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Bimba di 15 mesi muore a causa di un’infezione intestinale

6 giugno 2017
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Bimba di 15 mesi muore a causa di un’infezione intestinale

Business in perenne ascesa e recentemente rinvigorito da politiche di franchising volte ad ampliarne lo spettro, il settore legato al gelato artigianale si trova in realtà talmente poco regolamentato che, dal punto di vista dello Stato, un prodotto realizzato con tutti i crismi del caso e con alimenti freschi equivale sostanzialmente ad un gelato prodotto a partire da aromi in polvere e sapori sintetici, dato che entrambi possono a pieno titolo fregiarsi di quella dicitura, “artigianale” che dovrebbe in realtà denotare la ricerca di qualità assoluta.

Per quanto totalmente lasciato alla discrezionalità e alla buona fede dei produttori, il gelato deve comunque rispettare una serie di norme sanitarie di base che prevedono, ad esempio, l’impiego di latte pastorizzato come materia prima, onde evitare che, oltre che “cattivo”, il suddetto gelato si trovi ad essere pure potenzialmente letale.

altamura sau

A sperimentare sulla sua povera pelle gli effetti collaterali del far west normativo nostrano è stata infatti una povera bimba di 15 mesi di Altamura, caduta vittima di un’infezione intestinale, denominata Sau, e venuta a mancare nonostante i disperati tentativi da parte dei medici di salvare quanto risultava ormai insalvabile.

Stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti e ai risultati dell’autopsia, ad originare l’infezione letale nella piccola sarebbe stata proprio l’ingestione di gelato realizzato con latte privo di quel processo di pastorizzazione che solo può impedire la proliferazione organica di colonie batteriche e che solo garantisce l’incolumità dei più piccoli al momento della consumazione.

Mentre le autorità cercano di chiarire a fondo le ragioni di una morte tanto drammatica, quanto evitabile, altri due bambini sono stati ricoverati a Bari e a Napoli con identica diagnosi di Sau, dopo che entrambi si erano trovati a visitare Altamura nelle ore antecedenti alla comparsa di un quadro sintomatologico che pare sempre più connesso con la città pugliese e con un possibile produttore di latte o gelati desideroso di aggirare le normative in materia.

Con la speranza che gli altri due bimbi colpiti si rimettano presto senza gravi conseguenze, l’auspicio è quello che si aumentino i controlli relativi ai prodotti dedicati all’infanzia e che magari qualcuno decida, un bel giorno, di applicare la dicitura “artigianale” solo ai prodotti che la meritano davvero, con buona pace di business, franchising e di altri suadenti inglesisimi.

 

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