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Salute e Benessere
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Medici e infermieri facevano a gara a chi infilava la cannula più grossa

29 Aprile 2016
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Medici e infermieri facevano a gara a chi infilava la cannula più grossa

Se i tragici errori compiuti in sala operatoria rappresentano una triste eventualità, spesso ingiustificabile, una recente indagine compiuta presso l’ospedale San Bortolo di Vicenza ha portato alla luce l’esistenza di un autentico sistema perverso di torture e maltrattamenti, in cui un cospicuo numero di medici e infermieri si divertiva sadicamente ad infilare aghi e cannule ai pazienti, facendo a gara a chi riusciva a compiere l’operazione più dolorosa.

Ideata da due medici e sei infermieri nel corso di una cena aziendale, la competizione prevedeva infatti l’assegnazione di punti e bonus a tutti coloro che infilavano nella vena del paziente la cannula più grossa o il maggior numero di aghi e riuscivano a testimoniare il loro “successo” su WhatsApp, dove un apposito gruppo, denominato “Amici di Maria” raccoglieva foto e immagini dello scempio compiuto in corsia e consentiva l’aggiunta di nuovi membri, desiderosi di trasformare la struttura sanitaria veneta nel set cinematografico ideale al seguito della saga di Hostel.

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Proprio intercettando i messaggi scambiati su WhatsApp è stata possibile la scoperta dello scempio consumatosi in quel di Vicenza e l’istituzione di un’apposita indagine, dopo che un’inchiesta interna all’ospedale aveva liquidato la questione come scarsamente importante, confinandola all’ambito di un gioco qualunque, un po’ come se medici e infermieri avessero cercato un innocuo svago per sfuggire alla routine.

Giunta all’attenzione del governatore del Veneto Luca Zaia, la vicenda pare ora fortunatamente destinata ad approdare in tribunale, nonostante il Primario della struttura continui a minimizzare e i medici coinvolti si autoassolvano di fonte a responsabilità evidenti e tangibili.

L’ennesimo orrore sanitario svoltosi nel nostro Paese rischia ora purtroppo di sminuire la già scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni nostrane e di portare qualcuno a rimpiangere persino i tempi in cui i calvari medici erano frutto di sciagurati errori e non della volontà di nuocere in modo tanto arbitrario quanto sadico, malato e perverso.

 

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