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Allattamento, scoperta la proteina che previene le infezioni

29 luglio 2016
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Allattamento, scoperta la proteina che previene le infezioni

Da qualche anno a questa parte, il mondo intero si è magicamente risvegliato da una sorta di lungo sonno e ha scoperto, come d’incanto, che i batteri rappresentano una minaccia dal rinnovato vigore e che l’inutile abuso di antibiotici protratto per decenni ed incentivato da una classe medica, ora pronta a fare il classico mea culpa, non ha per magia rimosso lo spettro batterico dalla faccia del pianeta Terra, ma, al contrario, ha dato vita a nuove classi di microrganismi, sempre più abituate ai trattamenti farmacologici tradizionali e sempre meno inclini a lasciare l’organismo ospitante sotto la pressione delle molecole in commercio.

Mentre l’intera comunità scientifica si trova ora orientata in direzione di una soluzione a posteriori che consenta di debellare la minaccia rappresentata dai batteri resistenti, nel tentativo di impedire un nuovo Medioevo sanitario, pare che la prevenzione nei confronti delle infezioni batteriche, soprattutto di tipo neonatale, possa giungere da quel latte materno in grado di produrre virtù e benefici collocati ben oltre la mera sfera del nutrimento e del conforto emotivo.

lactoferina preamturi

Dopo che una ricerca aveva sancito, nel corso del 2015, come il latte materno si trovasse ad essere un vettore in grado di favorire la migrazione di cellule staminali (soprattutto epatiche) da madre a figlio, è di pochi giorni fa la scoperta relativa ad una proteina che, grazie all’allattamento, riuscirebbe a porre i bambini al riparo dalle infezioni batteriche e a spingere l’organismo dei neonati ad eliminare in modo autonomo intere classi di batteri, semplicemente mediante la suzione del prezioso nettare.

Premesso che di ragioni per allattare la seno ne esistono già in quantità sterminate e che non vi sarebbe, in linea teorica, motivo alcuno per tentare di convincere le neo-mamme circa la bontà della pratica, data l’ingente mole di evidenze in merito, la nuova ricerca aggiunge comunque un tassello fondamentale non solo in materia di benefici dell’allattamento al seno, ma andando addirittura ad offrire spunti all’intera ricerca orientata sulle cause d’insorgenza delle infezioni batteriche.

Cosa dice la ricerca

Incentrata su un campione statistico pari a 120 bimbi nati prematuri e dunque, per loro stessa natura, più fragili ed esposti ad infezioni di tipo batterico, lo studio è stato condotto per conto dei ricercatori facenti capo all’Università del Missouri ed ha avuto luogo prendendo in esame il triennio di riferimento 2009-2012, durante il quale gli scienziati americani hanno cercato di istituire un nesso tra la pratica relativa all’allattamento al seno e la possibilità di successive infezioni batteriche nei bambini allattati.

Suddividendo i bambini in due campioni da 60 unità ed adottando un particolare stratagemma, consistente nell’aggiunta di lactoferina all’interno del latte materno (componente già presente in natura nel latte, seppur in quantità minori), i ricercatori hanno potuto operare una sorta di trial clinico diretto, utile a mostrare la bontà della loro intuizione iniziale, che prevedeva la minor esposizione dei neonati allattati al seno nei confronti delle infezioni batteriche, riscontrata su base statistica e legata proprio all’azione esercitata dalla proteina sul sistema immunitario dei piccoli.

lactoferina ai neonati

A seguito della fase di test è emerso che il gruppo di controllo trattato con lactoferina in aggiunta presentava infatti un tasso di infezione ancora minore rispetto alla media e che la possibilità di amplificare la naturale azione prodotta dalla particolare proteina consentiva di mettere i bambini al riparo dai pericoli connessi con l’azione esercitata dalla particolare classe batterica appartenente al gruppo degli stafilococco, responsabile di numerose problematiche a livello intestinale ed imputabile, in modo diretto, di svariati decessi prematuri a carico dei bimbi prematuri.

In sostanza, dopo aver potuto osservare come i neonati prematuri allattati al seno si trovassero per loro stessa natura meno esposti di fronte ai rischi legati alle infezioni batteriche e meno soggetti a decessi imprevisti, i medici hanno scomposto il latte materno in ogni suo elemento e postulato che l’azione esercitata dalla proteina nota come lactoferina si trovasse alla base del meccanismo difensivo, procedendo dunque ad un’aggiunta artificiale della componente all’interno dello stesso latte per verificare la loro teoria e per osservare se fosse possibile aumentare i già enormi benefici del prodotto sull’organismo dei bambini.

Il successo dell’operazione, svolta lungo un arco temporale pari a 28 giorni e testimoniata ampiamente da uno studio pubblicato sull’autorevole rivista di settore Journal of Pediatrics ha infine fugato ogni dubbio residuo ed aperto le porte ad una nuova prospettiva pediatrica utile, non solo a promuovere sempre più l’allattamento al seno, ma anche a comprendere come risulti possibile intervenire qualora all’allattamento risulti impossibile o non ancora disponibile per via di parti troppo prematuri o di altri condizioni organiche presenti nel corpo femminile.

Conseguenze della ricerca

Come premesso, la ricerca dispiega al sua utilità su un triplice livello, legato rispettivamente ad una sfera meramente conoscitiva e informativa, alla possibilità di intervenire sui bambini prematuri mediante un surplus di lactoferina che prescinde dall’effettiva disponibilità di latte della madre e alla lotta contro le infezioni batteriche in quanto tali.

La possibilità di monitorare sempre più nel dettaglio le componenti presenti nel latte materno e la loro specifica azione esercitata sul sistema immunitario, consente infatti di fornire sempre meno alibi ai surrogati artificiali presenti in commercio e di porre l’allattamento materno al centro di ogni campagna di prevenzione a lungo termine, ponendo così fine a quelle eterne diatribe che prevedono la componente alimentare come rimpiazzabile o non strettamente necessaria al corretto sviluppo del bimbo.

allattamento lactoferina

Di fronte alle emergenze mediche alle quali sono spesso soggetti i bambini nati con troppo anticipo e soggetti a condizioni corporee lontane dalla norma o da una soglia di peso considerata come ideale, la lactoferina apre invece nuove strade non solo da un punto di vista nutrizionale, ma da una prospettiva medica tale da garantire che le problematiche avvertite alla nascita non si traducano nello sviluppo successivo di infezioni e da minare alle basi la possibilità di salvezza dei bambini o da provocare problematiche a livello intestinale tale da compromettere il corretto sviluppo dell’apparato digerente durante tutti gli anni successivi.

Avendo ormai accertato che la lactoferina produce un sorta di “effetto sveglia” sul sistema immunitario dei piccini e che impedisce la contrazione del batterio incriminato, potrebbe risultare sufficiente adoperare per il primo mese di vita un’aggiunta artficiale della proteina per garantire un livello di protezione del tutto paragonabile a quello presente nei bimbi nati al termine del canonico periodo di nove mesi, privi di scompensi organici e logicamente allattati al seno dalla nascita.

Infine, allargando un po’ lo sguardo al di fuori della contingenza pediatrica trattata e della specifica esigenza, legata alla salvaguardia dei bimbi sottopeso, la scoperta aggiunge un importante tassello a quella lotta ai batteri resistenti che pare configurarsi come la sfida sanitaria del millennio appena iniziato e coinvolgere le autorità di riferimento in una delle battaglie più complesse mai affrontate.

L’idea che esistono proteine o altri batteri (vedi ricerca odierna) in grado di potenziare il sistema immunitario contro l’azione messa in campo da una particolare classe di batteri o di sconfiggere super batteri secondo modalità puramente biologiche, permette infatti di tracciare una sorta di mappatura dei batteri e dei loro naturali avversari, utile a tamponare l’emergenza in attesa che la ricerca farmaceutica si degni di riporre maggior attenzione ai pericoli connessi con al genesi di nuove classi batteriche.

In conclusione, allattare al seno (qualora la cosa risulti possibile, si intende) non è solo un atto d’amore e il modo per garantire al piccolo una gamma di nutrienti senza eguali, ma potrebbe essere anche la chiave d’accesso ad una salute di ferro e al corretto sviluppo di numerosi organi interni, messi in grado dal latte materno di difendersi in modo autonomo di fronte a pericoli connessi con un malfunzionamento strutturale o con quelli connessi con i malcostumi di una classe medica che ha dispensato per decenni antibiotici senza reale necessità, come se non vi fosse un domani e come se i batteri potessero realmente venire debellati dal pianeta Terra in pochi istanti.

 

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