Universo Bambini
3

La vitamina D in gravidanza previene il rischio di autismo

16 dicembre 2016
3039 Visualizzazioni
0 Commenti
3 minutes read
La vitamina D in gravidanza previene il rischio di autismo

Una recente revisione critica sul fiorente mercato degli integratori alimentari per la gravidanza ha mostrato come la quasi totalità delle compresse dispensate risulti assolutamente inefficace (o addirittura dannosa) e costituisca, al massimo, l’alibi per l’abbandono di una dieta sana, dato che la aspiranti mamme si sentono spesso legittimate a mettere da parte frutta e verdura con aa speranza di poter ricorrere agli integratori per mantenere in feto in buona salute.

Le uniche eccezioni al teorema che prevede l’assoluta inutilità di vitamine e sali minerali in compressa (o bustina) sono rappresentate dall’acido folico e dalla vitamina D, dato una pluralità di studi condotti ad ogni latitudine ha mostrato come l’introduzione di un surplus dei due elementi all’interno dell’organismo delle gestanti riesca davvero a porre al riapro il bimbo da rischi connessi con malformazioni, spina bifida, danni cerebrali e con una serie di patologie che trovano proprio nella carenza dei suddetti elementi il terreno fertile per la loro insorgenza.

vitminadgravidanza_emergeilfuturo

Ad ampliare lo spettro dei possibili benefici della vitamina D in gravidanza è recentemente giunta una ricerca condotta dal Brain Institute dell’University of Queensland e dall’Erasmus Medical Centre in Olanda, secondo la quale una carenza strutturale di vitamina D durante la gravidanza e le primissime fasi di vita del bambino potrebbe trovarsi alla base di un rischio legato all’autismo sensibilmente aumentato e portare così alla luce uno dei fattori che favoriscono la genesi di una patologia ancora misteriosa e non riconducibile ad una singola causa specifica.

Fissando una soglia ottimale di vitamina D nell’organismo nella misura pari a 25 nmol/L e passando al vaglio la presenza del fattore in un campione statistico apri a 4200 gestanti, gli autori dello studio hanno infatti potuto constatare che, laddove la presenza di Vitamina D risultava inferiore alla soglia fissata in corrispondenza della 20esima settimana di gravidanza, la persistenza dell’autismo si faceva più marcata e dedotto quindi che il principio attivo potesse contribuire a tenere sotto controllo quei fattori di rischio che si sviluppano per ragioni ancora ignote.

Benché basata su evidenze di natura meramente statistica, la ricerca rappresenta dunque un ottimo movente per proseguire con l’assunzione di vitamina D e degli alimenti che sono ricchi del suddetto elemento; unico insieme all’acido folico a garantire benefici che riescano a porsi al di là del semplice arricchimento personale di tutti coloro che vendono pillole come se fossero la panacea di tutti i mali di mondo.

 

[adrotate banner=”6″]

Altri post che ti potrebbero interessare

Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi