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Niente paura, gli scatti d’ira nei bambini sono segno di normalità

3 agosto 2016
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Niente paura, gli scatti d’ira nei bambini sono segno di normalità

In base ad uno strano scherzo della nostra mente, siamo portati a credere che la vita si configuri come una sorta di linea continua, in cui ogni momento rappresenta il prodotto dell’attimo precedente e ogni caratteristica acquisita, sia essa di tipo comportamentale o attitudinale, si trovi destinata a riverberarsi sul nostro futuro, portando in dote serie problematiche relazionali in caso ci accorgiamo, come d’incanto, di trovarci troppo inclini a comportamenti socialmente sconvenienti, come la collera o l’ira.

Se per quanto riguarda la conformazione di una mente adulta la cosa risulta essere vera solo in parte e comunque arginabile mediante il controllo delle nostre pulsioni, la possibilità di vedere un bambino in età prescolare cimentasi con esplosioni di ira ed eccessi di collera degni di un black bloc ci porta spesso a supporre che il destino del piccolo si avvii sulla strada della criminalità o dell’esclusione e a tentare, spesso in modo non del tutto ortodosso, di insegnare le proverbiali buone maniere al bambino, arrivando al punto di richiedere l’intervento di pediatri e pedagoghi.

ira e fame nei bambini

Premesso che a nessuno fa logicamente piacere convivere con un tenero esserino pronto a trasformarsi nell’incredibile Hulk alla prima contrarietà e a scagliare oggetti in ogni direzione qualora non venga assecondato, lo sviluppo infantile segue comunque un percorso completamente differente nei primi tre anni di vita rispetto alle fasi successive e la reale costituzione della personalità definitiva del piccolo può tranquillamente prescindere da quegli eccessi che sanciscono il corso di un periodo in cui competenze relazionali e abilità sociali si manifestano solo ad un livello istintivo e assolutamente non consapevole o premeditato.

In caso risulti difficile convincere i genitori del fatto che il loro bambino manifesti scatti d’ira non perché affetto da qualche grave scompenso ormonale o a causa di errori protratti nel corso del processo educativo, una recente ricerca è giunta a stabilire come le manifestazioni di collera dei bambini non rappresentino una fonte di allarme e come, al contrario, possano venire tranquillamente annoverate all’interno di un tappa “normale” dello sviluppo, a patto comunque che si riesca comprenderli e ad incanalarli nella giusta direzione, senza tentare di censurali in toto e senza lasciare, al contrario, che il libero sfogo delle pulsioni si trovi ad essere troppo libero.

Gli scatti d’ira possono essere la norma comportamentale

Analizzando nel dettaglio l’intero spettro emotivo di un campione statistico di bambini di età compresa tra i 18 mesi e i 3 anni, un gruppo di ricercatori facenti capo all’università di Washington ha potuto constatare come il 5-7% dei bambini osservati fosse soggetto a scatti d’ira piuttosto intensi, in grado di superare la soglia limite fissata nella misura di 15 minuti e di venire ripetuti svariati volte durante l’arco della giornata.

Andando ad analizzare l’evidenza empirica relativa agli scatti d’ira con l’eventuale presenza di scompensi cerebrali o comunque con condizioni psichiche bisognose di un intervento correttivo, i medici americani hanno potuto osservare come le manifestazioni d’ira percepite quasi mai si accompagnassero a problematiche di natura psicologica o a condizioni patologiche latenti, potendo così concludere che le istanze colleriche dei bimbi rientravano a pieno titolo nella sfera della normalità comportamentale ed andavano spontaneamente esaurendosi al termine del terzo anno di vita, quando una più complessa gamma di emozioni prendeva il posto dell’iniziale ira.

ira normale

Lo studio pubblicato all’interno dell’ampia raccolta pediatrica nota come Journal of the American Academy of Nurse Practitioners, ha inoltre trovato una sorta di conferma “sul campo” delle teorie elaborate in fase di test, grazie ad un’ampia indagine statistica condotta dalla dottoressa Carrie Brennan che ha attestato come circa il 70% dei genitori americani riferisca di problematiche comportamentali relative a figli in età prescolare e come la maggior parte del campione statistico censito si trovi impotente difronte a manifestazioni colleriche del tutto impreviste e difficili da arginare mediante palliativi o deterrenti educativi.

In caso ce ne fosse bisogno, lo studio e l’indagine statistica sono stati condotti con l’intento di attestare dunque come gli scatti d’ira nei bambini di età compresa tra i 18 e i 36 rappresentino al norma più assoluta in materia relazionale e come la loro incidenza, frequenza ed intensità dipendano spesso dalla costituzione specifica del singolo bambino e quasi mai da substrati patologici latenti o da imprevisti occorsi nel processo relativo all’educazione ricevuta durante i primi mesi di vita del piccolo.

Perché sorgono gli scatti d’ira

Manifestazione tipica di quella fase della vita del piccolo, compresa tra l’anno e mezzo e i tre anni, in cui la volontà di scoperta del mondo si associa al desiderio di poter manipolare un numero crescente di oggetti, fino a quel momento privi di interesse alcuno, lo scatto d’ira rappresenta da un lato l’ovvia strategia comunicativa atta ad ottenere quanto desiderato e dall’altro, il frutto di un turbinio di emozioni che il bambino non si trova in grado di esprimere o controllare in modo differente.

Non possedendo ancora le capacità linguistiche utili alla messa in atto di strategie più sofisticate (compresa quella di condurre i genitori in direzione del proverbiale “sfinimento”), il bimbo si trova cioè ad essere spiazzato di fronte ad un divieto o al diniego di una richiesta e non trova altra via d’uscita per uscire dall’impasse emotiva, comprensiva di brama ardente e di altrettanto cocente frustrazione, che quella di urlare, accanirsi contro i genitori in modo fisico, gettarsi a terra o tentare di procurarsi del dolore, con l’intento di attirare l’attenzione su quella che per lui rappresenta al momento la ragione primaria della sua intera esistenza.

ira nei bambini

Spesso confuso con il capriccio o inserito (non proprio a pieno titolo) nella fase dei “terrible twos”, lo scatto d’ira non è dunque soltanto il tentativo di piegare la resistenza dei genitori di fronte ad una richiesta non esaudita, ma rappresenta l’emersione di un vasto universo emotivo nel quale il bimbo si trova improvvisamente inserito e nel quale non riesce ad orientarsi con coerenza, dato che prima dei 18 mesi, le uniche ragioni di frustrazione derivavano da cause di tipo fisco e non erano quasi mai legate a quellasfera della volontà che si trovava ad essere quasi completamente subordinata a quella materna o paterna.

Il fatto che nei bambini possano manifestarsi, con intensità variabile, scatti di ira o eccessi di collera denota dunque l’avvenuta emancipazione dalla fase in cui l’accudimento assoluto rappresentava la norma e la testimonianza relativa la fatto che il processo di maturazione emotiva si sta effettivamente compiendo sotto i vostri occhi, seppur in modo travagliato e spesso doloroso.

Prevenire gli scatti d’ira è meglio che tentare di lenirli

Il fatto che gli scatti d’ira si pongano dunque come un fenomeno comune e risultino, anzi, essere la spia di un’avvenuta maturazione non implica logicamente che ci tocchi in sorte il dover assistere a scenate eclatanti ogni cinque minuti senza poter intervenire o che dobbiamo lasciarci strappare ogni capello dallo scalpo per agevolare il corso delle emozioni infantili.

Se sulle tecniche per lenire gli scatti d’ira si è ormai discusso ad ogni latitudine del globo terrestre, giungendo alla conclusione che la soluzione migliore sia rappresentata dal concedere la minor importanza possibile alla manifestazione collerica operata dal bimbo, gli autori dello studio americano ci tengono comunque a sottolineare come esistano metodologie pedagogiche atte ad impedirne l’insorgenza (almeno in termini frequenti) e come la classica prevenzione risulti molto più efficace della cura a posteriori.

scatti d'ira

Il report ha infatti evidenziato come le maggiori esplosioni colleriche si verifichino infatti con le condizioni associate a stanchezza o fame, le quali, pur non rappresentando il movente specifico della crisi, costituiscono un substrato in grado di amplificarne la portata e di condurne la durata in direzione di quei fatidici 15 minuti al termine dei quali si ha letteralmente la sensazione di impazzire.

Analizzando modalità e tempistiche degli scatti d’ira, i ricercatori hanno cioè scoperto che un normale motivo di rabbia si trasforma in una sorta di guerra nucleare in caso il bambino si trovi stanco ad affamato, dato che l’aumento della produzione ormonale legato al cortisolo amplifica il senso di irrequietezza e la possibilità che il comune scatto d’ira possa non trovare la sua naturale conclusione con la volontà del bambino di dedicarsi ad altro.

Ribadendo a gran voce che l’idea di impedire gli scatti d’ira nei bambini è utopica almeno quanto quella di vedere i nostri figli conseguire il diploma superiore a sei anni, il consiglio è dunque quello di accertare le concause che potrebbero ampliarne la portata e proporre al bimbo di mettere qualcosa sotto i denti o di schiacciare un riposino non appena cominci a manifestare insofferenza verso situazioni piuttosto comuni e appaia visibilmente più nervoso del normale.

Un ulteriore elemento di frustrazione riscontrato nel corso della ricerca riguarda la sfera dei giocattoli e i medici coinvolti nello studio hanno potuto osservare come il ricevere giochi non adatti alle facoltà cognitive dei piccoli, perché troppo semplici o troppo complessi, portasse in dote un supplemento di rabbia dettato dall’impossibilità di comprendere l’oggetto che tenevano tra le mani o dalla noia che sopraggiungeva a seguito di una rapida e semplice esplorazione del balocco.

Andando ad agire sul duplice livello fisco e cognitivo dei bambini coinvolti nel test risultava effettivamente possibile attenuare la soglia di incidenza degli scatti d’ira dei bimbi e diminuirne impatto e durata, anche se eliminare del tutto quei segni di normalità risultava ovviamente impossibile, dato che tutti i bambini sono portati ad avere scatti d’ira, ma che non tutti gli adulti diventano dei black bloc per questo, dato che la nostra vita è spesso frutto di un processo meno lineare di quanto la nostra mente ci porti a credere.

 

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