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Salute e Benessere
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Leucemia, scoperta una sequenza genetica non umana

18 Novembre 2016
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Leucemia, scoperta una sequenza genetica non umana

Uno degli inconfutabili capisaldi che regge la medicina riguarda il fatto che tutti i tumori possiedono radici strettamente autoctone e risultano, per tanto, originati da anomalie prodotte dall’organismo in fase di riscrittura del Dna, escludendo alla base la possibilità che il cancro trovi al sua radice in un elemento patologico esterno, sia esso virale o batterico, e che segua dunque il corso che accomuna le malattie infettive.

Per quanto il caposaldo in questione risulti inconfutabile in modo quasi assiomatico, alcuni ricercatori facenti capo all’Università Studi di Milano e Ospedale Niguarda hanno scoperto una sorta di anomalia nel sistema, potenzialmente in grado di mettere in crisi parte dell’impianto terapeutico e di portare la ricerca a guardare alcune particolari forme di cancro con occhi del tutto differenti.

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Analizzando il Dna relativo ad alcuni pazienti affetti da leucemia mieloide acuta, particolare tipo di tumore che colpisce il sangue e favorisce la proliferazione incontrollata dei globuli bianchi, i ricercatori meneghini hanno infatti scoperto la presenza di un intruso genetico, non riconducibile al patrimonio cromosomico dei pazienti e probabilmente di origine virale o batterica.

Metà dei pazienti esaminati presentavano cioè tracce all’interno del loro Dna di un’infezione batterica o virale e mostravano una struttura delle cellule leucemiche di tipo non umano, lasciando così presupporre facilmente che la leucemia poteva essere originata proprio dall’azione di qualche microrganismo che andava ad infettare l’organismo e dar vita a quella sequenza di errori genetici che si traduce nell’insorgenza della malattia.

Attualmente limitata la campo delle ipotesi, la scoperta potrebbe dunque condurre in direzione di una sorta di rivoluzione copernicana in termini di approccio alla leucemia mieloide, dato che la conoscenza di una causa ben definita porterebbe ad escludere altre infinite variabili in fase di diagnosi e comporterebbe l’intervento su quella medesima infezione che potrebbe sfociare nella patologia vera e propria.


Senza ancora sapere se i risultati della ricerca pubblicata su Scientific Reports verranno mai confutati o confermati, l’intuizione dei medici milanesi si pone comunque come il punto di partenza di un nuovo approccio nei confronti del cancro e di un’anomalia in grado di andare ad implementare la conoscenza di quel caposaldo che regge in toto la medicina moderna.

 

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