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Cosa fare se il neonato è allergico al latte vaccino?

17 gennaio 2017
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Cosa fare se il neonato è allergico al latte vaccino?

Al manifestarsi di un quadro sintomatologico piuttosto complesso, a seguito dell’ingestione di latte vaccino, numerosi genitori reputano che il loro piccolo si trovi ad essere intollerante al prodotto e sottovalutano quelli che sono i rischi connessi con un fenomeno allergico che in realtà con l’intolleranza non ha nulla a che vedere, dato che gli organismi dei più piccini continuano per lungo tempo a produrre la lattasi (enzima che consente di scindere il lattosio) e che dunque quasi mai fenomeni di intolleranza possono verificarsi durante i primissimi anni di vita.

Una volta appurato che i bambini intolleranti al latte non esistono (o quasi) e che per dare luogo ad una vera e propria intolleranza occorrono anni e anni di riduzione enzimatica, in caso il piccolo si trovi a soffrire di una condizione di malessere diffusa, comprensiva di rigurgito e di incapacità di assorbire l’alimento, bisogna dunque comprendere come affrontare al meglio l’allergia al latte vaccino, problematica che investe una percentuale di bambini compresa tra il 2% e il 7,5% del totale italiano e che può portare a serie complicazioni, soprattutto in caso il latte vaccino venga impiegato come sostituto al latte materno o in caso si ricorra a preparati industriali che basano la loro composizione proprio sulla presenza del suddetto principio nutritivo.

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Da sempre alla ricerca di una soluzione al problema, dato che anticipare lo svezzamento potrebbe rivelarsi controproducente per lo sviluppo dell’apparato digestivo del piccolo, la ricerca medica pare aver trovato una valida alternativa al latte vaccino nel latte prodotto dalle asine e delle cavalle, che, a differenza del suo corrispettivo prodotto dalle capre, risulta perfettamente tollerato dagli organismi allergici e possiede un sapore decisamente più gradevole e dolciastro rispetto all’asprezza tipica del mondo ovino.

Una recente ricerca condotta dall’università di Pisa e pubblicata sul Corriere della Sera ha infatti mostrato come il latte di cavalla risulti tollerato dal 96% dei bambini allergici al latte vaccino e come il corrispettivo di asina produca percentuali non tanto dissimili, attestandosi in una forbice compresa tra l’82% e il 96%, e confermando così come le tipologie di latte non di origine bovina rappresentino l’alternativa da prediligere per tutti quei lattanti che paradossalmente soffrono proprio a causa del latte.

In particolare, lo studio si è focalizzato sul latte prodotto a partire dalle asine amiantine, portando alla luce la possibilità di giungere ad una soluzione unica che prevede proprio l’alta qualità del prodotto al centro di una gigantesca opera di soluzione ad un problema che ogni anno affligge migliaia di bambini e che viene erroneamente scambiato per un fenomeno da intolleranza, con il rischio di un quadro sintomatologico aggravato e potenzialmente in grado di interferire con il corretto sviluppo dell’organismo infantile.

 

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