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Bambini dimenticati in auto: possibile riforma del codice stradale?

1 agosto 2016
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Bambini dimenticati in auto: possibile riforma del codice stradale?

Nonostante numerose amministrazioni comunali si prodighino, in modo più o meno convinto, nel tentativo di incentivare l’uso dei mezzi pubblici e di lenire quell’immenso carico di traffico urbano che si configura come una fonte di stress sull’organismo umano, la sola idea di giungere ad un sistema di mobilità di tipo “intelligente” pare lontana dai reali desideri degli Italiani, così come la rinuncia all’automezzo privato in favore di biciclette, car-sharing, autobus o treni.

Senza voler aprire davvero un capitolo relativo alle cause che hanno prodotto un solenne fallimento nella riconversione della mobilità nostrana e sulle ragioni che hanno portato le politiche locali e governative a non cogliere appieno la esigenze della sensibilità pubblica, è sufficiente osservare come l’infinito ricorso ad automezzi privati porti comunque in dote una serie di rischi pressoché infinita, la cui valenza si pone ben oltre la possibile insorgenza di problematiche fisiche legate allo stress e si trasforma in un fenomeno sociale, in caso la perdita di cognizione arrivi al punto di investire quanto di più caro esista al mondo, vale a dire i nostri figli.

bambini in auto

Recentemente balzata agli onori delle cronache in virtù del tragico episodio legato alla scomparsa della bimba abbandonata per ore sotto il sole cocente di luglio, l’ondata di cordoglio, sdegno, giustificazioni e prese di posizioni piuttosto nette (in fondo, questo è il paese dei Guelfi e dei Ghibellini) si è logicamente riverberata sulla sfera di quel dibattito pubblico che potrebbe, in linea teorica, limitare o addirittura sopprimere eventualità di tipo analogo, seppur a fronte di un intervento legislativo marcato e della vittoria delle inevitabili resistenze, legate all’adozione di strumenti ideati ad hoc per impedire l’abbandono dei bambini in auto.

L’idea di rendere obbligatoria per legge l’adozione di appositi seggiolini auto in grado di emettere avvisi acustici in caso si dimentichi il bimbo in auto non è infatti nuova, così come la volontà di evitare altri tragici episodi andando ad agire sui produttori di strumenti ideati per garantire la sicurezza dei bambini in macchina, attraverso una legislazione molto più restrittiva.

Esattamente come accade nel settore relativo alla guida in stato di ebrezza, alcuni deputati e senatori avevano infatti avuto l’idea di cercare di costringere i produttori a dotare le comuni apparecchiature in commercio di appositi sensori e segnali, finalizzati ad impedire la chiusura dell’auto in caso il bimbo si trovi ancor a bordo o comunque in grado di produrre un suono piuttosto fastidioso, in caso l’apparato elettronico presente sul seggiolino riesca a percepire che il piccolo si torva in macchina in completa solitudine per troppo tempo.

Cosa dice la proposta di Legge

Depositata in Parlamento nel corso dell’ottobre del lontano 2014, la proposta di riforma del codice della strada è stata elaborata da un gruppo di deputati e senatori facenti capo a Sinistra Italiana e prevedeva una revisione del sistema di viabilità Italiano rivolta, da un lato, ad obbligare i produttori di seggiolini auto per bambini ad adeguare i loro strumenti alle esigenze legate all’abbandono e dall’altro, a sanzionare chiunque ricorra a dispositivi di tipo obsoleto e rifiuti di adeguarsi alla norma.

Ovviamente abbandonata a Montecitorio senza che una discussione in merito avesse mai luogo, la proposta di legge prevedeva cioè di rendere gli strumenti salva-bambini obbligatori alla stregua dei caschi in moto e di andare a sdoganare sensori e avvisatori acustici di modo da impedire in che un altro bambino potesse venire dimenticato in auto a causa di vuoti mnemonici e sovraccarichi di stress.

bambino auto proposta di legge

Nel dettaglio, la proposta di legge, qualora venisse mai discussa e approvata, andrebbe a riformare il Codice della Strada all’articolo numero 172 ; vale a dire proprio quello che, partire dalla sua approvazione (datata 30 Aprile 1992) definisce i parametri relativi al trasporto e alla percorrenza dei bambini in auto, impedendo ad esempio il viaggio sui sedili i caso di statura inferiore ad 1,50 metri del passeggero e andando a colmare quell’enorme vuoto legislativo che aveva visto per decenni madri e padri tenere in braccio i lor figli, magari con una sigaretta nell’altra mano, mentre il piccolo tentava di divincolarsi dal blando abbraccio durante il viaggio.

Piuttosto complesso, l’articolo 172 del codice della strada risulta di per sé piuttosto datato e obsoleto, a prescindere dallo specifico caso legato all’abbandono dei bambini in auto e una sua revisione si imporrebbe a fronte delle novità tecnologiche, dato che molto viene lasciato alla discrezionalità dei viaggiatori e che numerosi ambiti (isofix o no, ad esempio) non vengono del tutto chiariti.

Il seggiolino salva -bimbi

Paradossalmente, la proposta di legge accantonata nasce in seguito all’entusiasmo provocato da un brevetto tutto italiano che si era aggiudicato numerosi riconoscimenti per la sua capacità di dar vita ad un sedile salva-bimbi avveniristico ed efficiente, senza imporre alle case produttrici oneri troppo evidenti e senza la necessità di rivedere da capo i progetti relativi ad ergonomia e conformazione fisica dei seggiolini attualmente presenti in commercio.

Realizzato dagli studenti dell’Istituto Fermi di Bibbiena, il sistema salva-bambini da integrare sui seggiolini auto era infatti balzato agli onori delle cronache nel corso del 2013 per la sua capacità di sbaragliare l’agguerrita concorrenza presente al festival “Inv-Factor-anche tu genio!” e di aggiudicarsi il primo premio, in qualità di migliore invenzione tecnologica dell’anno, nel corso del concorso organizzato dal Cnr e dedicato alle eccellenze presenti tra gli istituti superiori nostrani.

bambino auto legge

In grado di funzionare in autonomia, oppure in coordinazione con un apposito impianto per automobili, il seggiolino salva-bimbi realizzato in Italia era infatti riuscito ad implementare il livello dei sistemi di sicurezza infantili realizzati fino a quel momento, grazie alla capacità di emettere segnali acustici rivolti al guidatori, di far lampeggiare le quattro frecce in caso di sordità temporanea e addirittura di salvare la vita al bambino andando ad abbassare i finestrini delle auto ed impedendo che il ristagno di aria, unito al caldo, desse adito a fenomeni da soffocamento, qualora il genitore distratto non fosse stato richiamato ai suoi doveri da clacson e frecce e qualora nessuno dei passanti si fosse accorto del trambusto generato dall’abbandono.

Come se tutto questo non fosse sufficiente, il sistema salva-bimbi si prendeva infine la briga di mandare una serie di sms al numero di telefono sincronizzato con il dispositivo, nella speranza che il genitore sbadato avesse almeno la decenza di controllare il proprio smartphone di tanto in tanto e di accorrere al primo dei segnali inviati dal sistema di sicurezza installato sula sua vettura.

Lodato da tutte le istituzioni nostrane e dalle commissioni scientifiche di riferimento, il dispositivo era riuscito, appunto, ad ispirare una proposta di legge finalizzata alla protezione dei bambini in auto, ma, in un Paese perennemente alle prese con altre contingenze e altri tipi di riforma, legge specifica e seggiolino erano tristemente finiti all’interno di un cassetto parlamentare a prendere polvere.

Ostacoli davanti all’ipotetica riforma

Come tutte le riforme che riguardano i nostri stili di vita e la sfera delle abitudini di tipo privato, il più grande scoglio che si infrappone alla possibilità di introdurre per legge il sistema salva-bimbi sulle automobili (ammesso che qualcuno lo prenda seriamente in considerazione) passa dalla possibilità di far percepire all’opinione pubblica l’introduzione del dispositivo come necessaria alla salvaguardia della loro incolumità e non come una forzatura legislativa o come un’indebita ingerenza.

Di fronte a tristi vicende di cronaca incentrate sull’abbandono dei bambini in auto, la reazione più comune riguarda infatti l’inevitabile sdegno verso il genitore colpevole del crimine e quasi nessuno riesce ad ammettere, nel suo intimo, che la possibilità potrebbe presentarsi anche in casa propria, in caso le condizioni di stress rendessero l’utilizzo delle comuni facoltà cognitive alla stregua di una chimera.

seggiolino salva-bimbi

I genitori che abbandonano i bimbi in auto non sono infatti (salvo rarissime eccezioni) dei mostri o degli assassini in erba, ma sono madri e padri che fino a dieci minuti prima di cadere vittime del crollo nervoso in questione avrebbero probabilmente proposto la lapidazione per abbandono di minore e la possibilità di far comprendere al grosso dell’opinione pubblica come vuoti di memoria e cortocircuiti cerebrali possano verificarsi, seppur sporadicamente, nella mente di chiunque si trovi a soffrire di condizioni di stress eccessive rappresenta il lasciapassare per la doverosa a modifica al codice stradale vigente e per fare in modo che una piccola spesa ulteriore consenta la più assoluta tranquillità al momento dei viaggi in auto.

A differenza di quanto avviene per i moderni sistemi volti ad impedire l’accensione delle automobili in caso il guidatore sia palesemente ubriaco, la possibilità di introdurre un sistema salva-bambini sui seggiolini auto si configura come un’impresa relativamente semplice e gli esborsi messi in campo dalle aziende produttrici verrebbero ampiamente ripagati da un modesto sovrapprezzo apposto sui loro modelli di punta.

Per favorire il passaggio della norma in sede parlamentare si potrebbe inoltre produrre una sorta di incentivi volti alla “rottamazione” dei seggiolini insicuri per quei milioni di genitori che, avendo già affrontato una spesa non sicuramente indifferente, potrebbero giustamente storcere il naso di fronte alla possibilità di vedersi costretti permutare il loro seggiolino con un omologo hi-tech, sempre sulla scia di tutti quei “ a me non capiterà mai” che riempiono le cronache del giorno prima.

In attesa di una legislazione (qualunque essa sia) volta a prevenire il verificarci di quegli incidenti che ormai occorrono con cadenza annuale, sarebbe inoltre utile che si riuscisse a superare tutti quegli inconvenienti che ad oggi rendono i mezzi pubblici scomodi o assolutamente non idonei al trasporto di un bimbo nel passeggino e riprendere magari proprio dall’universo genitoriale il filo interrotto di quella rivoluzione della mobilità tanto annunciata da non vedere nemmeno un suo modesto avvio.

 

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