Salute e Benessere
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Epatite, Giornata Mondiale e nuove speranze di cura

19 maggio 2015
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Epatite, Giornata Mondiale e nuove speranze di cura

La nostra esistenza su questa terra dipende sostanzialmente dalla combinazione di due distinti fattori di rischio: quelli che dipendono da noi e possono, per tanto, venire controllati e minimizzati tramite il ricorso ad uno stile di vita più consono e quelli che prescindono totalmente la nostra volontà e vengono delegati alle mani della ricerca clinica.

Mentre lo slogan ufficiale della Giornata Mondiale dedicata all’Epatite (oggi 19 Maggio) pone doverosamente l’attenzione sulla nostra responsabilità ricordandoci come “Preventig Hepatitis: it’s up to you” (Prevenire l’Epatite: dipende da te), la ricerca medica di settore sta compiendo in questi ultimi mesi passi da giganti per debellare la piaga in tutti coloro che si sono accorti troppo tardi di quanto la prevenzione avrebbe potuto salvaguardare la salute del fegato ed annessi.

Nuove speranze per gli oltre 170 milioni di persone colpite al mondo da Epatite C, delle quali circa un milione e mezzo solo in Italia, giungono infatti da una nuova ricerca compiuta dai medici dell’Acmli (Associazione microbiologi clinici italiani) nel processo di sequenziamento del virus Hcv che provoca la patologia, andando a minare in modo irreversibile la salute del nostro fegato.

Se fino ad oggi l’attenzione ai fattori di rischio connessi con la contrazione del virus sono stati cruciali per impedire il dilagare di una potenziale epidemia, pare che l’evoluzione delle più moderne tecniche diagnostiche e terapeutiche sia destinata rapidamente a tradursi in una netta diminuzione di incidenza dell’Epatite e in un intervento medico più efficace e tempestivo, di fronte ad una malattia che rimane latente, in forma asintomatica, per molto tempo prima di produrre danni tangibili al fegato e causare l’insorgenza di cirrosi e altri disturbi.

A rendere complesso il tradizionale intervento terapeutico effettuato mediante somministrazione di antivirali orali è infatti proprio la particolare struttura genetica del virus Hcv e la presenza di un poliformismo Q 80K del gene NSR 3 che rende il virus non solo difficile da debellare, ma anche differente in base alla localizzazione geografica.

In sostanza, il virus che produce l’Epatite C presenta una struttura genetica piuttosto complessa e variabile a seconda della sua area geografica di sviluppo, il che comporta che alcune terapie antivirali possano rivelarsi meno efficaci del previsto in caso il virus possieda il polimorfismo in questione; ragione che ha spinto l’Amcli ad individuare come risolutiva una strada che consenta di giungere ad una mappatura completa del virus che ci consenta di capire subito con chi e con cosa abbiamo a che fare la momento dell’infezione.

La completa mappatura genetica di Hcv potrebbe per tanto portare all’ideazione di strade terapeutiche alternative, in grado di ridurre al minimo l’incidenza dell’Epatite nel mondo e, con essa, tutti quei fattori di rischio per la nostra vita che esulano dalla nostra capacità di prevedere il futuro e di agire di conseguenza.

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