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I bambini nati col parto cesareo sono più a rischio obesità

9 settembre 2016
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I bambini nati col  parto cesareo sono più a rischio obesità

La sempre crescente attenzione verso l’obesità infantile ha portato un enorme numero di ricercatori a cercare cause del fenomeno squisitamente aliene da quelle che sono tradizionalmente considerate le due radici ultime della condizione e a postulare l’esistenza di altri fattori che entrano in gioco nel processo dell’accumulo adiposo, in modo non strettamente vincolato a cause genetiche e cattiva alimentazione.

Se fino a pochi anni fa chiunque al mondo avrebbe potuto agevolmente convenire che l’obesità risultava il prodotto di un bilancio calorico perennemente in attivo e di una predisposizione cromosomica che spingeva il nostro metabolismo a trasformare ogni caloria ingerita in un accumulo di grasso intorno ai fianchi e all’addome, pare che le nuove evidenze in materia testimonino (almeno su base statistica) la presenza di concause per il sovrappeso infantile, le quali, pur non trovandosi ad essere strettamente determinati, possono aumentare la predisposizione individuale nei bambini e mettere in moto meccanismi che sarebbero riamasti altrimenti latenti.

parto cesareo

Un recente studio, ad esempio, ha mostrato come l’obesità e il sovrappeso in età adolescenziale risultassero più comuni presso i soggetti che venivano messi a letto troppo tardi durante le fasi prescolari, ipotizzando un legame a livello metabolico tra il sonno tardivo e la tendenza ad accumulare chili in eccesso durante gli anni a venire.

Tutte le concause e i fattori individuati fino ad ora ricadevano comunque in una duplice sfera legata a comportamenti specifici e a fattori di natura genetica e nessuno (o quasi) si era mai sognato di ipotizzare che l’obesità infantile potesse avere alcuna forma di legame con il parto e con il modo in cui il piccolo soggetto sovrappeso si è trovato a venire al mondo, in modo del tutto inconsapevole.

A forzare una porta che avrebbe forse dovuto rimanere chiusa, se non altro per il carico di angosce che getta sul travaglio stesso e sull’impossibilità di differenziare le soluzioni, sono stati i ricercatori facenti capo alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, che hanno cercato di chiarire l’esistenza di un nesso su base statistica tra parto cesareo e rischi legati allo sviluppo dell’obesità infantile.

Il parto cesareo comporta un rischio aumentato?

Secondo gli autori dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista di settore Jama Pediatrics, i bambini nati da parto cesareo avrebbero infatti un coefficiente di rischio legato allo sviluppo dell’obesità sensibilmente superiore a quello presente nei piccoli nati per via vaginale, sebbene le radici ultime del bizzarro legame non siano ancora note.

Andando ad effettuare una revisione critica di uno studio antecedente, svolto nel corso del progetto denominato Growing Up Today, i ricercatori americani hanno censito le condizioni di salute di 22.068 giovani e cercato di stabilire con precisione certosina se i casi di obesità fatti registrare nel tempo fossero ascrivibili alla nascita mediante parto cesareo, oppure se le prime evidenze riscontrate in sede iniziale fossero frutto di una semplice coincidenza.

parto cesareo e obesità

Dall’analisi incrociata dei dati è risultato, come premesso, che i bambini nati mediante parto cesareo risultano essere più soggetti ad accumuli adiposi, anche in età avanzata, rispetto ai loro coetanei e che esiste un fattore di rischio medio stimato nella misura del 15%, a parità di condizioni alimentari e genetiche.

In sostanza, i ricercatori di Harvard hanno monitorato un precedente studio (nel corso del quale i 22 mila giovani sono stati seguiti per un periodo pari a 16 anni) e hanno tracciato una curva di incidenza relativa all’eventuale comparsa di problematiche connesse con obesità e sovrappeso durante le fasi della prima infanzia o dell’adolescenza.

Dopo aver tracciato un quadro generale, gli autori dello studio hanno proceduto alla revisione di un questionario incentrato sulle madri dei ragazzi per scoprire la tipologia di parto alla quale erano ricorse ed hanno infine incrociato i dati delle due operazioni, constatando che laddove i giovani coinvolti nello studio erano diventati obesi vi era una persistenza di casi di parto cesareo piuttosto alta e che, per tanto, la tipologia di parto doveva avere una qualche influenza sulla tendenza ad accumulare perso durante gli anni a a venire.

Giusto per escludere la componente genetica dalla casistica, i ricercatori hanno inoltre passato al vaglio il caso specifico rappresentato da fratelli e sorelle, scoprendo che se, ad esempio, uno dei due bambini era nato con parto cesareo e l’altro no, quello nato per via vaginale possedeva un coefficiente di rischio inferiore del 68% rispetto al fratello e alla sorella e che il fenomeno si trovava dunque ad essere slegato da una qualche sorta di predisposizione cromosomica.

Conseguenze dello studio

Sebbene ricerche antecedenti avessero in realtà già provato ad ipotizzare l’esistenza di un nesso tra parto cesareo e sovrappeso, la ricerca pubblicata su Jama Pediatrics rappresenta forse la prima vera evidenza attendibile in materia, per via delle vastità del campione statistico esaminato, della metodologia di indagine piuttosto scrupolosa e di quell’ulteriore cura impiegata nell’andare ad escludere cause genetiche tra consanguinei.

Tuttavia, come ogni ricerca condotta su mera base statistica, lo studio si pone più come un monito relativo alla soglia d’attenzione da adottare in caso di parto cesareo che non come una prova inconfutabile dell’effettiva tendenza dei bimbi a metter su peso durante gli anni dell’infanzia, dato che nella ricerca sono completamente assenti ragioni di tipo biologico e che non esiste al momento alcuna ipotesi in grado di spiegare come e perché le modalità del parto possano influire sulla specifica tipologia del metabolismo infantile o sull’eliminazione dei grassi in eccesso.

cesareo e sovrappeso

L’unica teoria che ha preso corpo fino ad ora, in modo nemmeno troppo convinto, riguarda la possibilità che nel canale vaginale della madre esista un ampio campione batterico in grado di influenzare, al momento del passaggio del nascituro, la composizione della flora intestinale del bimbo in modo positivo e che se, dunque, il piccolo salta il passaggio fondamentale, si troverà sprovvisto delle armi necessarie a fronteggiare il rischio relativo all’obesità.

In caso quest’ipotesi dovesse mai prendere davvero corpo, sarà dunque possibile porre rimedio all’inconveniente andando a prelevare un apposito campione dei microrganismi che prosperano all’interno del canale uterino e somministrarli al piccolo al momento della nascita in caso di parto cesareo e di evidente impossibilità di entrare in contatto diretto con la preziosa flora batterica.

Dato che comunque, al momento, siamo comunque distantissimi dall’aver raggiunto questa evidenza e da averla quantificata al punto di individuare posologia e modalità di somministrazione, l’unica conseguenza reale che impone lo studio è quella di prestare maggiore attenzione agli sviluppi della curva ponderale del bimbo qualora il parto per via vaginale fosse risultato impossibile, per via del posizionamento specifico del feto al termine dei nove mesi o per patologie che affliggono la madre e che rendono preferibile l’opzione di tipo cesareo.

Benché venga spesso considerato alla stregua di una sorta di capriccio, Il parto cesareo resta in buona parte dei casi una necessità di fatto, sebbene le recenti statistiche ne denotino un aumento nel nostro Paese di oltre 25 punti percentuali in pochi anni e che il fenomeno staia assumendo connotazioni abnormi in paesi, come la Cina, dove può venire tranquillamente annoverato tra le (pericolose) mode del momento.

In conclusione: se l’inedita ricerca di Harvard potrà fungere da deterrente per il ricorso ad interventi chirurgici invasivi e non necessari, la sua valenza potrebbe assumere connotazioni positive ben oltre la sfera della semplice obesità infantile alla quale si trovava rivolto; in caso contrario, andrà ad ampliare il novero relativo alla casistica dei fattori scatenanti per il sovrappeso infantile ed adolescenziale, ormai tanto ampio da poter tranquillamente includere la qualità dell’aria respirata dal bimbo e il colore dello smalto della madre al momento del primo bacio.

 

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