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Neonata morta in ambulanza, 4 medici a processo

10 novembre 2016
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Neonata morta in ambulanza, 4 medici a processo

Oltre a quel carico di empatia che impedisce di trattare i pazienti come numeri da gestire, l’esercizio della professione medica dovrebbe comportare un’accortezza e un livello di professionalità ineccepibili, dato che dal tempismo e dalla serietà dei medici dipende la possibilità di poter passare indenni quel sottile confine che separa la vita dalla morte.

Divenuto emblema assoluto della mancanza di empatia e professionalità, il caso della piccola Nicole, neonata siciliana morta in ambulanza mentre veniva malamente condotta in direzione dell’ospedale di Ragusa, trova oggi a sua triste coda all’interno delle aule di tribunale, dove i 4 medici coinvolti nell’obbrobrio sanitario consumatosi durante il febbraio del 2015 dovranno rispondere di una serie di accuse che vanno dalla falsa attestazione fino all’omicidio colposo.

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Nata nella clinica Gibino, la piccola Nicole si era infatti trovata a soffrire di disfunzioni potenzialmente letali e a necessitare di un immediato trasferimento presso un presidio sanitario attrezzato per trattare la meglio il delicatissimo caso, divenendo in seguito la triste protagonista di un balletto fatto di indifferenza, inefficienza e cinismo che le è risultato fatale.

Oltre alla sottovalutazione del caso operata dai medici del 118, l’allarme lanciato dal pediatra Antonio di Pasquale si è dovuto scontrare con un muro di gomma e di indifferenza che ha impedito alla piccola di trovare la sua collocazione all’interno di un reparto di terapia intensiva di Catania e costretto, dopo lunghe attese, il personale medico a ripiegare in direzione di Ragusa, dove la bimba non è mai arrivata in vita per via di ulteriori ritardi, della distanza che separava le due strutture e di folli errori che hanno compreso un assurdo sbaglio di rotta da parte dei conducenti dell’ambulanza.

Divenuto tragicamente celebre in virtù della pubblicazione integrale delle telefonate intercorse tra il pediatra e le strutture presso le quali si cercava di collocare la bambina, il drammatico caso di Nicole non poteva ovviamente venire annoverato all’ambito delle fatalità o dei semplici errori medici e, per questa ragione, la procura ha deciso di rinviare a giudizio i 4 autori dello scempio (la ginecologa, l’anestesista, il neonatologo e l’ostetrica coinvolti) con l’intento di restituire un po’ di giustizia alla bimba scomparsa, laddove la vita le è stata purtroppo negata a causa di un mix di scarsa empatia e mancanza di professionalità che poco collimano con la professione medica e con i suoi reali scopi.

 

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