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Grandi animali marini verso l’estinzione di massa?

19 settembre 2016
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Grandi animali marini verso l’estinzione di massa?

Se ogni Presidente degli Stati Uniti viene ricordato per un particolare “canto del cingo”, l’ultimo atto significativo della lunga presidenza Obama è consistito nella creazione della più grande riserva marina al mondo, collocata al largo delle Hawaii, attraverso la quale si teneterà di salvare dall’estinzione di massa tutte le specie acquatiche che si trovano in pericolo a causa del Riscaldamento Globale e di fondali oceanici divenuti ormai invivibili.

Percepita da gran parte dell’opinione pubblica locale alla stregua di una spesa non necessaria, l’iniziativa presidenziale è in realtà il punto d’arrivo di un’attenzione crescente rivolta alla biodiversità e l’esito finale di una serie di ricerche che attestano come la fauna e la flora marina si trovino ormai sull’orlo della catastrofe a causa dei mutamenti climatici scatenati dall’azione umana e dall’emissione incontrollata di gas ad effetto serra.

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Ultima in orine cronologico di una serie di studi quasi senza fine, una ricerca condotta dall’università di Stanford ha infatti attestato come non solo le specie animali dotate di minuscola estensione (come i proverbiali microrganismi che compongono la barriera corallina), ma anche cetacei, pesci e mammiferi acquatici piuttosto grossi si trovino sull’orlo dell’estinzione di massa per via del Riscaldamento Globali e di logiche di pesca non proprio ortodosse.

Andando a censire circa 5947 differenti specie acquatiche, gli autori dello studio pubblicato su Science hanno infatti potuto constatare l’esistenza di una sorta di tendenza lineare che conduce in direzione dell’estinzione dei grandi animali acquatici e che può a pieno titolo venire messa in relazione con le precedenti 5 “grandi estinzioni” che hanno segnato il corso degli ultimi 500 anni sul pianeta.

In particolare, la scomparsa della barriera corallina e la presenza di logiche di pesca intensiva spietate hanno dato il la da un duplice processo che sta portando all’alterazione degli equilibri marittimi e alla possibile scomparsa di molluschi, stelle marine, tonni e merluzzi, con conseguente nuovo terremoto ecologico e rischio che, in tutto questo, l’unico canto del cingo che risulterà possibile udire avrà natura squisitamente umana.

 

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