Salute e Benessere
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Scoperta una variante genetica che ci fa preferire gli alimenti grassi

6 ottobre 2016
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Scoperta una variante genetica che ci fa preferire gli alimenti grassi

Per quanto non risulti logicamente possibile ricondurre l’intera sfera dei gusti e delle preferenze umane ad una mera componente genetica, data la pluralità di fattori ambientali e culturali che subentrano nel processo di scelta, è comunque possibile tracciare una mappa cromosomica individuale utile a spiegare, ad esempio, se la nostra irrefrenabile passione per gli alimenti grassi sia integralmente da attribuire a pubblicità, emulazione e componenti psicologiche, oppure no.

Desiderosi di cimentarsi con la scoperta della radice ultima di quella tendenza ad alimentarsi con cibi troppo grassi, unti o speziati, un gruppo di ricercatori facenti capo all’università di Cambridge ha infatti individuato l’esistenza di uno schema genetico che inizia con la variante MC4R, resa celebre l’anno scorso da uno studio analogo condotto sui topi, e che si conclude davanti ad una porzione di patatine fritte e ad un cheesburger fumante.

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In sostanza, dopo aver messo in correlazione le tendenze alimentari di un gruppo di volontari con il loro specifico corredo genetico, gli autori dello studio hanno scoperto che la presenza di alcune varianti al sopracitato gene MC4R si accompagnava ad una spiccata predilezione per i cibi piuttosto grassi, dei quali l’organismo pareva non essere mai sazio per via di una sorta di cortocircuito cerebrale innescato dal rapporto con cui il gene in questione si trova con la produzione di alcuni ormoni e neurotrasmettitori associati al senso di appagamento.

Coloro che si trovano a possedere una variante in corrispondenza del gene MC4R, possiedono cioè un circuito neurologico leggermente “alterato” rispetto alla norma biologica, in base al quale il meccanismo che prevede gratificazione e ricompensa viene attivato solo in base all’ingestione di alimenti piuttosto grassi e conditi, comportando così evidenti svantaggi in termini di linea e salute.

La ricerca pubblicata su Nature Communications apre quindi la strada ad un nuovo approccio nei confronti delle patologie derivanti dall’accumulo di massa grassa e individua un nuovo fattore scatenante, benché, si intende, le variabili connesse con componenti ambientali e culturali permangano ampiamente in vigore.

 

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