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Fa caldo e il bambino non vuole mangiare: che fare?

26 luglio 2016
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Fa caldo e il bambino non vuole mangiare: che fare?

Per quanto tutti noi ci troviamo, in linea meramente teorica, disposti ad ammettere di adorare e attendere l’estate per tutto il corso degli altri nove mesi rimanenti, non appena il caldo fa sentire la sua morsa sulle nostre città ci rendiamo immediatamente conto di quanto i tempi della nostra giovinezza, in cui al parola “estate” faceva rima con riposo e divertimento di fronte agli oneri scolastici, risultino magicamente passati e come abulia, apatia, pressione bassa e mancanza di appetito siano la scostante di giornate afose che paiono no finire più.

Se la scarsa voglia di mangiare e il rifiuto dei cibi troppo caldi vengono percepiti come la normalità più assoluta da un universo adulto, sotto sotto ben lieto di perdere un po’ di massa grassa accumulata durante l’Inverno, qualche perverso meccanismo mentale ci porta a credere che la situazione debba essere profondamente differente per i nostri figli e ci conduce a ritenere che, se il bambino rifiuta il latte bollente o non gradisce la meravigliosa porzione di brasato con polenta che avevamo preparato per lui, evidentemente deve aver contratto qualche oscura patologia che lo porterà a raggiungere le esili fattezze di Kate Moss prima che l’autunno possa fare il suo ritorno.

bambino non vuole mangiare

Fortunatamente, nulla di questo si è mai verificato e di bambini divenuti fotomodelle in prossimità di settembre non vi è traccia nelle cronache pediatriche, dato che, esattamente come accade nel versante adulto dell’umanità, l’inappetenza infantile può essere un fenomeno piuttosto comune e che l’adozione di un certo grado di flessibilità mentale porterà in dote la tenuta della massa muscolare accumulata dal piccolo, senza troppi rischi legati alla denutrizione o preponderanti cali di peso.

Allo stesso modo in cui ci concediamo elasticità di fronte al menù più adatto contro il caldo o agli orari in cui risulta opportuno pranzare, è vivamente consigliabile cercare di uscire per qualche tempo da quel ferreo schema, fatto di tabelle e regole, che avevano saggiamente consentito la crescita del piccolo fino all’avvento dell’imprevisto estivo e alla fase legata a cucchiaini e cucchiaioni sbattuti allegramente per terra in concomitanza con l’arrivo dell’ora di pranzo.

Per cercare di minimizzare gli inconvenienti connessi con la mancanza di appetito estiva, occorre dunque cercare di agire tanto su un versante legato all’alimentazione, quanto cercare di comprendere le esigenze del bambino, senza tentare di costringerlo ad ingurgitare cibo in assenza d un effettivo stimolo legato alla fame o di condizioni atmosferiche tali da poter impedire che il nutrimento di trasformi in una sorta di tortura, con tanto di lago di sudore al seguito.

Flessibilità, innanzitutto

Come premesso, la condizione alla base della possibilità di spingere il bambino a mangiare, in presenza di temperature esterne degne di un inferno dantesco, risiede nel nostro grado di flessibilità mentale e nella capacità di rimandare tabelle orarie ed alimentari ad una fase successiva, quando l’emergenza sarà cessata e il bimbo ritroverà allegramente l’appetito perduto in concomitanza col frescolino.


Premesso che ogni genitore al mondo vorrebbe che il proprio figliolo mangiasse allegramente un piatto di pasta, di riso o di pappa (in caso di fasi immediatamente successive allo svezzamento) a mezzogiorno in punto e che poi magari facesse un riposino digestivo, utile allo svolgimento delle faccende domestiche, se il fenomeno non si verifica come pianificato, non vi è ragione alcuna per piegare la realtà e forzare il bambino a nostro piacimento.

bambino non mangia d'estate

In caso il bambino manifesti palesi segni di inappetenza all’ora di pranzo, tutti i tentativi di spingerlo a mangiare, supplicandolo o addirittura minacciandolo di punizioni successive, sono generalmente destinate a produrre un effetto di eguale intensità, ma di segno contrario, dato che la generale mancanza di appetito estiva è generata proprio da una sorta di nervosismo che blocca la produzione di neurotrasmettitori (come la serotonina) dai quali dipende l’impulso della fame e che spingerlo in direzione di comportamenti forzati, non farà altro che aumentare il suo nervosismo e dare luogo ad una condizione organica in cui la fame, anziché sopraggiungere lentamente, si allontana ad ampie falcate.

La strategia migliore da adottare davanti ad un bambino che non ne vuole sapere di mangiare all’ora di pranzo, consiste nell’accettare serenamente la sua decisione, dal momento che è motivata da sue esigenze biologiche e non certo dalla volontà di arrecarvi danno alcuno, di riporre il cibo appena preparato all’interno del frigorifero e di dedicarvi a qualche piacevole e rilassante attività col piccolo, utile a favorire il rilascio delle sue tensioni emotive e ad aumentare il suo senso di fame.

Dopo qualche tempo speso nella piscinetta o nella lettura di fiabe, sarà il bambino a chiedervi naturalmente il cibo prima rifiutato, dato che, una volta passate le primissime fasi di vita, i bimbi iniziano perfettamente a regolare il loro senso di fame e a capire quando è giunto il momento di introdurre nuove energie nel copro, utili a proseguire le attività ludiche appena iniziate e a completare la giornata.

bambino anguria

Anche la singola suddivisione delle calorie per pasto dev’essere soggetta, durante le poche settimane di emergenza legate al caldo, ad una sorta di revisione totale dettata da specifiche contingenze: pur sapendo tutti noi perfettamente che il pranzo dovrebbe rappresentare il momento culmine della giornata alimentare, può benissimo essere che il bimbo si trovi ad avvertire maggiore fame durante le ore serali o mattutine e non vi è ragione alcuna per limitare la sua cena, la sua colazione o il suo “brunch” sulla base di una progettualità che potrebbe miseramente fallire in seguito.

Anche il concetto di “rovinarsi l’appetito” (leitmotiv genitoriale dai tempi antichi), deve logicamente subire restrizioni e deroghe e bisogna cogliere al balzo l’impulso della fame del bimbo senza attendere orari prestabiliti, dato che le fluttuazioni di clima ed umore potrebbero far scomparire l’appetito per lungo tempo e vanificare gli sforzi protratti all’ora dei pasti “canonici”.

Per quanto tutti noi siamo abituati a regolare la vita dei nostri figli in base a tabelle di marcia ben precise e funzionali al mantenimento dell’ordine domestico, il maggiore sforzo consiste proprio nell’abbandonare schemi preconcetti in favore della contingenza estiva, lasciando che il bambino mangi quando ha fame (siano le 10 del mattino o le 5 del pomeriggio) e non quando noi pensiamo che dovrebbe aver fame sulla base dello storico presente durante il resto dell’anno.

Così facendo, risulterà possibile evitare cali ponderali eccessivi e consentire che la sincronizzazione tra l’orologio biologico del piccolo e quello relativo alle ore della giornata torni a compiersi quando la morsa del caldo lascerà respiro e i primi aliti di vento riporteranno tutto alla orma più assoluta.

Cosa mangiare d’estate

Anche qui, è opportuno non fossilizzarsi troppo su menu classici e riuscire a proporre al bimbo piatti innovativi e divertenti, senza temere che le poche settimane di emergenza possano produrre reali squilibri nutritivi e consultando il pediatra qualora si ritenga che il piccolo necessiti di qualche aggiunta vitaminica o proteica dall’esterno.

Un valido supporto alle nostre tribolazione giunge comunque da Madre Natura e dall’ottima frutta di stagione che, grazie ad un enorme quantitativo di sali minerali e vitamine potrebbe agevolmente sostituire, in modo sporadico, uno dei pasti giornalieri senza troppe ripercussioni sull’organismo infantile ed andando inoltre ad idratare a fondo l’organismo dei piccini.

bambino e gelato

Via libera dunque ad anguria, pesche, melone e albicocche, provando magari ad adottare lo stratagemma relativo alla macedonia o agli spiedini di frutta qualora i piccoli non trovino invitante il frutto nella sua veste nuda e cruda.

Ben vengano anche i piatti freddi in grado di rimpiazzate la loro variante calda senza che si verifiche una dispersione significativa a livello nutrizionale; ragione in base alla quale una bistecca può agevolmente venire sostituita da un piatto di vitello tonnato e pasta e riso possono trovare conforto nella loro versione estiva, ricca di contorno e non in grado di provocare sudorazione eccessiva nei più piccoli.

Se proprio poi, per un periodo di tempo ovviamente molto limitato, i bambini non dovessero proprio volerne sapere di frutta, verdura, vitelli più o meno tonnati e paste fredde, l’ultima ancora di salvezza di fronte al completo digiuno è rappresentata dall’immancabile gelato che, in caso sia preparato con ingredienti sani (magari in modalità casalinga) può eccezionalmente rimpiazzare un pasto senza troppo problemi, purché la pratica non diventi un’abitudine quotidiana e il pretesto per rifiutare il cibo da parte dei bimbi, consapevoli del loro potere e desiderosi di alimentarsi a gelato vita natural durante.

In conclusione, salvo pregressa storia clinica, non vi è ragione alcuna per ritenere che l’inappetenza estiva sia originata da oscure condizioni patologiche o che si trasformi nel preambolo per l’insorgenza futura di anoressia e disturbi alimentari: esattamente come accade all’interno dell’universo adulto, anche per i bambini quella stagione ricca di sole e spensieratezza porta in dote un carico di problematiche legata a stanchezza, nervosismo e scarso appetito, senza neanche il ricordo della gioventù andata e delle vacanze da scuola in veste consolatorie a legittimare l’attesa di una nuova estate.

 

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