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Bambini in vacanza: perché è sempre meglio portarli con noi

9 giugno 2016
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Bambini in vacanza: perché è sempre meglio portarli con noi

Fortunatamente caduta in disuso a seguito di ingenti campagne informative e di un disprezzo collettivo utile a suscitare la doverosa vergogna, la pratica relativa all’abbandono degli animali domestici in previsione della vacanza estiva trova spesso un corrispettivo “soft” nell’universo infantile, con milioni di bambini parcheggiati da nonni, balie, colonie o istituti ricreativi in attesa del ritorno dei genitori.

Premesso che il parallelo iniziale possiede carattere palesemente scherzoso (prima che qualcuno telefoni alla Lav o al Telefono Azzurro) e che trascorrere qualche giornata con nonni o amichetti non farà certo male al bimbo, esiste comunque un’errata percezione di fondo, nell’immaginario genitoriale, dell’impatto che potrebbe avere trascorrere le ferie estive con il proprio bambino e del livello di relax che è possibile raggiungere in vacanza con prole al seguito, soprattutto se i piccoli si trovano inseriti in quella pericolosa età prescolare in cui i “perché” “per come” e “per quando” fioriscono come gigli in primavera.

bambino al mare

In caso rientriate nel novero di coloro per i quali la parola “vacanza” sta alla presenza dei bambini più o meno quanto un asterisco sta ad un’equazione di secondo grado, è nostro dovere informarvi che l’esperienza potrebbe non solo rivelarsi più divertente del previsto, ma che la scoperta di nuovi mondi da esplorare sotto la guida dei genitori potrebbe alla lunga migliorare le facoltà cognitive del bimbo, calmare il suo sistema nervoso e migliorare la respirazione, con conseguente serie di vantaggi e benefici in grado di protrarsi per le 50 o 51 settimane successive.

In vacanza l’aria è migliore!

Detto così sembra una colossale banalità, ma forse in pochi sanno che i pericoli maggiori per le vie aeree del bambino si annidano proprio tra le mura domestiche e che recenti studi hanno portato alla luce il nesso che lega patologie a carico dell’apparato respiratorio con la malsana tendenza a tenere i bambini reclusi 24 ore al giorno, col timore che, appena varcata la soglia di casa qualcosa di mostruoso faccia la comparsa da dietro i cespugli e ci porti via il nostro pargolo.

All’interno delle abitazioni si annidano infatti enormi quantità di Co2, dovute al mancato riciclo d’aria, alla polvere e quelle cellule epiteliali morte che rendono una rapida vacanza estiva in direzione di mare, lago o montagna alla stregua di un autentico toccasana per le via aeree infantili, ancora ben lungi dall’aver raggiunto al loro piena formazione e desiderose di aria pulita e salubre.

bambino in montagna

Discorso a parte meritano i centri urbani delle nostre metropoli, dove le concentrazioni di polveri sottili hanno ormai raggiunto soglie tali da porsi come il movente principale in grado di scatenare stati allergici latenti e di deteriorare il corretto funzionamento delle vie aeree, data l‘ipersensibilità che contraddistingue l’universo infantile nei confronti dei prodotti da combustione altri veleni immessi nell’aria.

Risulta dunque evidente che la possibilità di concedere riposo ai polmoni del piccolo, fin dai primi mesi di età, può porsi non solo come la terapia più indicata di fronte ai danni riportati nel corso della vita in città, ma anche come uno strumento utile a spingere le vie aeree in direzione del loro pieno compimento attraverso il contatto con aria pura o comunque ricca di agenti dalle proprietà antinfiammatorie, come possono essere le tipologie salso-bromo-iodiche presenti nelle maggiori stazioni termali italiane o semplicemente in riva al mare.

Niente paura: il cervello del bambino si adatta al cambiamento

In caso apparteniate alla folta schiera di di coloro che, al momento di ogni breve spostamento, portano con sé un intero armadietto dei medicinali, temendo di restare vittime di jet leg, diarrea del viaggiatore, astenia, irritazioni solari, abbassamento della pressione sistolica e tutto quanto può colpire chi si prepara per una lunga guerra, non temete: il bambino risulta per sua stessa natura non soggetto a malesseri che dipendono per lo più da variabili psico-somatiche.

La nostra percezione della routine e delle abitudini quotidiane è infatti il prodotto di lunghi periodi di adattamento a determinati schemi e una loro variazione può dunque portare il nostro cervello a doversi “risintonizzare” sulle nuove abitudini proposte, con conseguente periodo di transizione in cui il complesso corpo-psiche si trova disorientato, dando origine ad una serie di lievi malesseri che risultano essere, nella maggior parte dei casi, molto più supposti che reali.

bambino con mamma in vacanza

Un bambino piccolo (soprattutto se di età inferiore ai 24 mesi) non possiede questa complessa gamma di condizionamenti mentali e di autosuggestioni e si trova immediatamente in grado di elaborare la variazione di scenario proposta, specialmente se al suo fianco ci sono mamma e papà, unici due veri cardini incrollabili della sua esistenza.

Non bisogna dunque avere il timore che un bimbo piccolo possa soffrire degli identici malori che ci attanagliano al momento del viaggio ed è opportuno partire senza troppe ansie legate alla salute del bambino, dal momento che il benessere del bimbo si rivelerà sorprendentemente molto migliore di quanto supposto in sede iniziale, contribuendo così ad alleviare i vostri timori e le possibili ansie da distacco e andando a migliorare la vacanza di tutta la famiglia.

Il mondo è un luogo da scoprire con mamma e papà

Risulta immediatamente evidente a chiunque si trovi a gestire un bimbo di pochi mesi (o anni) che l’universo circostante rappresenta una perenne fonte di scoperte e che il piccolo si trova ad essere attratto da oggetti, apparentemente inutili, per il semplice fatto che rappresentano ai suoi occhi una novità e che attraverso il contatto può ampliare il novero delle sue conoscenze, andando così ad operare una selezione circa le cose che gli interessano davvero e quelle che risultano invece pienamente sacrificabili.

Se il fenomeno è percepibile già nell’angusto ambiente domestico, una sua estensione in direzione di nuovi orizzonti e spazi aperti comporta la possibilità di poter godere di nuove esperienze e sensazioni, utili non solo alla sfera ludica, ma allo sviluppo delle facoltà cognitive del bimbo, finalmente alle prese con un mondo naturale che sembra creato apposta per lui e libero di muoversi senza restrizioni, a fronte della logica adozione di qualche precauzione.

bambino felice in vacanza

Dato che viaggiare non amplia solo i nostri orizzonti, ma aumenta la conoscenza del mondo nel bambino, il modo migliore di farlo è quello di trascorrere del tempo insieme ai nostri pargoli, fornendo loro delucidazioni in merito a quanto colpisce la sua attenzione, dal momento che l’unica guida autorevole è rappresenta proprio dalla presenza genitoriale, rispetto alla quale parenti e istruttori non sono che un utile surrogato.

In conclusione, spazzate pure via dalla vostra mente ogni timore relativo alla vacanza da trascorrere con i vostri figli ed evitate di proiettare il fardello emotivo dei vostri timori sull’inconsapevole prole, lasciando a casa ogni preoccupazione e iniziando la scoperta del mondo con i vostri piccoli e magari anche con i vostri cani; fidati amici che faranno senz’altro compagnia al bimbo e vi terranno al riparo da quelle giustificate accuse di infamia legate al loro abbandono.

 

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