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Come portare i bambini in spiaggia senza rischi

28 giugno 2016
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Come portare i bambini in spiaggia senza rischi

Nel momento stesso in cui si diventa genitori per la prima volta, il mondo circostante assume tinte sempre più fosche e i pericoli cominciano a farsi largo in ogni dove, tanto da costringerci ad una sorta di auto-reclusione forzata o a rimandare piacevoli soggiorni estivi in riva al mare nel dubbio che il nostro bimbo possa venire: attaccato da uno squalo, rapito da una balena (in fondo era successo anche a Giona e non era certo uno sprovveduto), annegato in due centimetri di acqua, colpito da misteriose patologie cutanee, oppure semplicemente ridotto in cenere dal contatto con i raggi del sole, come accadde al Nosferatu di Murnau e senza neanche la possibilità che qualcuno faccia un remake in futuro.

Pur ammettendo candidamente che i rischi presenti su una spiaggia esistono davvero, anche se l’effetto-vampiro non è mai stato riscontrato, un’attenta analisi della costituzione individuale del piccolo, dei suoi bisogni e delle precauzioni da adottare ci portano comunque a ritenere che una vacanza in spiaggia porti in dote un numero di benefici enormemente maggiore rispetto agli inconvenienti e che la bilancia penda nettamente a favore del mare, piuttosto che in direzione di una noiosa estate trascorsa al chiuso di casa con il suono del condizionatore (fisso a 22 gradi centigradi) a fare da colonna sonora ad ore d’angoscia interminabili.

bambini in spiaggia con sabbia

Portare un bimbo piccolo in spiaggia non è infatti solo un piacevole diversivo per tutta la famiglia, ma è in primo luogo una tappa fondamentale dello sviluppo psico-fisico del piccino, pronto a beneficiare degli effetti positivi del sole, della brezza marina, di un tappeto sabbioso che sembra creato apposta per stimolare la sua creatività e di un’acqua tiepida che lo bagna dolcemente e gli accarezza i pedini senza ferirlo o irritarlo.

Quali sono i vantaggi del portare il bimbo in spiaggia…

Come premesso, un soggiorno trascorso su un litorale porta in dote una serie quasi infinita di vantaggi legati allo sviluppo del piccolo ed è ampiamente possibile portare al mare un bambino di pochi mesi e massimizzare i benefici derivanti dal microclima marittimo, senza trasformare il soggiorno in un incubo, se si inizia a guardare la vacanza sotto la giusta luce, ovviamente solare.

Proprio dal Sole giungono infatti i maggiori vantaggi per la salute del bambino, dato che l’esposizione (moderata) ai suoi raggi consente di trasformare tutta la vitamina d assorbita durante l’anno in calcitiriolo, con conseguente vantaggio immediato per lo sviluppo della struttura ossea del bimbo e riduzione del rischio legato a microtraumi e fratture di varia natura.

bimba in spiaggia

Erroneamente confusa per un principio attivo, la vitamina d necessita infatti di luce solare per compiere quella doppia idrossillazione necessaria alla sua trasformazione in una sostanza vitale per l’organismo e per le ossa (il calcitriolo, appunto) e non esiste luogo migliore del mondo dove compiere questa benefica trasformazione rispetto ad una spiaggia assolata.

Per via della sua conformazione sabbiosa, la spiaggia consente inoltre di migliorare le facoltà motorie del bimbo, ponendolo a contatto con un terreno in cui la superficie si modella sulla base della struttura anatomica del piedino, andando a migliorare la sua postura, in caso stia muovendo i suoi primi passi e la sicurezza nelle sue abilità, dal momento che un’eventuale caduta risulterà inevitabilmente ammortizzata e priva delle conseguenze fatte registrare sul pavimento di casa o sul porfido in giardino.

Infine, la possibilità di manipolare a proprio piacimento il fondo sabbioso consente al bimbo di sviluppare la sua creatività, mostrandogli un aspetto inedito del mondo e ponendolo su un piano di gioco all’interno del quale nulla si infrange o va in frantumi, ma tutto può essere modellato, bagnato, disfatto e nuovamente ricostruito per un numero infinito di volte.

…e quali gli svantaggi

Come accade per quasi tutte le cose presenti sul Pianeta Terra, tutto ciò che comporta vantaggi e benefici può trasformarsi in un’arma a doppio taglio in caso di abuso o di scorretto utilizzo e può accadere che il tanto amato sole dia luogo a scottature, che la sabbia si trasformi in un potenziale elemento soffocante e che le piccole passeggiate sul bagnasciuga assumano i contorni di un incubo.

Benché meno marcato di quanto una letteratura allarmistica vorrebbe fare credere, dato che nei bambini abbonda la produzione di melanina, il rischio legato a scottature e piccole ustioni è comunque ben presente su una spiaggia, ma è possibile ridurlo al minimo mediante qualche piccolo accorgimento legato alla posizione del bimbo, alle ore relative all’esposizione, all’impiego di un’adeguata protezione solare e ad un vestiario consono, dato che un bimbo piccolo non è un culturista e non si trova per tanto a necessitare di un’abbronzatura integrale da esibire in palestra al ritorno dalle ferie.

bambina al mare

Senza voler ripetere in questa sede la notissima gamma di suggerimenti legati alle fasce orarie da prediligere e alle modalità di impiego delle creme solari (trovate una lista di quelle da evitare su Altroconsumo), è importante sottolineare come la maggior parte dei raggi uv venga assorbita dalla pelle se si decide di sostare sotto il sole in posizione statica e come, dunque, lasciare il bimbo libero di muoversi in spiaggia (ovviamente sotto sorveglianza) non renderà solo la sua esperienza più piacevole, ma contribuirà a fare in modo che i fastidiosi raggi non colpiscano il suo corpo in modo perpendicolare e con una veemenza tale da comportare un serio rischio per la sua epidermide.

Molto importante, inoltre, impedire che il sole batta dritto sulla testolina del bimbo e dia adito al rischio di insolazione, il che impone che nel “dress code” costiero del piccolo, comprensivo di un body o di una canottierina (non aderenti), faccia sempre la sua comparsa un cappellino di cotone, da fare indossare al bimbo non appena si decide di abbandonare la zona d’ombra per correre incontro al sole.

Come premesso, anche la sabbia può rappresentare un’insidia, soprattutto se il bimbo si trova collocato in quella fascia di età inferiore ai 18 mesi in cui l’esperienza orale rappresenta ancora la chiave d’accesso privilegiata al mondo circostante e può accadere che il bimbo decida di assaggiare quella minuscola polverina tanto carina che sorregge così allegramente i suoi passi da trovarsi ad essere senza dubbio squisita.

Esattamente come accade tra le mura domestiche prima della conquista della piena indipendenza, l’unica regola valida in spiaggia è quindi quella della continua vigilanza e della fuga sotto l’ombrellone sia in caso la pelle del bimbo risulti lievemente arrossata, sia in caso abbiate stabilito che vostro figlio può starsene beatamente seduto a giocare sulla sabbia mentre voi vi appisolate sulla sdraio tra un sudoku e l’altro in attesa del bagno.

L’ingresso in acqua

Per loro naturale conformazione e in virtù di un istinto primordiale che riporta al grembo materno, i bambini potrebbero e dovrebbero entrare in acqua senza alcun problemi, ma può accadere che il mix di novità non venga percepito con favore dal piccolo, il quale, dopo essersi abituato alla conformazione della spiaggia, non ha nessuna intenzione di adattarsi ad una nuova superficie e di bagnare i piedini tra quelle onde che scorrono avanti e indietro.

Se dunque il piccolo dovesse ritirare la gambina al contatto con l’acqua marina o mostrare di non gradire il nuovo gioco, non vi è ragione alcuna per sollecitarlo o forzarlo ed è meglio che continui a prendere confidenza con la spiaggia piuttosto che provocargli un micro-trauma destinato a rovinargli (e a rovinarvi) la giornata al mare, dato che, anche se esiste un minimo comune denominatore trai i bambini, ogni bimbo fa a sé e può benissimo accadere che il vostro non nutra velleità natatorie o non gradisca il bagnetto fuori programma.

bambino spiaggia sole

In caso contrario, l’unica regola concernente la sicurezza in acqua è quella legata la mantenimento di una presa costante e sicura, da operare sul bimbo in corrispondenza delle parti del copro che non si intende bagnare e che dunque risultano meno scivolose e più facili da impiegare per mantenere in equilibrio il piccolo.

Pur non trovandosi in pericolo, data la vostra prossimità, il bimbo non è consapevole di questa eventualità e può benissimo capitare che uno scivolone in acqua gli procuri un solenne spavento e lo spinga a rigettare nuovi tentativi per i giorni a venire, ragione in base alla quale è sempre necessario procedere per gradi, inzuppando da prima solo i piedini in modo da fare sentire il bambino sicuro di quanto sta facendo ed imparando, prima di passare ad autentiche mini-sessioni di nuoto al vostro fianco o camminate un po’ più lunghe con l’acqua che arriva fino al ginocchio e oltre.

Maggiore sarà la confidenza con il mare acquista dal bimbo, maggiore la possibilità di aumentare la permanenza in acqua e di osare un po’ di più, rimanendo sempre ovviamente lontani da pericoli concreti o da zone in cui un vostro intervento potrebbe rivelarsi tardivo o superfluo.

Cosa portare assolutamente in spiaggia

Una volta appurato che in spiaggia trascorrerete delle ore divertenti e che vostro figlio vi sarà grato per l’esperienza ludica che gli state concedendo di vivere, occorre attrezzarsi la meglio per prevenire ogni tipo di eventualità nefasta con una sorta di prontuario marittimo da portare sempre con voi e da rifornire in ogni occasione.

Oltre alle sopraccitate creme solari e ad un ombrellone, in caso si decida di frequentare una porzione di spiaggia “libera”, occorre sempre portare appresso una borsa termica contente acque e cibo fresco, dato che la particolare attività svolta dal bimbo sulla sabbia e in acqua potrebbe fargli venire fame o sete prima del previsto e dato che rivestirsi per andare a cercare un chiosco o un ristorante non rappresenta l’opzione più conveniente.

bimba in spiaggia con protezione

Mai dimenticare, inoltre, un kit di pronto soccorso comprensivo di cerotti e pomate in caso di piccola escoriazione o di lieve ustione e un paio di salviette asciutte, utili non solo ad asciugare il bimbo dopo il bagno ma anche ad eliminare il sudore in eccesso e a favorirne la naturale evaporazione, in mancanza della quale l’organismo rischia di surriscaldarsi.

Indispensabile, inoltre, un frangivento da spiaggia, utile ad impedire che una folata improvvisa non si trasformi nell’occasione per vedere gli occhietti del bimbo gonfiarsi a dismisura sotto i colpi della sabbia e a riparare il piccolo da agenti atmosferici imprevisti ed imprevedibili, dato che il vento, al mare, fa un po’ il comodo suo senza troppi preavvisi.

Braccioli, salvagenti e tavolette completeranno infine il kit del piccolo natante e daranno a voi la sicurezza necessaria ad affrontare le brevi escursioni in mare senza che uno scivolone del bambino si traduca nella genesi della sovraesposta crisi di pianto o timore di annegamento.

A fronte di qualche accorgimento dettato più dal buon senso che dalle regole scritte, risulta quindi ampiamente possibile e vivamente consigliato portare i bimbi a trascorrere qualche pomeriggio in spiaggia, sempre mantenendo vigile la soglia d’attenzione, anche se, ovviamente, non fino al punto di temere realmente che il piccolo si trasformi in vampiresco mucchietto di cenere al sorgere del primo sole.

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