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La mamma trasmette i primi batteri al neonato

20 gennaio 2017
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La mamma trasmette i primi batteri al neonato

La possibilità di digerire un qualunque alimento e di difenderci dalle infezioni contratte dipendono in maniera diretta dall’azione svolta dalle colonie batteriche presenti nel nostro intestino e dunque la tipologia, la composizione, la qualità e la quantità della flora batterica in nostro possesso risultano determinanti per il mantenimento di un buono stato di salute per tutto il corso della nostra vita.

L’unica eccezione alla regola che determina l’intero universo animale, specie umana logicamente inclusa, è rappresentata dai bambini racchiusi nell’utero materno, che si trovano a essere completamente asettici e privi di una qualunque colonia batterica localizzata all’interno dell’intestino, dato che il grembo materno si trova ad essere un’ambiente sicuro e abitabile anche senza il supporto dei batteri “buoni” e che l’organismo della mamma provvede in maniera autonoma a digerire ogni tipologia di nutrimento che verrà in seguito trasmessa al feto, senza che il bimbo debba sforzarsi di comporre i principi alimentari dei quali si trova ad aver bisogno durante le sue fasi di crescita gestazionali.

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Da lungo tempo il mondo della medicina si interroga sul momento esatto in cui avviene la prima colonizzazione batterica dei neonati a seguito del parto e su quali siano le prime tipologie di microrganismi che si insediano nell’organismo del piccino, consentendogli di trarre il massimo benefico dalla prima poppata e di poter dare vita la primo embrionale processo digestivo della sua brevissima vita.

Una risposta all’arcano giunge in queste ore da uno studio condotto dai ricercatori del Cibio, facenti riferimento all’Università di Trento, che hanno aggiunto una tessera al puzzle clinico, mostrando come la trasmissione di batteri avvenga da madre a figlio secondo uno schema denominato verticale e come, dunque, le colonie batteriche presenti nell’intestino dei neonati si trovino ad avere una composizione genetica del tutto simile a quella posseduta dalla mamma.

Mediante una doppia indagine condotta attraverso il ricorso ad una particolare computer e all’analisi del materiale fecale prodotto dai bimbi è stato infatti possibile rilevare che già nelle fasi immediatamente successive al parto (o addirittura durante), la mamma riesce a trasmettere al proprio bimbo una serie di batteri “buonI” derivanti dalla sua stessa impronta genetica e a consentirgli dunque la piena digestione del latte e l’avvio delle prime difese immunitarie che consentono al piccolo di sopravvivere in caso di infezione, cosa che non avverrebbe nel caso ipotetico di assoluta asetticcità.

Ultimo di una serie infinita di studi analoghi, molto dei quali incentrati sulla composizione batterica presente nel canale vaginale delle madri, lo studio pubblicato su mSystems consente in linea teorica di studiare nel dettaglio la possibile insorgenza di successive patologie nel bambino, dovute proprio a quei primi campioni batteriche determineranno il suo stato di salute e la sua capacità di digerire determinati alimenti vita natural durante.

 

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