Salute e Benessere
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Ecco perché una proteina ci tiene svegli

29 giugno 2017
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Ecco perché una proteina ci tiene svegli

Considerata l’attività più naturale del mondo, tanto da rappresentare l’hobby principale di neonati e lattanti, la capacità di dormire in modo corretto è in realtà legata a doppio filo ad una serie di variabili genetiche e ambientali che, al trascorrere degli anni, subentrano nel processo fisiologico, rendendo il meritato riposo notturno alla stregua di una chimera e di una materia di studio da approfondire con gli esperti di settore.

Se tutte le ricerche possibili e immaginabili sul ciclo sonno-veglia prendono il via dall’ovvia considerazione legata al ruolo giocato dalla luce e dal buio nel processo di addormentamento, pare che la suddetta considerazione non si trovi ad essere tanto ovvia e che l’alternanza delle due condizioni ambientali si trovi legata a doppio filo con particolari processi organici che trovano in una proteina la loro radice.

sonno luce

Andando ad analizzare i processi ormonali e cerebrali legati al ritmo sonno-veglia in un gruppo di pesci zebra (piuttosto simili agli esseri umani da questo punto di vista) i ricercatori facenti capo al California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena hanno scoperto l’inedito ruolo giocato dalla proteina denominata prokineticin 2 (Prok2) sulla nostra capacità di assorbire ed elaborare l’informazione luminosa o la sua più assoluta assenza.

In sostanza, quando i nostri occhi entrano in contatto con condizioni ambientali assimilabili alla luce o al buio, si innescano particolari processi organici che spingono Prok2 a regolare le funzioni legate al sonno, di modo che una eventuale sovrabbondanza o carenza della proteina in questione (legata a ragioni genetiche) potrebbe svelare l’arcano relativo al perché alcuni soggetti faticano ad addormentarsi anche al buio, mentre altri dormono letteralmente in piedi persino in una stanza illuminata.

La ricerca pubblicata su Neuron svela dunque alcune delle ragioni legate al nostro ciclo sonno-veglia e apre la strada alla creazione di farmaci ad hoc rivolti ad intervenire sulle problematiche connesse con l’insonnia, visto che la capacità di prendere sonno non è poi tanto naturale o scontata come si crede.

 

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