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Allergie alimentari nei bambini: come riconoscerle

30 agosto 2016
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Allergie alimentari nei bambini: come riconoscerle

La convulsa fase storica che stiamo attraversando passerà probabilmente alle cronache per la centralità assoluta che il cibo sta assumendo nell’immaginario collettivo: centralità che si manifesta non soltanto nella sovraesposizione mediatica a trasmissioni incentrate sull’arte della cucina, ma anche nella diffusa tendenza a ritenere che ogni disturbo presente all’interno dell’enciclopedia medica sia ascrivibile all‘ingestione di un prodotto alimentare non sicuro o di un misterioso ingrediente del quale ci trovavamo all’oscuro fino a ieri e che oggi è magicamente assurto al ruolo di capro espiatorio di tutti i mali del mondo.

Premesso che il marasma provocato da allarmismi spesso infondati risulta comunque più che positivo, quando si riverbera nella scelta di cibi sani e nella rincorsa ad ingredienti il più possibile genuini da parte delle grandi aziende produttrici, la confusione più totale che attanaglia l’universo cibo-centrico rischia di far perdere di vista le reali problematiche legate all’alimentazione e le allergie alimentari più comuni, soprattutto in ambito pediatrico.

allergie nei bambini

Dato che i bambini, per loro stessa natura, difficilmente tendono ad imputare al cibo (indigestioni a parte) la comparsa di strani segni sulla cute o una sensazione di malessere generalizzata, prima di privare i bimbi di alimenti funzionali al loro sviluppo sulla base di dicerie, occorre innanzitutto cercare di comprendere a fondo quali possono essere le reali spie organiche in grado di rivelare la presenza di una reazione allergica e porre il piccolo al riparo da eventuali conseguenze, il cui spettro d’azione è molto più esteso di quanto si creda e comporta problematiche difficili da ricondurre ad una sola origine specifica.

Cosa sono le allergie alimentari

Spesso confuse con le intolleranze alimentari, il cui ruolo e la cui genesi risultano in realtà del tutto differenti, le allergie alimentari sono la manifestazione di una sorta di corto circuito organico che porta il nostro organismo a percepire come velenoso un principio alimentare in realtà pienamente commestibile e a mettere in atto una serie di reazioni immunitarie potenzialmente fatali per lo stesso organismo, talmente intento a difendersi dalla presunta minaccia esterna da trascurare la sua sopravvivenza e dal dare adito ad una condizione patologica che può assumere tinte drammatiche.

A differenza delle intolleranze, che si manifestano lungo un percorso piuttosto lungo, derivante da stati infiammatori acquisiti nel corso del tempo, le reazioni allergie alimentari hanno luogo non appena l’organismo si accorge di aver ingerito qualcosa di “sbagliato”, all’interno di un lasso di tempo che può oscillare dai pochissimi minuti a qualche ora, a seconda della gravità della presunta minaccia e della rapidità di reazione prodotta a partire dal tratto digerente.

cibo e allergie

Nel dettaglio, le reazioni allergiche hanno luogo quasi sempre a causa di una particolare proteina che si lega alla componente immunitaria denominata immunoglobina E, dando vita ad un pericoloso cocktail molecolare in grado di provocare infiammazioni più o meno estese e più o meno virulente.

In sostanza, mentre le intolleranze alimentari sono legate al fatto che il tratto finale dell’apparato digerente fatica a scomporre una determinata molecola complessa (come il glutine, appunto) e mette in campo una serie di reazioni che conducono ad infiammazioni, destinate a non guarire e cronicizzarsi qualora non si sospenda l’assunzione del fattore scatenante, le allergie trovano la loro ragion d’essere nella genesi di un mix molecolare ad effetto immediato che va ad instaurarsi non appena la componente alimentare si lega a quella immunitaria.

Alla base di tutto il processo vi è il fatto che le componenti immunitarie presenti nell’organismo umano possiedono (contrariamente a quanto si crede) una duplice valenza, rivelandosi il più prezioso alleato in caso di infezioni o aggressioni esterne, ma, al tempo stesso, una fonte di pericolo per la sopravvivenza del soggetto in caso il loro dosaggio risulti eccessivo e non sufficientemente regolato da quelle proteine (denominante checkpoint) che presiedono al loro rilascio nel corpo.

Come riconoscere le allergie alimentari

Per poter escludere altre cause alla base del malessere dl bimbo e poter ipotizzare la presenza di allergie alimentari occorre dunque concentrarsi su tre distinti fattori, legati rispettivamente alla sopracitata dimensione temporale della crisi, alla tipologia di cibo ingerito e ad effetti di tipo secondario che potrebbero manifestarsi sull’epidermide del bambino e denotare la presenza di una reazione allergica di entità non tale da mettere a repentaglio al vita del bimbo, ma comunque nociva e decisamente sgradevole.

Se, per quanto riguarda il fattore temporale, abbiamo stabilito che le allergie si manifestano in un lasso di tempo piuttosto prossimo all’ingestione e alla digestione del cibo incriminato (in caso il bimbo si copra di macchie all’improvviso, la torta mangiata la settimana scorsa a casa della nonna è dunque da escludere), esiste una ben precisa gamma di alimenti ad alto potenziale allergizzante che comprende: le temutissime arachidi, i crostacei, le noci, il grano, il riso e alcuni tipi di frutta, la cui incidenza varia su base geografica a seconda della familiarità con la presenza di allergeni e della trasmissibilità di un patrimonio genetico in grado di escludere complicazioni su base storica e antropologica.

prick test nei bambini

Pur essendo lo spettro degli alimenti coinvolti piuttosto ampio, non rientrano dunque nella categoria altre tipologie alimentari spesso imputate di produrre allergie senza ragioni alcune ed eventuali complicazioni in sede alimentare risultano quindi da ascrivere a fattori di tolleranza individuale o casi di intossicazione, dovuti all’abuso di un dato alimento, più che ad allergie in quanto tali.

Per quanto riguarda la sintomatologia connessa con le allergie alimentari infantili, ogni reazione deve necessariamente comprendere, a prescindere dall’entità, la presenza di uno sfogo cutaneo di estensione variabile, dato che l’azione infiammatoria esercitata dal sistema immunitario si presenta sempre accompagnata da reazioni sull’epidermide (per via del sopracitato cocktail molecolare), al quale possono associarsi entro il secondo anno di età del bimbo manifestazioni di vomito frequenti e la possibile comparsa della dermatite atopica, la quale pur non avendo per definizione un’origine definita (atopica significa appunto “priva di luogo”) può venire scatenata dal contatto con allergeni, anche per via orale,

in ogni caso, l’unico mezzo per fugare ogni dubbio è rappresentato da quello strumento diagnostico definito come Prick test che consente in via definitiva di tracciare una mappa delle possibili allergie, mediante l’immediata reazione della pelle alla somministrazione di determinati allergeni, alimentari e non.

Ulteriori complicazioni delle allergie alimentari

Oltre all’enorme carico di ansia e paura che attanaglia i genitori alla vista di crisi di vomito, rossori ed eczemi e alla necessità di dover tenere accuratamente i bimbi distanti dalle più svariate fonti di pericolo, nuove evidenze in materia paiono stabilire come i soggetti più sensibili agli allergeni alimentari si trovino ad essere predisposti nei confronti di problematiche di salute di altra natura, asma e riniti in testa.

Una recentissima ricerca condotta per conto del Children’s Hospital di Philadelphia ha infatti portato alla luce lo strano parallelismo che intercorre tra i bambini con allergie alimentari conclamate e i bimbi maggiormente predisposti a sviluppare asma, riniti e problematiche respiratorie di tipo stagionale.

allergie e asma

Analizzando nel dettaglio due distinti campioni statistici in età pediatrica, pari rispettivamente a 29.662 e 333.320 bambini, i ricercatori hanno infatti potuto constatare come, laddove le allergie si manifestavano in fase conclamata, l’incidenza dell’asma raggiungeva picchi statistici abnormi, pari al 35% del totale, e la rinite non era da meno.

In sostanza, pare che i bimbi maggiormente sensibili agli allergeni di tipo alimentare debbano ricevere ulteriori precauzioni, data la possibile tendenza a sviluppare problematiche di altra natura che, seppur non connesse in modo diretto con il cibo, rivelano una sorta di disagio a livello immunitario, tranquillamente arginabile, ma pure sempre da tenere sotto controllo al trascorrere degli anni.

In conclusione, in caso sospettiate che vostro figlio si trovi vittima di qualche forma di allergia alimentare, è opportuno fugare ogni dubbio attraverso gli appositi strumenti medici ed evitare di farsi pervadere dal panico, cercando magari nel contempo di non esporre i bambini in età prescolare ad inutili fonti di pericolo in caso vi sia anche solo il velato sospetto di allergia, di modo da poter ampliare il bagaglio alimentare del piccolo quando sarà in grado di riferire pienamente circa l’esatta sintomatologia e le esatte sensazioni scaturite a partire da quell’immenso universo alimentare, sempre più al centro delle nostre ansie e delle nostre speranze.

 

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