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Marchionne si difende dall’accusa di aver falsato i dati sulle emissioni

13 gennaio 2017
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Marchionne si difende dall’accusa di aver falsato i dati sulle emissioni

Nel giorno stesso in cui Volkswagen ha deciso di scendere a miti consigli e di patteggiare una pena pecuniaria per non cadere vittima di una lunga e complessa class-action, i media americani hanno visto chiudersi una porta e aprirsi un portone, in virtù di una nuova inchiesta che riecheggia lo scandalo del Dieselgate e che vede il gruppo italo-americano Fca alle prese con identiche accuse, relative alla manomissione dei dati concernenti le emissioni dei gas di scarico dei suoi modelli di punta.

Secondo l’Authority a Stelle e Strisce, alcuni veicoli prodotti da Fca si sarebbero infatti avvalersi i di un software, simile a quello impiegato da Volkswagen, che consente di modulare il quantitativo di emissioni in base al fatto che il veicolo si trovi attivo su strada oppure fermo sui banchi di prova e di fare in modo, dunque, che il carico di emissioni prodotte al momento del test utile alla certificazione risulti inferiore a quello partorito in fase di marcia, con ovvio raggiro ai danni del consumatore, convinto di acquistare una vettura di tipo eco-friendly.

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Se numerosi analisti di mercato avevano predetto che il Diselgate di Wolsfburg non sarebbe stato che il preambolo ad un’indagine ad ampio spettro in grado di coinvolgere la quasi totalità dei grandi gruppi automobilisti mondiali, il proseguimento delle indagini potrebbe ora costare a Fca una multa pari a circa 4.6 miliardi di dollari e dare il la a quella serie di azioni civili, class-action in primis, che Volkswagen è riuscita ad evitare mediante ammissioni e spergiuri di varia natura.

L’apertura dell’indagine ha tuttavia incontrato la resistenza del gruppo torinese, con Marchionne in testa, secondo il quale la presunta violazione non sarebbe mai avvenuta e l’inchiesta sarebbe una sorta di sgarbo operato dall’amministrazione Obama (con la quale, per altro, Fca ha a lungo collaborato) volta a colpire le nuove politiche di investimento interno, piuttosto gradite al neopresidente eletto Donald Trump.

Senza nominare apertamente la teoria del complotto governativo o dell’azione strumentale, Marchionne e colleghi hanno dunque ribadito a gran voce come Fca non possa in nulle e per nulla venire equiparata a Volkswagen e come le vetture del gruppo ex-Fiat montino un particolare sistema hardware di controllo, utile ad impedire che le missioni sforino il tetto dichiarato in sede di omologazione stradale, riducendo l’inchiesta ad una colossale svista

In attesa che la giustizia faccia il suo corso e definisca quale delle due parti si trova in errore e in ipotetica malafede, non resta che aspettarsi il proseguimento di una serie di inchieste e indagini che solo ieri apparivano relegate al passato e sepolte da una mole di miliardi pagati da Volkswagen per dimenticare quanto accaduto.

 

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