Salute e Benessere
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Glutine, quando la celiachia diventa una moda

9 maggio 2017
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Glutine, quando la celiachia diventa una moda

Fatta eccezione per i soggetti affetti dalla patologia autoimmune nota come celiachia, il glutine rappresenta un’ottima componente nutrizionale di tipo lipo-proteico, in grado di fornire energia “nobile” all’organismo umano e particolarmente indicata per tutti quei regimi alimentari che prevedono scarsità (o assenza) di carne e proteine animali.

In virtù di una strana alchimia, francamente incomprensibile anche con tutta l’immaginazione del mondo, buona parte del genere umano ha recentemente deciso che il suddetto glutine rappresenta la summa di tutti i mali del mondo e che è dunque meglio eliminarlo completamente dalla dieta, anche in assenza di celiachia o di reali condizioni cliniche che ne impongano la sostituzione con un surrogato, spesso dotato di minor apporto nutrizionale e ottenuto mediante l’aggiunta di grassi saturi, finalizzata a recuperare parte del gusto perduto.

gluten free

Stando ad una recente inchiesta condotta dall’Associazione italiana celiachia (Aic), pare infatti che circa 6 milioni di Italiani abbiano deciso di votarsi in direzione di un’alimentazione gluten free per seguire l’imperante moda internettiana e che abbiano così deciso di privarsi di un elemento nutritivo di vitale importanza, giusto per apparire più chic agli occhi di amici e follower e per potere urlare a pieni polmoni contro il tremendo “complotto” ordito dai fornai.

Secondo i dati esposti dalla Aic, il 99% di coloro che ha deciso di abbandonare il glutine non soffre affatto di celiachia, a fronte di un 70% di celiaci che vive invece la propria condizione in assenza di una precisa diagnosi e che continua ad alimentarsi mediante proteine del grano senza aver chiara la propria condizione clinica.

Ricordando a tutti gli ipocondriaci, gli ortoressici, i complottisti e i modaioli d’Italia che la celiachia è una patologia piuttosto seria e non un vestito da indossare per mero esibizionismo, l’Aic ha voluto ribadire la necessità di un reale percorso diagnostico finalizzato a portare la patologia al di fuori della sua area di latenza e la necessità di ristabilire l’ordine naturale delle cose e l’equilibrio tra chi soffre davvero di celiachia e chi simula ad arte.

L’invito è dunque, in caso di dubbio, a sottoporsi a test seri ed affidabili, volti a scoprire l’esistenza della subdola patologia autoimmune che risulta essere l’unico vero movente per l’abbandono di un elemento nutritivo altrimenti prezioso e antico come la stessa storia del genere umano.

 

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