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Aids: al via i lavori in Sudafrica, prevenzione nel mirino

19 luglio 2016
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Aids: al via i lavori in Sudafrica, prevenzione nel mirino

Se negare l’esistenza dell’Aids era una moda piuttosto in auge presso gli ambienti legati alla cosiddetta controinformazione e all’oscurantismo medico nel corso degli anni ’80, il Sudafrica è passato alle tristi cronache planetarie in qualità di nazione in cui le autorità sanitarie e politiche operavano una rimozione sistematica della patologia dall’immaginario collettivo del Paese, con conseguente epidemia dilagata a dismisura presso le fasce munite di redditi più bassi e legate ai pregiudizi derivanti dall’Apratheid.

Al termine di un lungo cammino che ha portato alla liberazione della nazione dai suoi molti fantasmi, il Sudafrica torna in questi giorni ad ospitare la Conferenza Mondiale incentrata sull’Aids, dalla quale i 18mila delegati provenienti da tutto il mondo che daranno il via ai lavori si ripromettono di sferrare l’offensiva finale nei confronti del virus letale, purtroppo ancora estremamente reale anche a decenni di distanza da dinieghi e temporeggiamenti medici.

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Mentre l’Australia può finalmente presentarsi al mondo in qualità di primo paese in cui la patologia può considerarsi sconfitta in virtù dell’impiego di farmaci retrovirali di ultimissima generazione e di una costante attenzione legata ai fattori della prevenzione, proprio la prevenzione pare tornata ad essere l’anello debole di una catena che ha portato nel corso degli ultimi anni l’Aids a prosperare nei paesi meno industrializzati e a tornare in auge in Europa (soprattutto nei Paesi dell’est) a causa di un calo di attenzione e di un’assenza di campagne informative adeguate all’entità della minaccia.

Con l’intento di estendere i sistemi di cura agi oltre 20 milioni di malati che attualmente si trovano impossibilitati a ricevere le adeguate terapie e di riportare in auge quelle campagne informative che consentirono i tenere sotto controllo la diffusione del virus, prendono dunque il via i lavori di Durban, nella speranza che il Sudafrica possa essere il luogo propizio per dare vita ad un’offensiva globale contro una patologia mai così reale.

 

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