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Salute e Benessere
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Calvizie addio grazie alle cellule staminali?

30 Gennaio 2015
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Calvizie addio grazie alle cellule staminali?

Riguardando un qualunque film girato durante gli anni ’70 ,ci si può accorgere rapidamente di quanto i costumi e l’estetica globale abbiano subito un drastico cambiamento in poco meno di mezzo secolo: più che i desueti jeans a zampa di elefante e le camicie hawaiane indossate anche durante una tempesta di neve in Alaska, a suscitare un minimo di perplessità ai nostri occhi è la diffusissima pratica del “riporto”, maldestro tentativo di nascondere incipiente calvizie attraverso acconciature tanto complicate quanto improbabili.

Sebbene gli anni 2000 abbiano sdoganato tagli di capelli cortissimi, in grado di livellare le differenze genetiche maschili, la calvizie resta comunque un problema percepito come fonte di disagio sociale per una nutrita schiera di uomini, i quali potranno presto abbandonare autotrapianti ed estensioni posticce per votarsi in direzione delle moderne tecniche incentrate sull’utilizzo di staminali.

A seguito di uno studio condotto su cavie da laboratorio, i ricercatori facenti capo al Sanford-Burnham Medical Research Institute di San Diego hanno infatti dimostrato, per la prima volta al mondo, la possibilità di far ricrescere i capelli venuti tragicamente a mancare mediante il ricorso a cellule staminali umane, isolate in vitro e successivamente trapiantate all’interno del cuoio capelluto.

L’impiego di cellule staminali in sostituzione delle comuni papille dermiche impiegate durante gli interventi di autotrapianto ha infatti consentito ai medici americani di sopperire alle lacune connesse con la diffusa pratica e di garantire alle cellule moltiplicate in vitro quella stabilità che risulta spesso deficitaria a causa della fragilità delle componenti impiegate.

Sostanzialmente, durante i processi di autotrapianto vengono prelevate dal cuoi capelluto alcune particolari cellule pilifere (denominate papille dermiche) che vengono poi moltiplicate e reinserite nelle zone della testa dove si è manifestata la calvizie, tuttavia, la moltiplicazione delle papille dermiche conduce ad una fragilità delle cellule che si trovano speso a non “attecchire” una volta inserite nel cuoio capelluto; l’impiego di staminali, per contro, pare perfettamente in grado di mantenere inalterata la struttura delle cellule e di garantire trapianti permanenti e resistenti.

Dopo aver tentato con successo l’esperimento in un gruppo di topi, preventivamente depilati, ora gli scienziati di San Diego si apprestano a riprodurre la tecnica sugli esseri umani, con la speranza di poter deporre una pietra tombale sulle ingenti opere di rasatura, sugli autotrapianti poco efficaci e soprattutto su quegli inguardabili riporti che spuntano, di tanto in tanto, come schegge impazzite provenienti dagli anni’70.

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