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Embrioni scambiati per errore e lettere d’amore a figli mai conosciuti

31 luglio 2015
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Embrioni scambiati per errore e lettere d’amore a figli mai conosciuti

Oramai, i casi di malasanità sono tanti e talmente variegati che occorrerebbe tenere una sorta di diario medico, in grado di fungere da memoria storica degli orrori nostrani, per non perdere di vista la strada che ancora resta da fare prima di poterci definire un Paese efficiente sotto ogni punto di vista e prima di poter cominciare a parlare in modo serio di tagli e ristrutturazioni della spesa pubblica.

Sfuggita nel gigantesco calderone dove bollono quotidianamente arti sani amputati, protesi errate, rimborsi fasulli e interventi intempestivi, la vicenda relativa allo scambio di embrioni avvenuto un anno fa all’Ospedale Sandro Pertini di Roma ha acceso un lungo dibattito, conclusosi solo in sede giudiziaria, sull’opportunità da parte dei genitori biologici dei bambini di poter conoscere quelli che sono loro figli a tutti gli effetti.

Riassumendo brevemente la vicenda; un tragico errore aveva portato i medici della struttura ad impiantare gli embrioni di una coppia, desiderosa di avere figli tramite fecondazione assistita, nell’utero della donna sbagliata, portando così ad una situazione in cui i genitori biologici si sono trovati legalmente esclusi da ogni diritto sui loro figli ed impossibilitati ad avere ogni contatto con loro, in quanto la legge vigente stabilisce che la custodia dei bambini appartiene in modo esclusivo a colei che li ha partoriti.

Ad un anno di distanza dalla tragica vicenda, i genitori privati della paternità hanno deciso di scrivere una lunga lettera ai due gemelli nati dal procedimento di inseminazione e di rivolgersi alle colonne del Corriere della Sera per dar voce al loro disperato grido di dolore.

Nel testo, a tratti straziante, i genitori si rivolgono ai due gemellini con l’intenzione di fare sapere loro che la volontà di essere presenti nella loro esistenza rimane tutt’ora accesa, anche se i due bambini non hanno ancora un volto, né un odore agli occhi dei genitori mancati.

Nel coso della lettera, i genitori rivendicano la componente legata al Dna quale radice unica dell’umana consapevolezza e auspicano l’avvento di un giorno i cui i vincoli legislativi verranno a cadere, permettendo la ricongiunzione di quello che è, dal loro legittimo punto di vista, il naturale ambiente familiare adatto ad accogliere i bimbi nati il 3 agosto scorso.

Purtroppo, molto probabilmente la lunga lettera non produrrà alcun effetto giudiziario e legislativo, ma potrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche connesse con vincoli troppo rigidi in materia di maternità e portare un giorno i legislatori a rivedere le casistiche d’applicazione, magari partendo da quel diario virtuale in cui è inserita la memoria storica degli errori e degli orrori che si compiono quotidianamente sotto luce delle corsie dei nostri ospedali.

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