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Il gioco euristico e lo sviluppo della creatività nei bambini

7 giugno 2016
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Il gioco euristico e lo sviluppo della creatività nei bambini

Quasi in virtù di una sorta di beffa del destino, tutti i genitori di bambini di età compresa tra i 12 e i 24 mesi trascorrono molto tempo nella ricerca di regali gradevoli da fare ai loro pargoli, osservano con attenzione ogni tipologia di peluche presente al mondo ed acquistano elaborate costruzioni atossiche, salvo poi scoprire che il piccolo si trova misteriosamente ad essere più attratto da un comune flacone di shampoo o da una bustina di camomilla di quanto non lo sia di fronte a quel piccolo paradiso di giochi e balocchi creato apposta per lui.

In caso vi troviate ad essere avviliti e frustrati di fronte al fatto che vostro figlio trascorra ore impilando scatole e spostando oggetti di uso comune per la casa senza apparente filo logico e riservi solo qualche sguardo al meraviglioso orso di peluche a grandezza naturale che gli avete regalato per Natale, la pedagogia vi offre una via d’uscita in grado di unire l’utile al dilettevole e di stimolare la creatività del piccolo senza ulteriori oneri e ulteriori spese.

gioco euristico esplorazione

Sempre più in voga nel mondo anglosassone e sempre più consigliato da pediatri ed esperti, il gioco euristico consente di lasciare via libera all’immaginazione del bambino, spingendolo a soddisfare il suo desiderio di interagire con gli oggetti e consentendogli di dare forma, in modo spontaneo, al complesso ordine che si trova all’interno della sua mente, seppur in modo latente.

Cos’è il gioco euristico?

Pratica di antica tradizione, il gioco euristico consiste nella creazione di un ambiente su misura per il bambino (la sua stanzetta o il pavimento del salotto vanno benissimo), dove vengono disposte categorie di oggetti suddivise per colore, forma e funzione a fianco di una grossa scatola che servirà al bimbo per riporre e togliere tutto quanto risulta affine alle sue inclinazioni del momento.

gioco euristico sviluppo

Facendo sedere il bambino vicino ad una piccola pila di mollette per i panni, pennarelli, calzini, tubetti di crema (ermeticamente sigillati!), bottoni o qualunque altra cosa possa attirare la sua attenzione, il piccolo inizierà lentamente ad esplorare gli oggetti circostanti, ad analizzarne la consistenza, a scartarli in base alle preferenze personali, per poi magari rivalutarli, riutilizzarli, riporli all’interno della scatola-contenitore ed estrarli al bisogno, fino ad elaborare un autentico schema mentale in grado di rivelare molto al genitore circa le attitudini del piccolo e di potenziare, al contempo, lo stesso sviluppo cognitivo del bimbo, dato che proprio dalla continua interazione con il mondo esterno deriva la capacità di comprendere oggetti a lui ignoti e di aumentare la sicurezza in sé stesso.

Durante tutte le fasi del gioco, il ruolo del genitore deve limitarsi ad un’osservazione distaccata ed assente e gli unici interventi devono concernere la sfera della salvaguardia del bambino, in caso tenti di inghiottire uno degli oggetti presenti nel gioco euristico, dato che ogni condizionamento imposto dall’altro nella scelta degli oggetti o della loro disposizione andrebbe a vanificare la funzione primaria della pratica, che è appunto quella di sviluppare la creatività e la comprensione del mondo esterno in pieno accordo con le inclinazioni naturali del piccolo.

Fatta eccezione per la minuscola limitazione sopracitata, è importante osservare che il gioco euristico non possiede alcuna regola, essendo basato su un approccio in cui la libertà rappresenta il movente al divertimento e venendo proposto in un’età in cui il bambino è costituzionalmente incapace di seguire qualunque forma di regola e di distinguere la sfera ludica da quella della metodologia intrinseca, come osservato nella guida “People under three” di Elinor Goldschimed e Sonia Jackson.

A cosa serve il gioco euristico?

Ideato per garantire ai bambini la possibilità di essere lasciati liberi di interagire con oggetti che potrebbero rivelarsi pericolosi nello svolgimento delle comuni mansioni quotidiane, il gioco euristico è presto assurto ad attività privilegiata per il potenziamento della sfera cognitiva ed emotiva del piccolo, dato che numerosi studi attestano i benefici della pratica sull’intelletto del piccolo e sulla sua creatività, finalmente libera di manifestarsi in tuta sicurezza nel medesimo ambiente domestico dove abitualmente numerosi accessi risultano interdetti e numerosi oggetti banditi.

gioco euristico e sviluppo congitivo

La ripetizione sistematica del gioco euristico svolge inoltre un’azione calmante sul sistema nervoso centrale del piccolo, dato che numerose delle ansie e delle irrequietezze che contraddistinguono la vita dei bambini di età inferiori ai due anni derivano proprio dall’impossibilità di accedere agli oggetti delle loro brame e dai continui divieti imposti dai genitori per garantire la loro sicurezza in un ambiente popolato da spigoli, cassetti ed oggetti pronti a cadere sulla testa del piccolo malcapitato.

Se i benefici maggiori del gioco euristico risultano a logico appannaggio dei bambini, anche i genitori potranno sperimentare con gioia il piacere di vedere il loro bimbo muoversi perfettamente a suo agio in una dimensione ideata appositamente per lui e potranno tirare il fiato per un po’, limitandosi ad osservare il bimbo senza doverlo costantemente riprendere o guidare in direzione delle azioni che gli è consentito svolgere.

A che età si può iniziare a giocare?

Pur non esistendo una tabella specifica che determina l’impiego del gioco euristico ai bambini, si raccomanda comunque di iniziare l’attività ludica non prima di essere sicuri che il bambino sia in grado di esplorare l’ambiente circostante senza portarsi continuamente alla bocca gli oggetti che gli vengono offerti e a partire da un periodo in cui l’esplorazione avviene in modo consapevole, senza il rischio di che il bambino si trovi disorientato o intimorito dalla varietà di oggetti davanti a lui.

gioco euristico e oggetti

Via libera dunque a partire dal 12esimo mese compiuto, a prescindere dal fatto che il bambino sia capace di stare in posizione eretta o meno, dato che la pratica può essere svolta tanto in posizione seduta, quanto muovendosi per l’ambiente apposito ed ampliandone gli orizzonti.

Salvo in caso in cui il bambino cessi di manifestare interesse per la pratica, il gioco euristico può essere protratto, con tutte le varianti del caso legate ai progressi fatti dal bambino, fino al secondo anno di vita, quando la volontà di svolgere attività più articolate prenderanno l’inevitabile sopravvento sul desiderio di esplorazione si potrà azzardare l’inizio di giochi segnati da semplici regole e obiettivi elementari.

Vivamente consigliato a tutti coloro che cercano un po’ di quiete tra le mura domestiche, il gioco euristico rappresenta dunque quella gradita via d’uscita per tutti i genitori alle prese con bambini molto vispi, ma non ancora in grado di apprezzare fino in fondo quel meraviglioso regalo che vi è costato una porzione della vostra tredicesima e una cospicua quota di tempo, speso tra gli scaffali dei negozi dei giocattoli e non ancora ripagato a dovere.



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