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I bambini e la lettura: enormi benefici con poco sforzo

20 luglio 2016
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I bambini e la lettura: enormi benefici con poco sforzo

La recente ideazione di strumenti didattici di tipo digitale ha aperto un dibattito (piuttosto stucchevole) sull’opportunità di consentire ai bambini in età prescolare l’accesso ai dispostivi hi-tech, la cui efficacia e i cui rischi risultano ancora ampiamente ignoti, data la relativa novità dello strumento in questione e l’impossibilità di basarsi su un’ampia letteratura medica antecedente per stabilire se il ricorso a tablet, smartphone, mini-computer e affini possa produrre effettivi benefici nei processi di apprendimento infantili e migliorare lo sviluppo delle facoltà cognitive.

Tutte le ricerche effettuate fino ad oggi sembrerebbero attestare una sorta di “nulla di fatto” in merito, dato che le prime comparazioni tra campioni di bambini cresciuti mediante il ricorso all’ausilio digitale e gruppi di piccoli studenti istruiti mediante il consueto supporto cartaceo hanno attestato come, al variare delle modalità pedagogiche, non corrisponda alcuna differenza rilevante in termini di apprendimento e come, dunque, far studiare i bambini sui libri o sui tablet non rappresenti un discrimine relativo alla fruizione dello specifico contenuto.

benefici della lettura nei bambini

La suddivisione del mondo in genitori ed educatori in favorevoli o contrari allo “svezzamento digitale” ha tuttavia spostato l’attenzione in modo esasperato verso la forma dell’educazione e perso un po’ di vista il suo contenuto, portandoci per una attimo a dimenticare che, sia attraverso l’impiego dei tablet che sui canonici libri per bambini, la cosa importante è che i piccoli imparino a relazionarsi con la lettura di contenuti articolati e che si dedichino ad un’attività destinata, non solo a produrre benefici immediati sul loro sistema cognitivo, ma anche a generare strascichi positivi nel lungo termine, dando vita ad una generazione di adulti maggiormente in grado di interfacciarsi con le problematiche che la vita pone loro davanti.

Se le evidenze in merito alla bontà della lettura in età infantile sono talmente lunghe da non potere essere incluse in un singolo articolo, è invece opportuno riassumere gli esiti delle ricerche più recenti e cercare di tradurli in una pratica costante, volta a fare in modo che la crescente passione per la tecnologia non vada a rimpiazzare libri e riviste con videogiochi e social network, ma che tragga nuova linfa vitale dall’ideazione di un nuovo strumento utile ad ampliare il novero relativo alle possibilità di relazionarsi con un contenuto testuale.

I bambini che leggono diventano adulti di successo

Oltre allo sviluppo dell’immaginario e alla capacità di dominare quella sfera del linguaggio definita (a ragione) dal filosofo tedesco Martin Heidegger come “la casa dell’Essere”, leggere libri fin dalla tenera età potrebbe portare in dote inaspettati benefici in età adulta e sfatare l’arcaica chimera che prevede il bimbo chino sui libri alla stregua di un futuro emarginato sociale, di un nerd o di una serial killer in erba, costretto a cercare rifugio nella parola scritta di fronte all’incapacità di ordinare il suo ambiente emotivo interiore.

Tre illustri economisti facenti capo all’Università di Padova si sono infatti presi la briga di scoprire cosa ne era stato, una volta cresciuti, di tutti quei bambini che adoravano i libri durante le fasi della prima infanzia e di andare a verificare “sul campo” la veridicità di quel nesso che prevede la predilezione per la lettura come garanzia dello scarso successo nel mondo degli affari e dell’incapacità di affrontare prove molto più pratiche e meno astratte in età adulta.

bambino con libro

Dopo aver condotto un’accurata analisi su un campione statistico pari a 6 mila adulti, dislocati presso nove differenti nazioni, gli autori dello studio, i dottori Giorgio Brunello, Guglielmo Weber e Christoph Weiss, hanno scoperto che il possesso di un bagaglio culturale e letterario acquisto durante la prima infanzia si era tradotto in migliori prospettive di carriera e che i bambini dediti a libri e libricini potevano vantare, una volta cresciuti, guadagni medi su base annua corrispondenti al 9% rispetto ai loro coetanei meno istruiti o comunque poco dediti alla lettura da bambini.

Svolatasi lungo un arco temporale compreso tra il 1920 e il 1956, quando il discrimine legato ad istruzione e lettura risultava logicamente più marcato, la ricerca pubblicata sull’autorevole The Economic Journal ha avuto per oggetto principale bambini di età pari a 10 anni e il loro rapporto con i libri, per poter trarre le successive conclusioni relative ad avanzamenti di carriera e aumento degli stipendi in modo direttamente proporzionale alla quantità di testi letti.


Pur tenendo conto di tutte le dovute differenze socio-culturali connesse con il mutare della prospettiva storica, la ricerca padovana sembrerebbe comunque attestare l’esistenza di un filo conduttore che porta i bambini dediti alla lettura a sviluppare una serie di conoscenze e competenze tutt’altro che avulse dal contesto lavorativo nel quale verranno inseriti, secondo uno schema che prevede l’aumento delle facoltà cognitive associate alla lettura come spinta per la risoluzione di problemi lavorativi di natura completamente differente.

Come avvicinare i bambini alla lettura

Probabilmente non esiste al mondo una sola attività che non diventi immediatamente sgradevole nel momento stesso in cui ci troviamo costretti ad eseguirla quotidianamente in base ad esigenze lavorative e scolastiche e può facilmente accadere che quel meraviglioso mondo popolato da fiabe e castelli incantati che aveva appassionato i bambini (seppur in forma passiva) durante gli anni della scuola materna, soccomba sotto i colpi dell’obbligo di leggere e studiare per dovere e che i bimbi siano portati a rigettare in toto i libri, considerandoli quasi un’indebita estensione degli obblighi scolastici nel tempo libero.

Per impedire che la canonizzazione del fenomeno legato alla lettura si trasformi in un suo lento abbandono, condito dagli immancabili “che schifo”, “che noia” e “odio i libri”, è spesso compito del genitore puntare sull’immaginario del piccolo per consentirgli di comprendere che il mondo della lettura non è fatto solo di funzioni algebriche e racconti storici, ma che può garantire lo stesso livello di evasione presente in videogiochi o trasmissioni televisive.

bambini che leggono

Una prima componente, suggerita da numerosi psicologi infantili, riguarda la capacità di spingere il bimbo a leggere per emulazione dei genitori: oltre a stime che attestano ormai in maniera inconfutabile quanto la passione per i libri di componga di una sorte di componente “ereditaria” che si tramanda attraverso le generazioni, la capacità di mostrarci intenti e soddisfatti nel bel mezzo della lettura di un buon libro solleticherà infatti la voglia di “sentirsi grande” del bambino e lo porterà alla lunga a domandarsi quali segreti contenga quel libro che tanto sembra entusiasmare l’universo adulto.

In secondo luogo, spetta sempre al genitore l’arte di selezionare i libri più adatti per i bambini sulla base delle preferenze individuali dei loro figli, senza riproporre necessariamente letture che ci avevano appassionato nel corso della nostra infanzia e senza basarci troppo sulle indicazioni di maestri e pedagoghi, dato che ogni bimbo possiede un universo immaginario perfettamente autonomo e delineato e che proporre, ad esempio, un racconto sportivo ad un bambino amante degli animali e viceversa potrebbe non sortire l’effetto sperato.

Nonostante esista un’ampia serie di letture considerate universalmente ideali per lo sviluppo della psiche del bambino (non solo i “classici”, anche Harry Potter, ad esempio, è incluso nella lista), ogni bambino tende a sviluppare attitudini strettamente personali e prima che possa comprendere a fondo il valore di una grande opera letteraria, è opportuno fare leva sui suoi sentimenti inconsci e spiegargli che il libro che gli avete appena regalato rivela qualche arcano segreto inerente al suo universo semantico preferito, sia esso incentrata sullo sport, sulla danza, su avventure di tipo fantasy o persino (in casi estremi) sui personaggi prodotti da una determinata serie di cartoni animati.

Infine, sarebbe opportuno tentare il primo approccio alla lettura di un libro incentivando il bimbo a leggere a voce alta, magari mediante il ricorso a qualche artificio meno didascalico, di modo da comprendere subito l’eventuale presenza di problematiche connesse con lievi forme di dislessia o con difficoltà di  comprensione di un testo scritto e da poter intervenire prima che la problematica si cronicizzi e funga da deterrente per la lettura durante le fasi successive della vita del piccolo.

Preparare il terreno alla lettura

In caso desideriate avere dei figli in grado di ritagliarsi spazi quotidiani o settimanali alla lettura, non è possibile fingere che i libri piovano dal cielo in corrispondenza con l’inizio delle scuole dell’obbligo, ma occorre introdurre i bambini alle gioie dei libri con largo anticipo, di modo da suscitare interesse e curiosità prima che si disponga degli effettivi strumenti per soddisfarle.

Oltre all’atavico e immancabile consiglio legato alla “fiaba della buonanotte” e alla capacità di cullare i bambini in età prescolare attraverso il dolce suono della parola scandita dai ritmi del libro, è consigliabile infatti tentare un approccio di tipo tattile e figurativo con la lettura, consentendo dapprima ai bimbi di entrare in contatto con i libri e di lasciarsi incuriosire dalle loro forme (e se ci scappa un pagina strappata, non morirà nessuno!) per poi passare ai celeberrimi libri colorati che consentono al piccolo di seguire in modo embrionale l’andamento della narrazione anche senza che la parola scritta si sia ancora radicata nel novero delle sue competenze e abilità.

mamma con libro e bambino

Risulta dunque consigliabile munirsi di una casa piena di libri e lasciare che i piccoli abbiano libero accesso ad essi ed imparino a conoscerli toccandoli, annusandoli, sfogliandoli e rimanendo incantati di fronte al susseguirsi di forme e colori, fino al punto in cui il giusto mix di capacità e competenze acquisite vorrà trasformare la naturale meraviglia in una serie di azioni dotato di ordine logico ed ancor più appagante.

Il consiglio è quindi quello di abbandonare i pregiudizi legati alla lettura e di cercare di inserirla nel novero delle attività extrascolastiche svolte di vostri bambini (magari non in modo totalizzante) e se proprio i libri dovessero non piacergli neanche dopo l’adozione di tattiche e strategie, lasciate pure aperta la possibilità di far sì che i vostri figli leggano su tablet ed e-reader: in fondo è solo una questione di forma che poco o nulla aggiunge al contenuto della storia narrata.

 

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