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Televisione e bambini: quando, come e cosa guardare

11 luglio 2016
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Televisione e bambini: quando, come e cosa guardare

La generazione cresciuta negli anni immediatamente successivi al boom economico e alla diffusione della televisione all’interno delle abitazioni domestiche è stata cullata dalla persistente convinzione che l’impiego del nuovo mezzo elettronico ci avrebbe resi tutti più o meno stupidi e che il diabolico strumento non si trovasse per sua stessa natura ad essere adatto alla sfera cognitiva dei bambini, sottoposti ad un bombardamento di immagini e suoni difficili da comprendere e ricondurre all’interno della componente percettiva più adeguata.

Premesso che, come accade per tutti i moniti allarmistici, una componente di verità dietro l’invito non far guardare al televisione ai bambini c’era davvero, la nostra generazione è comunque divenuta adulta senza troppi squilibri e senza che l’esposizione a rappresentazioni simulate desse luogo a quell’esplosione sociale di serial killer e torturatori a più riprese paventata da pedagoghi e pediatri in era post-bellica.

bambino tv genitori

Dato che la televisione rappresenta ormai, volente o nolente, una componente ineliminabile della nostra quotidianità e che vietarla del tutto ai nostri figli in età prescolare potrebbe dar luogo ad un effetto boomerang nel corso degli anni successivi, occorre cercare di incanalare la naturale meraviglia dei bambini verso quella strana scatoletta parlante ultra-piatta all’interno di un percorso didattico di più ampio respiro, in cui la visione di un programma si pone da preambolo all’esecuzione di altre attività ben più proficue.

Se limitata a brevi sessioni e sottoposta ad un insieme di regole domestiche, la televisione può infatti cessare di essere un semplice svago infruttuoso per trasformarsi nell’occasione di comprendere a fondo i gusti e i desideri dei nostri bambini e  risultare propedeutica allo sviluppo di autentiche passioni, ma solo a patto che non si decida di impiegare lo strumento a nostra disposizione come un parcheggio temporaneo o un luogo ameno dove lasciare il piccolo in attesa che terminiamo di lavare i piatti o spolverare casa.

La televisione non è un diversivo, né una balia

Come premesso, la televisione non deve mai venire considerata alla stregfua di uno strumento atto a distrarre o calmare il piccolo, per via di una duplice ragione legata alla ricezione del mezzo da parte del bimbo e all’innescarsi di una spirale emotiva che porterà il bambino ad essere sempre più dipendente dalla tv e dai suoi effetti sul cervello, con il risultato di una situazione ormai fuori da ogni controllo e di telecomandi che vanno a sostituirsi ai ciucci nella loro funzione rasserenante.

Consentire ad un bambino in età prescolare di guardare la tv per porre fine ad una situazione di stallo dettata da un capriccio o dalla semplice impossibilità di svolgere le faccende domestiche significa infatti porre lo strumento davanti agli occhi del bambino come un naturale sostituto del genitore, pronto a subentrare quando mamma e papà non si trovano in grado (per ragioni più o meno oggettive) di portare a termine il loro compito.

bambini televisione

L’espressione “Guarda pure la televisione, mentre io lavo i piatti” viene infatti percepita dal bambino alla stregua di una delega delle facoltà genitoriali, di modo che se la mamma non può prestare attenzione la bambino, qualcun altro lo farà e si instaurerà nel piccolo una pericolosa associazione di idee che lo porta a percepire la tv alla stregua di un surrogato materno.

Identico discorso vale per gli effetti consolatori della televisione (estesi anche a smartphone, tablet e consimili): è compito del genitore rassicurare il bambino, spiegargli il perché del suo disagio e mostrargliene la transitorietà; mettere un bimbo davanti alla tv ogni volta che piange non chiarisce la natura del suo tormento e non gli dà occasione per non ripeterlo, ma semplicemente confonde le sue idee e lo porta in direzione di quella divagazione che gli fa dimenticare, ma non attenuare, il movente all’origine del suo piccolo problema.

Numerosi studi hanno infatti attestato come la prassi di impiegare la tecnologia con effetto calmante di adito alla genesi di bambini sempre più irrequieti e sempre meno in grado di tranquillizzarsi in assenza di un supporto esterno e di un’azione del tutto simulata, con conseguenti difficoltà aumentate di gestire il bambino, qualora ci ritrova nell’impossibilità di ricorrere allo strumento tecnologico o si comprendano finalmente gli effetti del suo abuso.

La televisione non è un diversivo e neanche una balia, dunque, e non va mai confusa per una sorta di Manna dal Cielo che giunge in soccorso alle nostre esigenze domestiche, per far fronte alle quali esistono altre strategie e altri sistemi decisamente meno invasivi.

Come guardare la televisione con i bambini

Se si desidera dunque consentire ai bambini di osservare la televisione per un periodo di tempo, comunque limitato durante l’arco della giornata, la cosa migliore da fare non è piazzare il piccolo davanti all’apparato nella speranza che recepisca qualcosa di buono dal continuo bombardamento audiovisivo al quale si trova sottoposto, ma cercare di piegare la diabolica tv ai nostri scopi, iniziando a sfogliarla come se fosse un libro.

Precondizione alla visone di un programma televisivo è rappresentata proprio dalla possibilità di avere a fianco un genitore in grado di guidare, delucidare e incoraggiare il piccolo, alle prese con un mondo nuovo da esplorare e con un’esperienza, che, al pari di tutte le altre esperienze, necessita di una guida salda per poter venire compiuta in sicurezza e trasformarsi in un’esperienza divertente.

bambino davanti alla televisione

Iniziate dunque a guardare al televisione con vostro figlio non appena il piccolo mostrerà interesse per quel congegno magico che tanto incanta gli adulti, sedetevi al suo fianco e cercate di descrivere il più possibile con termini chiari forme, colori, immagini e scene proposte sullo schermo, di modo da sollecitare il suo interesse verso la sfera linguistica e da consentire, man mano che il bimbo si farà più grande e curioso, di ricondurre l’azione simulata ai canoni della vita reale secondo i quali il bimbo tende ad ordinare e definire il suo mondo, facendogli capire che ciò che vede può essere “buono” cattivo”, “bello”, “brutto” o “simpatico” esattamente come accade all’esterno dello schermo, ma che quanto sta osservando non è mai vero in senso assoluto.

Cercando di aiutarlo nella “lettura” dei programmi televisivi ne ricaverete non solo ingenti benefici in termini di sviluppo delle facoltà cognitive, ma avrete anche occasione di carpire i suoi segreti intimi e di capire cosa lo appassiona davvero e cosa continuerà ad appassionarlo anche una volta spenta la televisione.

Guardando la tv con i piccoli consente infatti di poter permeare il loro subconscio e di potersi immergere nei meandri della loro fantasia, per poi replicare quanto appreso in chiave ludica, emotiva, didattica e morale una volta fatto ritorno alla vita reale.

Una volta appreso, ad esempio, che il piccolo Marco di quasi due anni si diverte nell’osservare dei coniglietti che giocano con la palla o degi orsetti intenti a raccogliere fiori e che le due situazioni visualizzate lo portano in direzione di un consenso maggiore rispetto d altri elementi della narrazione, il resto della giornata risulterà organizzato, dato che è molto semplice trasferire quelle medesime attività nella vita reale ed emulare le azioni compiute dai suoi personaggi preferiti, spiegandogliene anche il senso e le basilari regole.

Allo stesso modo, una volta tracciato un quadro di ciò che davvero interessa a nostro figlio, sarà agevolmente possibile passare dallo schermo ai libri colorati, proponendo ai bimbi la lettura si storie incentrate su soggetti simili (se non identici) a quelli visti in tv e ponendo l’accento sul fatto che i libri consentono di rivivere all’infinito le medesime esperienze, senza che la fruizione risulti transitoria o vincolata ai capricci dei palinsesti, così facendo riuscirete a garantirvi un approccio alla lettura piacevole e graduale, senza forzare bambini che per loro natura potrebbero non risultare attratti dalla vecchia cara carta scampata.

Guardare la tele con vostro figlio consente infine, a partire dal secondo anno di età, di trasformare la narrazione nel movente per insegnamenti morali e affini, andando a spiegare perché un determinato soggetto è incappato in una punizione e perché le sue azioni risultavano sgradevoli, per poi richiamare l’episodio alla memoria del bimbo ogni volta in cui tenterà di trasgredire le regole e di non conformarsi ad una normale condotta morale in linea con le aspettative della sua età.

Cosa guardare con i bambini

Il problema dei contenuti della fruizione si pone non appena passata quella breve fase della vita in cui vi accorgerete che, a fronte di una proposta televisiva vastissima, vostro figlio potrebbe prediligere gli spot pubblicitari, dato che l’assenza di trama, il rapido stacco musicale e la presenza di attori sempre sorridenti potrebbe avere più appeal su di lui durante i primissimi mesi di via rispetto a programmi ideati come lo scopo di divertirlo ed intrattenerlo.

Passata la breve fase legata al “tutto e subito”, il bimbo risulta comunque in grado di comprendere brevi narrazioni e di collocare con esattezza la presenza di scene all’interno di un universo immaginario in cui i programmi assumono una valenza definita oltre i suoni, le luci e le musiche che trasmettono ad un livello istintivo.

bambino guarda la tv

Proprio durante questa fase occorre capire cosa piace davvero la bambino e corredare la vostra visione domestica con programmi che risultino gradevoli, ovviamente adatti alle sue facoltà intellettuali ed in grado di porsi come spia circa la sua personalità e le sue naturali inclinazioni.

Anche senza troppe disamine, risulta evidente che esiste un ampio novero di cartoni animati finalizzati a raggiungere il suddetto scopo e che la scelta di quello più adatto deve porsi in linea con i suoi gusti e con le linee guida fissate da mamma e papà in termini di sviluppo ed evitare tutto ciò che, anche se concepito per un pubblico infantile, potrebbe discordare con i nostri ideali pedagogici o con le nostre metodologie di insegnamento.

Senza voler sminuire il ruolo dei cartoni animati e il ruolo ruolo preponderante nell’universo infantile, è comunque possibile proporre al piccolo anche altre tipologie di fruizione televisiva, iniziando da quelle sportive (sempre per il suddetto spirito di emulazione che potrebbe condurli a voler giocare a palla con voi) o forme di intrattenimento ideate per l’intera famiglia, come i quiz televisivi, che basandosi su un sistema di domande e risposte potrebbero stimolare nei bambini più grandicelli la volontà di apprendere e di comprendere il sistema di interazione basato su domande e risposte.

Qualunque programma si decida di far vedere ai bambini è sempre importante non eccedere e fare in modo che la fruizione televisiva sia sempre funzionale, per quanto possibile, allo svolgimento di attività più divertenti e didattiche, senza farsi prendere dall’ansia in caso la cosa tenda naturalmente a sfuggire un po’ di mano, dato che noi stessi siamo sopravvissuti senza troppi traumi a maratone televisive e moniti allarmanti di un’allarmante Italia post-bellica.

 

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