truth ha un piglio maturo e riesce a toccare con garbo la pluralità delle sfaccettature connesse con la libertà di informazione, senza divenire mai melenso e retorico e portando il mondo a guardare con occhio diverso quei giornalisti d’assalto bistrattati dell’ideazione del Web e da alcuni madornali errori commessi nel corso di svolgimento della loro dura professione.

 

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