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Alcol in gravidanza: metà delle donne beve regolarmente

19 settembre 2016
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Alcol in gravidanza: metà delle donne beve regolarmente

Per quanto buona parte delle donne in stato interessante percepisca la serie di restrizioni mediche alla serie di un Calvario immotivato e si interroghi spesso circa la reale esistenza di patologie, come la toxoplasmosi, delle quali non avevano mia sentito parlare fino al giorno precedente al concepimento, tutte le linee guida diramate dall’Oms e dalle massime istituzioni sanitarie in materia sono frutto di disamine decennali, di evidenze cliniche e di quegli immancabili cambi di rotta che conducono speso le neomamme a rimpiangere i tempi antichi, quando un maggior lassismo regnava tra i ginecologici.

Se fino ad una trentina di fa, ad esempio, molti medici erano soliti fissare le pazienti con un occhio strizzato mentre suggerivano l’assoluto bando delle sigarette per rutto il corso dei nove mesi, oggi entrambi gli occhi si trovano ad essere bene aperti, dato che l’evoluzione delle tecniche diagnostiche e dello screening prenatale ha evidenziato come il fumo, non solo possa provocare danni al feto di entità tutt’altro che lieve, ma come il povero esserino tenda a ritrarsi con disgusto di fronte alle sostanze tossiche che la mamma inala non appena accende la sigarette.

bevande alcoliche in gravidanza

A partire dal fumo fino ad arrivare al prosciutto crudo, la scienza prenatale è stata dunque ben lieta di arrendersi alle nuove evidenze in materia e di imporre quel giro di vite necessario ad impedire l’insorgenza di patologie fetali o a rendere la gravidanza densa di ostacoli e intoppi, ponendo particolare attenzione al versante relativo alle bevande alcoliche, un tempo oggetto della più totale benemerenza della classe medica (purché in dosi limitate) e oggi divenute il centro di bandi, divieti e di campagne informative rivolte ai numerosi pericoli che potrebbero insorgere in caso di mancato rispetto delle direttive.

Se tutte le altre norme imposte in sede prenatale sono state infatti accettate più o meno di buon grado dalle aspiranti mamme, pare che in materia di alcol persista un’enorme sacca di resistenza e che le future mamme italiane percepiscano ancora il bicchiere di birra o il calice di vino alla stregua di un lieve svago, poi non tanto pericoloso, e di una rinuncia che risulta impossibile da operare appieno per tutto il periodo connesso con lo stato interessante.

In occasione della recente giornata mondiale dedicata alla sensibilizzazione sui rischi della sindrome feto-alcolica è infatti emerso uno scenario complessivo piuttosto inquietante e la persistenza di un vizio che appare attualmente difficile da sradicare tra le  future mamme, così come l’atavica convinzione che dosi moderate di alcol non possano certo nuocere all’inconsapevole nascituro.

La realtà a livello italiano

Basandosi su un sondaggio compiuto su campioni statistici piuttosto rilevanti, i ricercatori facenti capo all’Istituto Superiore di Sanità hanno reso note statistiche e percentuali relative alla tendenza a consumare alcol nel nostro Paese e hanno proceduto in seguito a mettere in relazione l’ampiezza del fenomeno con analoghe stime, ricavate in altre nazioni europee, per rendere conto di un quadro a livello complessivo.

Dai dati ottenuti mediante indagine statistica condotta tramite questionario è emerso che il 50-60% delle donne italiane continua a bere durante il corso della gravidanza e che la quantità media di alcol consumata con cadenza quotidiana si attesta introno alla soglia dei due calici di vino; misura evidentemente lontana dallo zero assoluto posto come buona norma dall’Oms e dalle istituzioni ginecologiche mondiali.

bere alcolici in gravidanza

Sebbene il numero di donne in dolce attesa che consumano bevande alcoliche sia ancora lontano dal raggiungere i picchi presenti in nazioni come l’Irlanda, dove l’alcol rappresenta quasi una componente ineliminabile e dove l’82% delle donne censite ha confermato allegramente (è proprio il caso di dire) la propria tendenza all’alzare il gomito con una certa continuità, le stime riscontrate in Italia si pongono comunque come fonte d’allarme e come triste evidenza dalla quale prendere spunto per dare vita a nuove campagne informative e a linee guida più chiare da diramare presso ginecologici e medici nostrani.

Alla base di una misura del tutto abnorme vi sarebbe, secondo gli autori dello studio, la compresenza di fattori di tipo culturale e la diffusa credenza che porta le donne incinte a scambiare quanto di fatto produce benefici all’organismo, in assenza di stato interessante, per un elemento non nocivo o addirittura in grado di produrre il proverbiale “buon sangue” nel nascituro.

Perché non si dovrebbe consumare alcol in gravidanza

A quanto pare non così ovvie, le numerose evidenze in merito al legame tra consumo di bevande alcoliche in gravidanza ed insorgenza di problematiche a livello fetale traggono la loro radice ultima nelle evidenze legate alla contrazione della sindrome alcolica-fetale (o embrio fetopatia-alcolica), che può incidere sullo sviluppo del sistema nervoso del piccolo, produrre stati patologici a carico del sistema immunitario, generare problematiche legate alla crescita e persino alterazioni di natura morfologica che possono condizionare l’aspetto esteriore del bimbo, andando a deformarne i tratti del volto.

Scoperta nel 1968 dal medico francese Paul Leomine, antesignano di una vasta gamma di studi che presero il via a partire dagli anni’70, la Sindrome Alcolica Fetale (Fas) è infatti stata posta in correlazione evidente ed univoca con la presenza di un vasto spettro di alterazioni e malformazioni a livello facciale nel bimbo, che comportano la genesi di un aspetto del volto piuttosto allungato e sgraziato, un tempo definito (senza troppo garbo o rispetto per i piccoli in questione) come Funny Looking, ovvero aspetto divertente.

alcol e gravidanza

La ragione ultima di un fenomeno che potrebbe a primo acchito apparire privo di connessione o avulso dal suo contesto risiede nel fatto che l’alcol possiede una valenza taertogena e che appartiene, cioè, a quella categoria di sostanze che risultano in grado di superare le naturali difese presenti nella placenta e di entrare in contatto con il feto, dato che a livello biologico ed evolutivo la specie umane non si trova provvista di ulteriori protezioni difronte a sostanze impreviste.

Dato che, di fatto, in questa eventualità di divertente non c’è assolutamente nulla, man mano che le evidenze scientifiche hanno posto le malformazioni in questione in diretta correlazione con l’assunzione di alcol in gravidanza, si è tentato a più riprese di stabilire se esistesse una soglia di sicurezza o una posologia minima atta ad impedire il verificarsi della sindrome, senza che tuttavia la questione fosse chiarita fino in fondo e che venisse lasciato aperto un minimo spiraglio all’alcol.

Non essendo mai stata rinvenuta una misura alcolica al di sotto della quale la Sindrome Alcolica Fetale assume gradi probabilistici sempre più elevati, si è dunque reso indispensabile il tanto decantato divieto assoluto e il bando totale delle bevande alcoliche per tutti i nove mesi del percorso gestazionale, senza deroga alcuna e senza che un goccino ogni tanto possa spezzare la norma, visto che anche minime posologie di alcol risultano in grado di entrare in contatto col feto e di nuocergli, indipendentemente dal fatto che la sindrome possa svilupparsi o meno.

A prescindere da quella che possa essere la vostra opinione in merito o all’occhiolino sapientemente strizzato da un ginecologo, magari non troppo al corrente delle recenti evidenze, è buona norma cercare di spezzare il cerchio di sufficienza tradottosi nella genesi di stime impietose ed affrontare serenamente la gravidanza con tutte le sue gioie e le sue rinunce, senza cercare di percepire i nove mesi come una privazione o un autentico Calvario, destinato a concludersi (malamente) sul monte Grappa o tra le vigne di Bordeaux.

 

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