Salute e Benessere
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Pronto soccorso italiani costretti tra attese infinite e sovraffollamento

7 ottobre 2016
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Pronto soccorso italiani costretti tra attese infinite e sovraffollamento

La triste vicenda legata alla scomparsa del signor Marcello Cairoli, tragicamente deceduto in una corsia di pronto soccorso tra l’indifferenza generale, ha portato alla ribalta la questione, mai del tutto chiarita, relativa all’efficienza delle strutture mediche d’emergenza, spesso percepite alla stregua di gironi danteschi all’interno dei quali l’acquisizione di numero e codice di riferimento si accompagna spesso all’idea di attese infinite e al rimpianto per non aver fatto ricorso all’automedicazione.

A testimonianza di quanto i pronto soccorso italiani risultino prossimi ad un collasso medico-burocratico, sono giunti in queste ore gli esiti di un’indagine, condotta per conto del Tribunale Diritti Malato e della Società italiana di emergenza, che hanno scattato la consueta fotografia impietosa di un’Italia sanitaria stretta nella morsa che prevede una richiesta di cure quasi infinita, a fronte di un’offerta sempre più contingentata, seppur con le dovute differenze su base geografica.

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Secondo gli autori del censimento incentrato sui pronto soccorso italiani, i tempi d’attesa che intercorrono tra l’ingresso nella struttura e l’effettivo ricovero possono raggiungere picchi massimi pari a 48 ore; misura evidentemente intollerabile per chiunque si trovi alle prese con un malattia grave e funzionali alla progressione della stessa patologia, lasciata libera di progredire fino alle calende greche.

L’indagine a campione condotta su 93 strutture d’emergenza nostrane ha inoltre mostrato come il 13% dei pronto soccorso censiti si trovi totalmente privo di apposite sezioni dedicate ai malati terminali, dove porre con dignità fine alle sofferenze dei pazienti, senza che si trovino costretti a lasciare le spoglie mortali tra l’indifferenza generale.

 

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