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Fabriano: maestra d’asilo sospesa per insulti e strattoni ai bambini

26 ottobre 2016
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Fabriano: maestra d’asilo sospesa per insulti e strattoni ai bambini

Il recentissimo dibattito sulla necessità di emanare una legge che imponga l’adozione di telecamere a circuito chiuso in ogni asilo nido presente nel nostro Paese nasce dall’amara constatazione che numerose professioni vengono ormai svolte senza la minima passione e senza quel po’ di vocazione (giusto per parafrasare De Andrè) che imporrebbe alle maestre di intraprendere la carriera solo a fronte del possesso di determinati requisiti etici e comportamentali; pazienza, empatia e tolleranza in primis.

L’ultimo caso di una lunga galleria degli orrori che sta sconvolgendo l’Italia e creando un clima di sfiducia generale, destinato a riverberarsi anche su quegli educatori che invece svolgono alla perfezione il loro lavoro, ha portato al centro delle cronache una maestra d’asilo di Fabriano, nelle Marche, sollevata dal suo incarico dopo che la Polizia ha potuto accertare una serie di insulti rivolti ai bambini e di espressioni impiegate decisamente più degni di una Casa Chiusa (sempre per restare in tema con De Andrè e con la sua Città Vecchia) che di un luogo dove si dovrebbe allenare le giovani menti alla tolleranza e al rispetto degli altrui sentimenti.

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Immortalata senza prova d’appello dalle telecamere apposte a seguito di numerose segnalazioni, la maestra incriminata ha infatti terrorizzato per mesi (forse anni) i piccoli alunni, mortificandoli a più riprese e apostrofandoli con espressioni come “stronzi” che, oltre a denotare un turpiloquio del tutto fuori luogo, risultano semanticamente errate, dato che un bambino piccolo non possiede certo una sfera morale così definita da poter venir considerato “stronzo” nell’accezione che il vocabolo ha assunto nel linguaggio comune.

Linguaggio a parte, la maestra di Fabriano ha dato inoltre prova di una volontà punitiva, comprensiva di strattoni, spintoni e castighi all’interno di tenebrosi “angoli bui”, decisamente frutto dell’incapacità di razionalizzare le marachelle dei bimbi e di ricondurle a quel senso di proporzione tra dolo e punizione che impedisce, ad esempio, di accoltellare che ci sottrae la precedenza nei pressi di una rotonda o di incendiare un ristorante perché la cena era leggermente tiepida.

Fortunatamente, l’ampio novero di reperti audiovisivi ha consentito di sollevare la maestra dal suo incarico e di riportare la salvaguardia psico-fisica dei minori al centro dell’attenzione nostrana, lasciando al contempo l’amaro in bocca per l’avvento di una società in cui le professioni vengono svolte senza quel minimo di passione e vocazione utile ad impedire che i bambini si trasformino in numeri da gestire.

 

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