fbpx
Intrattenimento
1

Justin Timberlake ha rischiato la galera per un selfie “elettorale”

27 Ottobre 2016
1002 Visualizzazioni
0 Commenti
3 minutes read
Justin Timberlake ha rischiato la galera per un selfie “elettorale”

Dal giorno stesso in cui è stata ideate la democrazia, apparve chiaro a chiunque che la bontà del nuovo sistema dipendeva dalla possibilità di impedire che i risultati delle votazioni venissero alterati da pressioni e compravendite e che, per tanto, le moderne cabine elettorali dovevano configurarsi alla stregua di confessionali laici, dai quali nulla doveva trapelare e nulla doveva entrare.

Chiaro a chiunque, tranne che al signor Justin Timberlake, balzato agli onori delle cronache planetarie non in virtù di un nuovo tormentone estivo o di una performance cinematografica, ma proprio per aver avuto la poca accortezza di scattarsi un selfie mentre si trovava all’interno di una cabina elettorale, luogo nel quale è stato colto dall’improvviso bisogno di testimoniare di fronte agli occhi del mondo il fatto che si trovasse intento a votare per le Presidenziali dal seggio di Memphis, quasi come se fosse il primo cittadino ad esercitare questo diritto dai tempi dell’antica Atene.

justintimberlakeselfie_emergeilfuturo

Postato su Instagram, l’imprudente scatto si è rapidamente tradotto in una scia di indignazione globale da parte di quei miliardi di elettori che vengono logicamente privati di cellulari e fotocamere al momento dell’ingresso nel seggio e ha spinto le autorità locali a mettere sotto indagine Justin Timberlake, dato che la pratica risulta ovviamente vietata negli Stati Uniti e che, in assenza delle sospensioni condizionali presenti da questa parte dell’Oceano, lo sconsiderato gesto avrebbe potuto condurre la popstar in galera per una trentina di giorni.

Dopo aver meditato sul da farsi, data la scarsità di omologhi precedenti, le autorità a Stelle e Strisce hanno comunque deciso di “graziare” Justin Timberlake e di non procedere con ulteriori indagini, accogliendo le scuse del cantante e strizzando quell’occhio benevolo che di tanto in manto si manifesta di fronte alla popolarità del reo confesso e che si traduce in un semplice buffetto.

Lieto fine a parte, la vicenda si pone come monito per chiunque, anche nel nostro Paese, avesse intenzione di emulare il suo idolo canoro e di entrare in cabina elettorale il prossimo 4 dicembre provvisto di uno smartphone e di poca consapevolezza circa gli esatti meccanismi che rendono la democrazia, con tutti i suoi limiti, preferibile alle altre forme di governo fino ad ora inventate.

 

[adrotate banner=”6″]