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Bambini in montagna: istruzioni per l’uso

21 luglio 2016
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Bambini in montagna: istruzioni per l’uso

Probabilmente non serve l’ausilio di un biologo o di un geologo per accorgersi di quanto la rarefatta aria di montagna rappresenti una sorta di arma a doppio taglio per il nostro organismo, finalmente in grado di respirare a pieni polmoni componenti purissime e prive di veleni industriali, ma al tempo stesso soggetto ad una sorta di disorientamento, provocato dalla scarsità di molecole di ossigeno dovuta all’altitudine e all’azione messa in campo dal nostro corpo per sopperire ad una condizione che viene percepita come “anormale” ed insolita sulla base delle sue specifiche abitudini.

Anche senza chiamare in causa i proverbiali e pittoreschi altopiani della Bolivia, dove persino i giocatori di calcio risultano soggetti a frequenti mancamenti, anche fronte di intense sessioni di allenamento, ogni volta che si decide di effettuare una rapida escursione in prossimità di un rilievo alpino o appenninico bisogna considerare il rischio legato ad una lieve ipossia e a tutte le conseguenze, seppur transitorie, che l’azione combinata di scarsa pressione atmosferica e scarsità di ossigeno producono sul nostro corpo.

bambino escursioni

Ormai entrata da lungo corso nel novero delle metafore atte a denotare la derealizzazione tipica di chi si trova in vetta ad una qualunque classifica, l’ipossia è infatti un fenomeno molto poco metaforico che può manifestarsi, con differenti gradi di intensità, al variare dell’altitudine e che comporta una serie di difficoltà di adeguamento alle ridotte condizioni dell’ossigeno in grado di manifestarsi attraverso problematiche visive e neurologiche che comprendono errata percezione dei colori, confusione relativa a sensazioni climatiche, episodi di nausea piuttosto accentuati e difficoltà di identificazione degli stimoli uditivi provenienti dall’esterno.

Ovviamente, il drammatico quadro sintomatologico non è necessariamente destinato ad insorgere ogniqualvolta decidiamo di concederci un po’ di pace tra le montagne (altrimenti i rifugi e le piste da sci avrebbero già chiuso i battenti da secoli), ma il rischio che i bambini posano trovarsi disorientati di fronte all’inedito scenario è piuttosto presente, così come la possibilità che un organismo in perenne fase di trasformazione non riesca a cogliere appieno i segnali lanciati dal suo corpicino per avvertirlo di possibili complicazioni,

Premesso che una vacanza in montagna con bimbi al seguito non è solo lecita, ma vivamente consigliata, per via degli scenari da favola che stuzzicheranno l’immaginario e le facoltà sensoriali dei più piccoli, esiste comunque un ampio novero di regole da seguire e precauzioni da adottare per impedire che la gita sui monti non si trasformi in un incubo collettivo, con tanto di genitori spaesati che cercano di soccorrere bimbi ancor più spaesati in un tripudio si sintomi e segnali oscuri.

I bambini e l’altitudine

Come recentemente osservato dalla Fondazione Veronesi attraverso un comunicato diramato sul suo sito ufficiale, il rapporto tra i bambini e l’altitudine può essere piuttosto ambivalente e dare luogo a fenomeni di derealizzazione in modo molto più frequente di quanto accada all’interno dell’universo adulto, soprattutto in caso i piccoli si trovino collocati in una fascia di età inferiore ai 10 anni e il loro organismo non si trovi ancora pronto per assaporare la montagna a pieni polmoni e a correre in direzione dei basilari rimedi in concomitanza con le prime incertezze ed i primi squilibri.

La prima regola da tenere presente per evitare che bambini piuttosto piccoli cadano vittime dei fenomeni da ipossia noti come mal di montagna è quella di bandire completamente l’accesso ai pargoli di età inferiore all’anno a località montane collocate sopra la soglia dei 2500 metri, dato che recenti indagini compiute su base statistica attesterebbero come lunghe permanenze oltre la suddetta quota porterebbero in dote complicazioni legate al rischio di morte prematura non indifferenti e lontane dal costituire tragiche eccezioni alla regola.

bambini montagna

In ottica precauzionale, sarebbe dunque consigliabile non esporre troppo i bambini molto piccoli ai rischi della montagna e limitare le ascese con pargolo al seguito, magari nel marsupio, a brevi e ripetute capatine in direzione di mete più agevoli e meno prossime a vette degne di uno scalatore esperto.

Trascorso il primo anno di età, la montagna cessa di portare in dote tragiche fatalità e si trasforma in un luogo adatto a tutta la famiglia, a patto comunque che non si ecceda con l’altitudine del luogo prescelto come meta delle vacanze e che le singole salite che compongono gli itinerari delle escursioni durante le ferie risultino limitate nel tempo e nello spazio.

Per bloccare sul nascere episodi di nausea, giramenti di testa o repentini rimpianti per le spiagge colme di ombrelloni, la Fondazione Veronesi suggerisce infatti, qualora si desideri superare la fatidica soglia dei 2500 metri di non avventurarsi in escursioni comprensivi di un’ascesa superiore ai 300 metri al giorno e di garantire quel riposo necessario all’adattamento dell’organismo, soprattutto durante le ore seguenti all’arrivo, dato che si stima che il copro umano richieda un periodo di adattamento al cambio di altitudine compreso tra le 12 ore e le 24 e che la problematica coinvolga anche il mondo adulto.

Caldo e freddo in montagna

Nonostante l’organismo infantile, soprattutto in fase neonatale, si trovi per sua stessa natura maggiormente esposto ai rischi legati alla presenza di climi caldi e umidi, per via di un meccanismo di termoregolazione portato a svilupparsi tramite il contatto con sensazioni opposte a quelle interne, il particolare clima degli ambienti montani potrebbe produrre un insolito effetto-boomerang e provocare danni da raffreddamento anche in assenza di una specifica percezione del fenomeno.

Pur non avvertendo spesso in modo marcato sensazioni connesse con il freddo montano, i bambini di età inferiore ai 10 anni possono trovarsi cioè vittime di inaspettati raffreddamenti corporei e riportare danni, tanto nel breve quanto nel lungo termine, ragione in base alla quale anche in caso di escursione estiva conviene coprire i bambini con capi leggermente più pesanti di quelli prescelti per noi e vigilare che eventuali correnti d’aria, del tutto comuni in montagna, non colpiscano le zone anatomiche più sensibili e riverberino il loro vigore sulla gola, sulle orecchie del bimbo.

figli in montagna

Discorso analogo vale per i raggi ultravioletti del sole, la cui intensità non risulta affatto attenuata in montagna rispetto alle località marittime, ma che trovano anzi nuova forza dalle minori protezioni atmosferiche e dalla possibilità di potersi riflettere su eventuali cumuli nevosi residui, andando così a colpire non solo in modo perpendicolare, ma anche trasversale le porzioni di corpo lasciate scoperte.

Risulta dunque funzionale alla salvaguardia del bambino dai rischi presenti nei raggi solari l’adozione delle medesime protezioni adottate in spiaggia, con conseguente strato di crema solare applicato anche sotto la maglietta, dato che lo strato di cotone non garantisce un filtro valido contro i raggi Uv, soprattutto durante le ore più calde del giorno, quando il Sole si trova a “battere” in posizione perpendicolare rispetto al copro del piccolo.

Altri accorgimenti da adottare in montagna

Oltre ai rischi legati all’altitudine e a quelli connessi con  caldo e freddo, esiste un novero di precauzioni aggiuntive, rivolte soprattutto ai bambini più piccoli, da riporre nello zaino prima del viaggio, onde evitare fastidiosi inconvenienti come il mal d’orecchi, crisi di fame impreviste e l’immancabile nausea che può sopraggiungere anche a fronte delle sopracitate misure volte ad attenuarne la comparsa associata a condizioni di lieve ipossia.

Per quanto riguarda il mal d’orecchi, in caso un refolo d’aria si sia intrufolato proprio laddove pensavate di aver chiuso ogni varco con cappellini e foulard, un’accurata opera di idratazione o di suzione potrà fungere da efficace rimedio, dato che bere ingenti quantità di liquidi o persino ricorrere al detestatissimo ciuccio hanno dimostrato una certa efficacia nel lenire quel particolare dolore alle orecchie provocato non da agenti patogeni, ma proprio dai frequenti spifferi delle nostre montagne.

bimbi in montagna

Per prevenire inoltre che un bambino molto piccolo possa soffrire di attacchi di fame una volta giunto a destinazione, a causa del cambio di clima e qualità dell’aria, viene vivamente raccomandato di effettuare un discreto numero di sessioni di allattamento durante il tragitto, di modo da prevenire pianti improvvisi legati alla troppa fame una volta giunti tra i monti

Infine, se proprio vostro figlio dovesse rientrare nel novero di coloro che, anche a fronte di accortezze e precauzioni, viene colpito da un’imperitura nausea durante tutto l’arco del soggiorno e non volete rinunciare alla gita sulle Alpi, esistono in commercio appositi braccialetti, simili a quelli prodotti per il “mal d’auto “ o il “mal di mare”, la cui efficacia appare ancora controversa, ma il cui effetto placebo in caso di nausea psicosomatica è indubbio e il cui impiego garantirà dunque ai bimbi un po’ più cresciuti di affrontare le escursioni con una sorta di scudo magico da apporre sul polso.

Esattamente come accade per il mare (e forse ancor di più), la montagna porta in dote una serie di incanti e meraviglie che possono tuttavia trasformarsi un piccolo incubo privato se non a si affronta nel modo corretto, con tanto di nausea, mal di stomaco e persino col rimpianto di quelle quantità sterminata di ossigeno che si respira nei pressi del livello del mare, tra ombrellone e vacanzieri desnudi.

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