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Salute e Benessere
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Il pessimismo aumenta il rischio di infarto

18 Novembre 2016
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Il pessimismo aumenta il rischio di infarto

L’antico assunto filosofico che prevede il mondo alla stregua del prodotto degli occhi di chi lo guarda trova parziali conferme in ambito medico e psicologico, dato che proiettare sulla realtà circostante una visione troppo pessimistica delle cose conduce generalmente in direzione di una sorta di profezia realizzata, tale da fare in modo che la dimensione esteriore vada piano piano a coincidere con la nera sfera interiore, dominata da angosce e assenza di fiducia.

Se il fatto che il pessimismo diffuso possa agevolmente produrre squilibri a livello ormonale e condurre in direzione dello sviluppo di condizioni patologiche assimilabili alla sfera della depressione, uno studio finlandese pare spingere il potenziale negativo del pessimismo in direzione di conseguenze ancora peggiori, mostrando come una visione negativa del presente e del futuro possa porsi come movente per la genesi di un infarto.

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Analizzando nel dettaglio le condizioni di salute di un campione statistico pari a 2267 soggetti di età compresa tra i 5 e i 76 anni, i ricercatori facenti capo all’ospedale Paeijaet-Haeme hanno infatti potuto constatare, a parità di fattori di rischio di tipo “fisico”, che laddove persisteva una tendenza al pessimismo, i rischi relativi alla comparsa di un infarto risultavano più marcati e tendevano a tradursi nella genesi di un attacco di cuore con maggior frequenza.

Dopo aver sottoposto cioè i volontari ad un test volto ad individuarne l’indole a livello psicologico e aver escluso altri fattori alla base dell’infarto (come obesità o fumo), i medici hanno potuto constatare che il pessimismo si accompagnava ad una maggiorazione del rischio, indipendente da cause di natura esterna, e che quindi una visione nera delle cose poteva venire inclusa a tutti gli effetti nel novero dei fattori scatenanti per l’infarto.

La ricerca ha mostrato inoltre come, purtroppo, l’ottimismo non si accompagnasse invece ad una diminuzione dei rischi, secondo uno schema che prevedeva il pessimismo alla stregua di un fattore in grado di influire in senso negativo e l’ottimismo come una variabile indifferente, non in grado cioè di aumentare o diminuire il pericolo, un po’ come se guardare il mondo con occhi benemerenti non fosse un privilegio, ma il normale atteggiamento da seguire da un punto di vista medico e filosofico.

 

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