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L’obesità infantile affatica il cuore dei più piccoli

2 settembre 2016
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L’obesità infantile affatica il cuore dei più piccoli

Per quanto si cerchi di scorgere l’indicatore atto a definire i tempi correnti nei numerosi comportamenti sociali in atto e nel carico di invenzioni tecnologiche che ammantano la nostra epoca, non esiste forse alcun indicatore migliore di quello legato al cibo, alla sua fruizione e alle mutevoli linee guida emanate in ambito pediatrico, specchio assoluto delle tendenze sanitarie in atto su scala globale in materia di obesità e sovrappeso.

Se nell’immediato dopoguerra la tendenza più diffusa tra i pediatri era quella ad alimentare i bambini in età prescolare con cibi iperproteici e ipercalorici e la memoria della fame, appena patita, imponeva un occhio di riguardo in direzione di curve tondeggianti e faccine paffute, oggi i medici si trovano a fronteggiare l’emergenza di tipo opposto e, passata una fase iniziale in cui l’ossessione relativa alle proverbiali curve di crescita resta ben presente, i medici cominciano a puntare il dito i direzione di quei genitori che assumono comportamenti tropo indulgenti nei confronti dell’alimentazione dei piccoli e a parlare di vere e propria obesità non appena il bimbo raggiunge un’età in cui può comprendere alla perfezione il significato del termine e trarne, suo malgrado, le debite conseguenze.

obesità e cuore grasso

A differenza dell’atavico terrore relativo alla presunta magrezza dei bimbi, dettato più da esigenze emotive che non da reali motivazioni mediche, le apprensioni relative all’eccessivo peso assunto dai bambini a partire dalle fasi successive allo svezzamento vanno tuttavia ammantandosi giorno dopo giorno di nuove evidenze scientifiche, le quali, seppur sempre parziali e spesso passibili di revisioni critica, paiono nel complesso fugare ogni ombra di dubbio in merito al fatto che il classico boccone di troppo andrebbe limato per prevenire l’insorgenza di uno spettro patologico quasi infinito.

Non stupisce più di tanto, dunque, che l’aria che tira abbia condotto i cardiologi europei riuniti a Roma nel corso del congresso della Esc (Società di cardiologia europea) a riservare un ingente spazio alle vicende pediatriche, un tempo aliene dalla discussione incentrata sulle patologie cardiovascolari e oggi diventate il centro focale delle possibili problematiche che potrebbero insorgere in caso di sovrappeso ed obesità infantile protratte nel tempo.

Andando ad analizzare un’ampia rassegna di studi clinici in materia, l’attenzione dei medici è stata catturata in particolar modo da una recentissima ricerca che attesterebbe come il grasso in eccesso nei bambini sia destinato a “pesare sul cuore” dei piccoli fin dall’età prescolare e come una riconversione tardiva verso un regime alimentare meno calorico e povero di zuccheri potrebbe non consentire il pieno sgravio dalle problematiche connesse con i danni accumulati durante la prima infanzia.

I danni al cuore dei bimbi prodotti dal grasso in eccesso

Presentato nel corso del sopracitato congresso della Esc, lo studio oggetto di interesse cardiologico è stato condotto in sinergia dai medici facenti capo all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, all’università la Sapienza e Tor Vergata e dalla Federazione italiana Medici pediatri ed ha preso in esame un campione statistico composto da 5.700 bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni per riscontrare l’eventuale parallelismo tra un aumento ponderale imprevisto e la comparsa di una quadro sintomatologico che lasciasse presagire il sopraggiungere di complicazioni cardiologiche al trascorrere degli anni.

Dopo aver osservato i bambini per un periodo di tempo pari ad un anno e aver suddiviso il campione in due distinti gruppi, sulla base di un’indice di massa corporea assimilabile ad un’autentica condizione di obesità oppure ad una più lieve fase di sovrappeso, i ricercatori romani hanno potuto constatare come, al salire del livello ponderale si accompagnassero già primordiali evidenze di tipo cardiaco e come il grasso in eccesso andasse ad affaticare il cuore dei bimbi fin dalle prime fasi della vita.

obesità, cuore e ventricolo

Nel dettaglio, l’analisi condotta sul cuore dei bambini ha mostrato come il grasso in eccesso tendesse a produrre un aumento di dimensioni in corrispondenza del ventricolo sinistro ed accumuli adiposi ubicati in prossimità dell’epicardio, il che si traduce, tecnicismi a parte, in un aumento di peso e dimensioni del cuore tale da poter far insorgere problematiche legate all’afflusso cardiaco al trascorrere del tempo.

In sostanza, oltre ai rischi cardiovascolari e coronarici indiretti, generati a partire dal naturale processo di occlusione di vene ed arterie per via del grasso in eccesso, la ricerca italiana ha mostrato come, fin dalle prime fasi di vita dei bambini, l’eccesso di peso vada riverberarsi in modo diretto sulle condizioni di salute del cuore, più affaticato a causa di dimensioni non comuni e costretto ad un lavoro extra che potrebbe in seguito condurre alla tragica e prematura cessazione delle sue funzioni vitali.

Inoltre, un’ulteriore disamina compiuta sui valori ematici dei bambini coinvolti nel test ha mostrato come i marcatori si trovassero pienamente in linea con i fattori di rischio presenti nell’universo adulto, sfatando così l’antico mito che prevede le problematiche a carico del sistema cardiovascolare alla stregua di un’eventualità relegata ad età avanzate e frutto di anni e anni di scompensi e squilibri.

Prevenire l’obesità infantile

Premesso che tutti noi siamo figli di una cultura che tende spesso a confondere il cibo con l’affetto e che ci porta a giudicare il diniego alimentare come la peggiore delle sofferenze che si possono infliggere ad un povero esserino indifeso, le sempre più numerose evidenze cliniche suggerirebbero che un intervento in merito alla piaga dell’obesità infantile da effettuarsi prima che sia troppo tardi e che ci si ritrovi tristemente a piangere sulla merendina versata.

Senza votarsi all’estremo opposto e tenere il bimbo a pane ed acqua per paura che un infarto possa coglierlo sugli albori dei 40 anni, i maggiori nutrizionisti a livello mondiale concordano sul fatto che, una volta compiuto lo svezzamento, l’imposizione di alcune semplici regole, concernenti principalmente tempistica e modalità dei pasti, possa contribuire a ridurre i rischi legati a sovrappeso ed obesità.

obesità e grasso sul cuore

Una delle prima cause di accumulo ponderale durante gli anni immediatamente precedenti all’inizio delle scuole è infatti rappresentata dalla diffusa tendenza ad alimentare i bambini secondo orari del tutto casuali e a rifornire il bambino di snack e merendine ad ogni ora, fenomeno che impedisce il normale corso digestivo e che porta il piccolo a prediligere spuntini poco sani rispetto al pasto principale, data l’immediata accessibilità del cibo ad ogni ora.

Esattamente come accade nel mondo degli adulti, un altro fattore di rischio è legato all’inerzia e alla sedentarietà, soprattutto durante quelle primordiali fasi della vita in cui tende spesso a tenere il piccolo a “riposo forzato” per paura che possa procurarsi lesioni o gettarsi tra le proverbiali braccia del pericolo e, anche in questo caso, sarebbe utile seguire una sorta di via di mezzo, evitando di tenere il bimbo sul divano tutto il giorno ed impedendo al contempo di lasciarlo vagare in libertà.

Tentare di dedicare un’oretta al giorno ad attività di tipo aerobico da svolgersi in compagnia con i genitori, risulta infatti un’arma efficace allo smaltimento delle calorie in eccesso ed è sufficiente concentrarsi su attività semplici (come una sorta di ballo di gruppo tra le mura domestiche) per impedire che il bimbo di incammini in direzione della strada che conduce all’ozio, se non altro quantomeno per assuefazione ai cartoni animati, ai videogiochi e al dolce far nulla che tanto ci solletica.

Sarebbe inoltre utile evitare di gestire la somministrazione del cibo come premio o ricompensa per un determinato comportamento: dare un dolcetto al bimbo che si è comportato “bene”, tende infatti a produrre nella sua mente la pericolosa associazione di idee che prevede il cibo alla stregua di un atto di affetto e gratitudine e a percepire l’alimentazione come un fattore di natura strettamente emotiva, con conseguente predisposizione verso le celeberrime abbuffate consolatorie o la ricerca di zuccheri per far fronte alla malinconia.

Infine, è sempre raccomandabile eseguire visite di controllo a cadenza periodica, di modo da poter valutare con il pediatra di riferimento l’eventuale esistenza di rischi legati a sovrappeso ed obesità e poter così ricevere quella lunghissima gamma di consigli che tutti i pediatri sono ben lieti di elargire a pieni mani, come specchio di un’epoca storica che ha superato le vicissitudini della fame e della denutrizione da tempo immemore, ma che ancora non se ne è resa del tutto conto.

 

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