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Salute e Benessere
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Cibi contaminati, ecco la lista della Coldiretti

21 Aprile 2016
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Cibi contaminati, ecco la lista della Coldiretti

Dando ormai per assodato che il mercato globale ha prodotto lo sdoganamento di alimenti e prodotti ortofrutticoli coltivati alle più disparate latitudini del globo terrestre, resta ora da capire se tutti quegli allarmi sulla presunta pericolosità dei cibi in questione si trovano a possedere un reale fondamento o se sono il semplice (quanto legittimo) prodotto della volontà di salvare il settore italiano dalle continue ingerenze esterne.

Stando a quanto sostiene la Coldiretti, recentemente scesa in piazza a Napoli per protestare contro le importazioni selvagge, un discreto numero di cibi che quotidianamente importiamo e consumiamo si troverebbe ad essere effettivamente contaminato da sostanze non proprio ideali per il mantenimento della salute e a tal proposito è stata stilata una sorta di black list contenente i prodotti da evitare come la peste, o quasi.

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La lista, sorta sulla scia delle indicazioni partorite dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) comprende: broccoli di derivazione cinese; prezzemolo del Vietnam e foglie di basilico coltivate in India; prodotti aggiudicatisi il podio virtuale dell’infamante graduatoria in virtù della loro capacità di risultare nella quasi totalità dei casi in grado di sfuggire ad ogni controllo e ad ogni normativa comunitaria in materia di coltivazioni e pesticidi vietati.

A ridosso dei tre alimenti considerati come più pericolosi e meno controllati al mondo si sono piazzati le melagrane egiziane, i peperoncini della Thailandia, i piselli del Kenya, la menta proveniente dal Marocco e ingenti quantitativi di frutta coltivata in Sud America, dove le norme meno restrittive e la possibilità di sfuggire ai controlli doganali non è poi tanto remota.

In tutti i campioni alimentari censiti sono state riscontrate tracce di sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la salute umana, seppur in differenti concentrazioni, e tali da domandarci se il contrappasso da pagare sull’altare di un economia globale debba essere tanto salato e tanto denso di allarmi spesso più che giustificati.

 

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