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Ecco il documento che fonde carta di circolazione e certificato di proprietà

20 febbraio 2017
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Ecco il documento che fonde carta di circolazione e certificato di proprietà

La tanto annunciata e sbandierata digitalizzazione del nostro Paese e la corrispondente semplificazione della vita burocratica dei suoi cittadini, ha fino ad ora fatto sentire i suoi effetti in modo del tutto marginale sul versante automobilistico e motociclistico della Penisola, dato chiunque desideri acquistare, immatricolare e mantenere un veicolo a motore deve fare riferimento alla consueta trafila di documenti, onori e balzelli volti a certificarne in modo univoco la proprietà e la conformità con le norme che regolano al circolazione stradale.

Dopo un pallido segnale giunto dall’esenzione dell’obbligo di esibire in vettura il celeberrimo tagliando dell’assicurazione, ecco ora che la Pubblica Amministrazione prova a mettere un po’ mano a quel guazzabuglio di scartoffie, andando a dare vita ad un documento unico che incorpora la carta di circolazione e il certificato di proprietà, andando a tradursi in un risparmio tanto a livello di documentazione da conservare, quanto sul piano economico, dato che immatricolare un veicolo o pagare un passaggio di proprietà costerà qualcosina in meno.

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Premesso che nessuno al mondo ha ancora capito perché si debba pagare un ulteriore balzello sull’acquisto di un veicolo e perché ad ogni passaggio di proprietà corrispondano nuovi esborsi sulla base della potenza del veicolo, l’accorpamento dei due documenti andrà infatti quantomeno a limare un po’ i costi della tassa, garantendo un risparmio medio pari a 39 euro; stima ottenuta secondo uno schema che prevede una cifra pari a 61 euro ogni 100 da saldare per ogni nuova immatricolazione o passaggio di proprietà.

In sostanza, l’unificazione dei due documenti andrà ad incidere sui costi necessari alla produzione e alla conservazione della documentistica stessa, dato che la semplificazione del lavoro agli organi competenti (Aci e Pra) pone fine ad un doppio lavoro che non ha mai avuto nessuna ragione logica, visto che per circolare liberamente nell’Unione Europea è sufficiente la carta di circolazione, mentre in Italia occorre portare sempre con sé anche il libretto di proprietà.

Sottolineando come il passo compiuto rappresenti una misura minima in direzione della strada che condurrà (forse) un giorno ad una compravendita semplificata dei veicoli a motore, l’accorpamento dei due documenti pare comunque destinata ad incidere su quell’inferno burocratico nel quale automobilisti e motociclisti sono piombati da decenni per il semplice fatto di essere nati in Italia.

 

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