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In arrivo dagli Stati Uniti un super-antibiotico contro i batteri resistenti

8 gennaio 2015
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In arrivo dagli Stati Uniti un super-antibiotico contro i batteri resistenti

In base ad una comune esperienza e al fatto che siamo ancora tutti vivi anche a seguito di delusioni amorose e traumi sociali, chiunque ha potuto constatare sulla propria pelle l’antico assunto in base al quale “ciò che non ci uccide, ci fortifica”; vero per tutti gli innamorati traditi e ancor più per una classe di batteri, definiti “resistenti”, che a furia di venire aggrediti da farmaci di tipo antibiotico, hanno sviluppato una resistenza tale da rendere le medicine tradizionali alla stregua di acqua fresca.

Se al problema della resistenza batterica agli antibiotici sono associate funeste previsioni relative al ritorno in pompa magna di infezioni ed epidemie ormai dimenticate, negli Stati Uniti sono riusciti a mettere a punto una nuova classe farmaceutica in grado di debellare anche i batteri più agguerriti ed allevati a pane e penicillina.

I ricercatori facenti capo alla Notrthwestern University di Boston hanno infatti scoperto l’imprevista capacità di una particolare molecola, denominata teixobactina, di debellare tre classi di agenti patogeni (Clostridium difficile, il Mycobacterium tuberculous e lo Staphylococcus aureus) dimostratesi totalmente immuni dall’azione esercitata dai comuni farmaci antibiotici, andando ad agire sulla struttura cellulare dei batteri fino a provocarne un crollo letale in breve tempo.

Dalle pagine della rivista Nature, l’equipe di ricercatori guidata dalla dottoressa Kim Lewis assicura che la nuova molecola è in grado di garantire una copertura contro le infezioni per un arco temporale stimato in circa 30 anni, lasso entro il quale si prevede che i batteri non riusciranno a sviluppare una sorta di resistenza nei confronti della teixobacina tale da renderne superflua l’azione a livello terapeutico.

Secondo i ricercatori americani, il limite principale della ricerca legata agli antibiotici è costituito dal fatto che le tradizionali colture batteriche, allevate nei laboratori a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, si erano ormai esaurite, con la conseguenza di focalizzare la ricerca di strumenti terapeutici su classi batteriche divenute ormai poco funzionali allo scopo e sostituite, nei processi infettivi, dai “superbatteri” resistenti agli antibiotici.

Tradotta su un piano di sicurezza sanitaria, la scoperta americana è in grado di risparmiare potenzialmente gli oltre 25 mila decessi che si verificano ogni anno nella sola Unione Europea a causa delle moderne classi batteriche e di concedere respiro ad una ricerca ormai satura, in attesa di trovare nuove soluzioni durante i 30 anni che ci separano dalle prossime presunte mutazioni genetiche degli agenti patogeni coinvolti.

In attesa che la teixobactina venga commercializzata e diffusa dalle principali aziende farmaceutiche (cosa che non tarderà ad avvenire, data la potenziale fonte di introiti su scala planetaria), non resta che resistere alle aggressioni che quotidianamente i batteri mettono in atto contro il nostro organismo, nella speranza che possano fortificarci, anziché malauguratamente ucciderci.

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