Scienza e Tecnologia
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Droni biodegradabili nel futuro della Nasa

25 novembre 2014
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Droni biodegradabili nel futuro della Nasa

In base ad un millenario accordo (dal carattere decisamente unilaterale) stipulato con la Natura, all’umanità spetta il compito di costruire il maggior numero di oggetti possibili, sperando che un giorno gli agenti atmosferici e i simpatici batteri che abitano la Terra possano contribuire in seguito a non trasformare questo Pianeta in una discarica a cielo aperto.

Giusto per agevolare l’oneroso compito alla Natura, alla Nasa stanno studiando una serie di droni dal carattere totalmente biodegradabile e dall’alto livello di smaltimento: una volta che il velivolo radiocomandato è stato impiegato per i suoi scopi e divenuto inservibile, i materiali che compongono il piccolo aereo verranno facilmente erosi dall’azione batterica senza il bisogno di una rottamazione incentrata su complicati processi di degradamento della plastica o di inceneritori appositi tramite i quali cremare il dispositivo.

Nato grazie all’idea di un gruppo di quindici studenti universitari coordinati dalla dottoressa Lynn Rotschild, esperta biologa dell’agenzia spaziale americana, il primo prototipo di bio-drone realizzato nei laboratori della società Ecovative Design ha visto la luce durante i giorni scorsi e si è subito posto come metro di misura per la nascente tecnologia in ambito scientifico o militare, spingendo la Nasa in direzione di un incremento della ricerca in materia.

La realizzazione del drone verde è stata resa possibile dall’inserimento nella sua struttura di particolari materiali composti in massa miceliare che consentono al telaio del dispositivo di essere interamente progettato su un’architettura composta di una fibra simile a quella originata dai funghi, senza che questo comporti una riduzione del coefficiente aerodinamico o della resistenza del velivolo anche a temperature elevatissime.

Per garantire al drone un livello di resistenza ancora maggiore, gli studenti universitari coinvolti nel progetto hanno inoltre avuto la brillantissima idea di ricoprire l’intera struttura di un composto resinoso, ottenuto a partire dalla saliva delle vespe, che consente una protezione totale del telaio, facendo leva su un elemento anch’esso totalmente naturale e biodegradabile.

Il prototipo di bio drone, recentemente presentato al concorso International Gentically Enginered Machine, rappresenta sicuramente un futuro molto prossimo della nascente tecnologia aerospaziale e potrà garantire, a detta dei tecnici Nasa, una linea di sviluppo funzionale a condurre missioni esplorative su Marte, pianeta dove l’esistenza di un accordo tra uomo e Natura è piuttosto dubbia, come dubbia risulta essere l’opportunità di sporcarne la superficie attraverso dispostivi destinati ad un degrado millenario.

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