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Televisione accesa e rumori di fondo rallentano l’apprendimento dei bambini

22 luglio 2016
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Televisione accesa e rumori di fondo rallentano l’apprendimento dei bambini

Probabilmente, una delle più ataviche paure che attanaglia l’umanità riguarda la possibilità di sentirsi soli e, nonostante tutti noi ci ostiniamo ripetere che una sana solitudine risulti di gran lunga preferibile ad una pessima compagnia, trascorriamo pochi attimi delle nostre giornate senza qualcuno al nostro fianco o senza che il surrogato digitale di una conversazione non ci impegni in lunghe disquisizioni condotte dall’altro capo della tastiera con persone, più o meno note, che evidentemente provano lo stesso sgomento di fronte a silenzio e solitudine.

Proprio la paura della solitudine ha fatto in modo che l’accessibilità ai dispositivi tecnologici, televisione in primis, andasse a creare un’insolita colonna sonora dei nostri attimi trascorsi tra le mura domestiche, dato che risulta effettivamente difficile trovare una sola abitazione in cui tv, computer, stereo e radio risultino simultaneamente spenti, persino in caso gli abitanti si trovino in tutt’altre faccende affaccendati e badino gran poco al fluire delle immagini o dei suoni che riempiono confusamente le mura.

Bambini, rumore e linguaggio

Purtroppo, la diffusissima abitudine di lasciare televisori e quant’altro perennemente accesi anche mentre si discute, si cucina, si stira o si chiacchiera, si è tramutata nella norma più assoluta per quell’universo infantile sempre più propenso a studiare o leggere un libro in compagnia di iPod, iPhone, iMac e di tutto ciò in cui la “i” iniziale non rimanda logicamente alla sfera dell’”Io”, se non per assonanza.

Se fino ad oggi la tendenza è stata semplicemente reputata fastidiosa ed incomprensibile per un mondo adulto, portato a domandarsi come diavolo facciano i bimbi a comprendere il senso delle parole scritte in presenza di brusii paragonabili a quelli di un cantiere, un recentissimo studio attesta come fin dalla tenera età la continua presenza di rumori di fondo all’interno dell’ambiente domestico di riferimento si ponga alla stregua di un ostacolo al corretto sviluppo delle facoltà cognitive dei bambini e porti in dote future problematiche legate all’apprendimento, prima ancora che il binomio studio-rumore abbia effettivamente luogo.

Secondo lo studio, i primi danni sulla sfera dell’apprendimento si manifesterebbero infatti già durante le primissime fasi della vita dei bambini e andrebbero a porsi come deterrente per il corretto apprendimento della sfera linguistica infantile, limitando l’accesso e la comprensione delle parole pronunciate dagli adulti, ritardando così il normale ingresso dei piccoli nel regno delle entità dotate di un linguaggio verbale a tutti gli effetti.

La ricerca

Gli studiosi facenti capo alla University of Wisconsin-Madison e capitanati dalla dottoressa Brianna McMillan sono giunti ad una conclusione apparentemente banale, ma lungi dal tradursi in un cambio di abitudini, svolgendo un’accurata indagine incentrata su un campione statistico di 40 bambini, ai quali venivano proposte parole nuove, mentre i ricercatori si trovavano intenti a simulare la presenza di rumori di fondo dall’intensità paragonabile a quella prodotta dalla televisione o dalla radio lasciate accese.

In una prima fase, gli scienziati americani hanno preso in esame le risposte cognitive e linguistiche prodotte da 40 bambini di età pari ai 23 mesi, con l’obiettivo di istituire una correlazione tra la persistenza di rumori molesti e ritardi linguistici durante una fase della vita in cui si assiste generalmente alla cosiddetta “esplosione del linguaggio” e in cui bambini cominciano a memorizzare un quantitativo piuttosto ingente di vocaboli, indipendentemente dalla loro capacità di esprimerli o meno.

bambini rumore sfera congitiva

Successivamente, lo stesso esperimento è stato ripetuto su un campione di bimbi di sei mesi più grandi rispetto ai precedenti e dotati quindi una sfera linguistica ormai prossima alla piena formazione, per poi passare, infine, al vaglio 26 bambini sottoposti allo stesso identico test in una stanza completamente silenziosa e priva di qualunque fonte di distrazione rispetto allo stimolo uditivo principale, consistente appunto nella serie di parole pronunciate dai ricercatori.

Tutti e tre gli esperimenti hanno dato esiti analoghi, mostrando come, a prescindere dall’età del campione impiegato, i bambini riuscissero ad immagazzinare e a comprendere il senso delle parole proposte loro solo in assenza di rumore di fondo o di altre distrazioni, confermando così l’ipotesi iniziale della dottoressa McMillan che prevedeva televisori lasciati accesi e stero in perenne modalità “on” all’origine del ritardo accusato da alcuni bambini durante la fase dello sviluppo cognitivo.

I bambini non necessitano di distrazioni uditive

Come già sottolineato a più riprese da un’ampia serie di studi in merito, i bambini in età prescolare non sono dotati di un livello di attenzione di tipo multitasking e non si trovano in grado di distinguere la fonte primaria del loro interesse cognitivo dalle possibili deviazioni presenti nel medesimo ambiente; ragione in base alla quale lo studio pubblicato su Child Development aggiunge ulteriori evidenze a quanto ampiamente già assodato.

Non trovandosi cioè i bambini piccoli perfettamente in grado di isolare il suono principale da quelli provenienti da fonti esterne, si genera all’interno del cervello dei piccoli una sorta di confusione perenne che li spinge a non comprendere appieno il senso delle parole rivolte loro, in caso i brusio della televisione si infrapponga tra il nostro canale di comunicazione e il loro.

bambini e televisore

Le conseguenze dei televisori lasciati perennemente accesi nella stanza o di altre divagazioni sonore si traduce dunque nella possibilità che i piccoli esposti ad un bombardamento sonoro privo di senso fatichino a giungere ad una condizione di piena padronanza della sfera linguistica, protratta fino al momento in cui il loro cervello si troverà in grado di distinguere i differenti livelli di comunicazione e di ascrivere ogni fonte sonora al suo ruolo specifico.

L’eventualità paventata dai ricercatori americani non riguarda ovviamente televisori e lettori musicali in quanto tali, ma coinvolge quella specifica situazione in cui gli ausili tecnologici cessano di essere la fonte dell’attenzione dei bambini per andare ad occupare una parte del loro sfondo sensoriale, il che significa, tradotto in parole povere, che lasciare guardare la tv al bambino (con ovvi limiti) o ascoltare la musica non rappresenta di per sé un deterrente allo sviluppo della loro sfera cognitiva e linguistica, ma comincia ad esserlo quando la tele diventa uno sfondo onnipresente e si tenta di riportare il piccolo ad altre forme di comunicazione verbale.

Evitare distrazioni sonore è fondamentale!

Molto prima che le distrazioni sonore diventino (purtroppo) la norma più assoluta per i nostri figli e che le continue domande relative all’impossibilità di studiare con televisione, iPod e computer accesi cadano del vuoto, dal momento che nessuno ci ascolta, è opportuno cercare di operare quei basilari ed evidenti accorgimenti suggeriti dalla ricerca di modo da garantire, almeno durante i primi anni di vita, il corretto sviluppo delle facoltà cognitive del bimbo.

Il consiglio è dunque quello di cercare di sottoporre i bambini in età prescolare ad uno stimolo acustico alla volta, sia esso rappresentato dalla nostra voce, dalla televisione o dall’ascolto di musica e di mantenere gli ambienti domestici privi da brusii ed interferenze durante l’arco della giornata, cercando, ad esempio, di spegnere la tv quando tutta al famiglia si trova seduta a tavola e l’attività principale è costituita dalla cena e dal novero di chiacchiere che tradizionalmente l’attività comporta.

Via libera dunque ad un’oretta di televisione o di musica al giorno, ma solo a patto che l’attività risulti totalizzante in quello specifico momento e che quanto presente sullo schermo o nel lettore musicale attiri davvero l’attenzione del bambino e risulti funzionale all’ampliamento del suo spettro cognitivo e magari anche all’apprendimento di nuovi vocaboli e totale semaforo rosso acceso in direzione dell’onnipresente tv accesa, soprattutto quando c’è un bimbo in casa e la possibilità di sentirci soli al punto di cercare conforto in compagnie artificiali non sussiste affatto.

 

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