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Bimbo in arrivo: come scegliere il nome (senza rimpianti)

7 settembre 2016
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Bimbo in arrivo: come scegliere il nome (senza rimpianti)

Se ogni libro non può essere proverbialmente venire giudicato dalla copertina (né tanto meno dal titolo) ed è assurdo ritenere che un essere umano possieda determinate caratteristiche fisiche o attitudinali in base al nome che porta, è vero tuttavia che nella nostra mente tende ad instaurarsi un’associazione di idee che porta volti e nomi a legarsi in modo inscindibile e a produrre nel nostro immaginario sensazioni sgradevoli o gradevoli sulla base dei nostri primi ricordi di infanzia.

Tutti noi abbiamo avuto infatti, durante i primi anni dell’asilo o della scuola materna, un compagno piuttosto detestabile, un’amica (o amico) del cuore, una maestra preferita, un vicino di banco rumoroso ed abbiamo dunque assistito alla genesi inconscia di legami mentali difficili da sciogliere anche in età adulta, dato che la primissima percezione linguistica di un oggetto è destinata ad accompagnarci per il resto della nostra vita e a riverberarsi sulla scelta del nome che daremo a nostro figlio, quando sarà giunta l’ora.

quali nomi dare ai bambini

Considerata come la parte più banale e piacevole dell’intero percorso gestazionale, la scelta del nome da dare la nascituro è in realtà il prodotto di una lunga serie di alchimie mentali e della ricerca di compromessi con l’altro membro della coppia che trasformano spesso un’operazione abbastanza semplice in un’odissea, soprattutto quando subentrano nella decisione fattori legati alla volontà di rendere omaggio ai genitori, di non riportare a galla le sopracitate associazioni mentali, di risultare troppo originali a tutti i costi o di non esserlo affatto, con conseguente marasma di nomi e indecisione protratta fino all’ultimo istante prima del parto e spesso anche oltre.

Premesso che l’unica regola che deve effettivamente guidare la scelta del nome di un neonato consiste nel gusto specifico dei due genitori e che è buona norma infischiarsene allegramente del parere degli altri, siano essi parenti o semplici amici, può comunque accadere che la convulsione tipica delle fasi antecedenti alla nascita produca un esito rapidamente destinato a trasformarsi in un rimpianto e che il nome dato al piccolo cessi di piacere agli stessi genitori con estrema rapidità.

Un recente studio condotto in Inghilterra ha infatti mostrato come una mamma su cinque si trovi a rimpiangere amaramente la scelta del nome già dopo le prime sei settimane dalla nascita del bebè e come, potendo spostare indietro le le lancette dell’anagrafe, la scelta ricadrebbe su un nome differente, in base al fatto che magari la specifica conformazione del volto del neonato poco collima con la sua nomenclatura teorica o che il carattere mostrato dal pargolo durante le prime fasi della vita imporrebbe la selezione di un nome più lungo o più corto rispetto a quello prescelto.

Per questa specifica ragione, fortunatamente ancora lontana dal raggiungere simili picchi di dissenso dalle nostre parti, nel Regno Unito sta sempre più prendendo piede la figura del consulente specifico rivolto alla scelta del nome, al quali madri e padri si affidano cercando di mettere da parte le loro (talvolta bizzarre) inclinazioni e preferenze personali.

Ribadendo a gran voce come il primo fattore determinante deve essere il gusto, prima di votarsi in direzione di un consulente o di trovarsi a piangere sul nome versato, esistono comunque alcuni limiti legali e alcune evidenze scientifiche da tenere in considerazione, onde evitare di trovarsi spiazzati all’indomani del parto.

Cosa dice la legge

In ogni nazione la scelta del nome da dare al bimbo in arrivo deve essere limitata ad un’ampissima rosa di candidature, all’interno delle quali non figurino nomi palesemente in contrasto con le linee che guidano il buon gusto o talmente impronunciabili da impedire la corretta identificazione del bambino da parte di terzi.

Nel nostro Paese, in particolare, l’ordinamento legislativo in vigore vieta esplicitamente che i genitori diano al nascituro lo stesso nome del padre o della madre (cosa che avviene regolarmente negli Stati uniti ad esempio), onde evitare inutile confusione, bandisce la scelta di nomi palesemente ingiuriosi nei confronti del pargolo o di terzi e limita la selezione ad un massimo di tre nomi, nella quale si inserisce la complessa e mai chiarita questione della virgola.

scelta del nome dei bambini

In caso si desideri dare due o tre nomi al nascituro, dividendoli in “primario” e “secondari”. è opportuno richiedere, al momento della comunicazione presso l’anagrafe, che i nomi in questione vengano separati da una virgola e non risultino dunque equiparabili al primo all’interno di tutti i documenti ufficiali che il nascituro si troverà a compilare e firmare, una volta cresciuto ed entrato a pieno titolo all’interno degli ingranaggi burocratici nostrani.

In sostanza, se desidera chiamare il proprio bimbo ad esempio “Paolo” e si vuole nel contempo affiancare al nome di battesimo i nominativi “Marco” e “Carlo” (magari per compiacere i nonni), si presentano due distinte opzioni: o si sceglie di dare identico valore legale ai tre nomi senza separarli da virgola, oppure si introduce la virgola e si relega ad una rango inferiore il secondo e il terzo nome.

La presenza della virgola definisce infatti quello che sarà il nominativo ufficiale del bimbo per tuta la sua vita, il quale dovrà compilare documenti ufficiali firmandosi come “Paolo Marco Carlo” in caso non sia stata inserita la virgola, oppure solo paolo in caos sia presente.

Eliminata con un decreto governativo un po’ di tempo fa e subito reintrodotta, la virgola rappresenta ad oggi il maggior fattore di incertezza per tutti coloro che vogliono affiancare la nome prescelto un secondo e ud un terzo nominativo e che spesso non hanno neanche la più vaga idea del caos burocratico che li attende.

Meglio breve?

Per quanto il successo e al fortuna che il vostro bimbo avrà in vita dipenderanno esclusivamente dalle sue capacità, dal suo impegno e da quel pizzico di fortuna senza la qual risulta impossibile portare a termine imprese titaniche, recenti studi paiono attestare come la scelta di nomi brevi e concisi pare spesso coincidere con esigenze di carriera e come la maggior parte degli imprenditori o dei politici di successo abbia nomi di battesimo composti da una o due sillabe.

Tranquillamente relegabile al novero delle mere statistica, la ricerca principale in merito è stata condotta per conto dei responsabili del sito LinkedIn ed ha mostrato come, nel mondo anglosassone, i nomi concisi come Jack, Bob, Bruce, Peter, Sally e Debra fossero indice di maggiori probabilità di successo professionale rispetto ai loro omologhi trisillabi e oltre e come fosse raro che un capitano di industria si chiamasse Oswald, Gianermenegildo o Aleksander’ Aleksandrovic.

nome del bambino

La medesima analisi condotta su un campione di profili italiani ha inoltre mostrato come, a fianco dell’intrinseca brevità del nome, l’appellativo Guido tendesse ad andare per la maggiore tra i profili di successo, dato che il nome in questione tende ad evocare in modo indiretto ed allusivo attitudine al comando e capacità di condurre un’azienda o un impresa sulla base della sua radice etimologica.

Rapidamente diventati virali, gli esiti dell’indagine condotta per conto della dottoressa Monica Rogati sono dunque stati presi in esame dai fatidici consulenti britannici, diventando una delle componenti in grado di orientare la scelta del nome in caso di indecisione protratta da parte degli aspiranti padri e madri d’Oltremanica.

Premesso che lo studio di LinkedIn può diventare risolutivo solo in caso di effettiva carenza di idee in merito e orientare la scelta solo qualora persista la più marcata indecisione, il consiglio più diffuso è comunque quello di ponderare bene lunghezza e riconoscibilità del nome da attribuire e di preferire una scelta apparentemente banale ad una troppo originale.

A prescindere da quelli che possano essere gusti ed inclinazioni individuali, l’unica cosa davvero importante è che comunque i genitori giungano alla solenne decisione dopo aver attentamente ponderato opzioni e possibili conseguenze del caso e dopo aver escluso dalla scelta componenti esterne alla coppia e potenzialmente in grado di orientarla sulla base di indebite pressioni o della ricerca di un compiacimento che dovrebbe essere spontaneo.

Il suggerimento è dunque quello di non prendere sotto gamba una parte del processo gestazionale che può solo all’apparenza rivelarsi scontata ed agevole, prima che vi ritroviate a rimpiangere la fretta impiegata al momento della scelta e che quello strano nominativo della vostra compagna di banco all’asilo, che tanto detestavate, possa un giorno risultare persino più melodioso ed armonico del nome con il quale avete deciso di intitolare il meraviglioso libro della vita del vostro bambino.

 

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