Salute e Benessere
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Diabete, per le donne maggior mortalità e meno cure

13 marzo 2017
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Diabete, per le donne maggior mortalità e meno cure

Il recente caso legato all’incontinenza urinaria, problematica clinica che gode di riconoscimento sanitario ed economico ufficiale solo sul versante maschile (nonostante le donne affette siano più degli uomini), ha portato alla ribalta un particolare quadro sanitario in cui l’auspicata parità di diritti tra i sessi stenta ancora a manifestarsi, una volta varcata la porta di uno studio medico, di un ufficio amministrativo o di un istituto di ricerca.

Giusto per rimanere in tema con una sorta di disparità clinica delle medesima malattia, una recente indagine ha mostrato come la contrazione del diabete, nelle sue svariate forme, non solo rappresenti un’eventualità più perniciosa per le donne, ma come le cure definite come standard per il trattamento della patologia risultino dotate di minor efficacia specifica se riferite all’ambito femminile.

Il recente focus apertosi nel corso del congresso della Società italiana di diabetologia sul rapporto che lega donne e diabete ha infatti sottolineato un aspetto della malattia già noto, che prevede un tasso di mortalità molto più elevato per le pazienti di sesso femminile, e mostrato al contempo come l’attuazione degli strumenti terapeutici attualmente in suo produca risultati sensibilmente inferiori sulle donne anche nel breve termine.

In sostanza, oltre a portare in dote un rischio di infarto e arresto cardiaco nettamente superiore a quello presente presso i soggetti maschi (per cause di natura antropologica e dunque purtroppo ineliminabili), il diabete femminile risulta più difficile da curare, dato che i farmaci studiati per tenere sotto controllo la malattia, raramente centrano appieno il bersaglio nelle donne, comportando una presenza di livelli ematici ottimali al di sotto delle aspettative.

Anche a fronte di stime anche attestano come il versante della prevenzione risulti egualmente efficace e praticato presso i due sessi, è ormai evidente che, esattamente come avvenuto in ambito oncologico, la ricerca medica si debba mettere ora in viaggio lungo quella strada in grado di studiare il diabete da un punto di vista squisitamente femminile di modo da realizzare nuove classi di farmaci specificamente efficaci per le donne e passibili di inclusione nel novero di quella parità di diritti che passa anche da uno studio medico o da un istituto di ricerca.

 

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