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Scienza e Tecnologia
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Microsoft 10 sotto accusa, raccoglie troppi dati personali

22 luglio 2016
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Microsoft 10 sotto accusa, raccoglie troppi dati personali

Per quanto evoluti possano essere i sistemi operativi in commercio, dietro la serie di funzionalità e applicazioni si cela la logica possibilità di “far cassa” e di remunerare gli sforzi compiuti in sede i ricerca andando a raccogliere una serie di dati sensibili, utili da reinvestire in seguito in cookies, tracciabilità e ovviamente consigli pubblicitari personalizzati in base ai gusti e alle preferenze specifiche del fruitore.

Se tutti i sistemi operativi, nel bene o nel male, hanno sempre richiesto e raccolto una lunga serie di dati sensibili, Windows 10 pare avere di gran lunga esagerato, tanto da spingere le autorità francesi ad imporre a Microsoft una riduzione dei dati richiesti all’utente, entro i prossimi tre mesi, sulla base dell’ordinamento vigente nella nazione transalpina.

windows10privacy_emergeilfuturo

A seguito di una lunga lista di lamentele messe in campo da svariate associazioni di consumatori, la Cnil (Commission nationale de l’informatique et des libertés) ha infatti deciso di mettere sotto indagine Windows 10, constatando l’effettiva quantità di richieste (spesso assurde immotivate) generate dal sistema operativo ed obbligando l’azienda ad una rapido dietrofront, prima che il monito si traduca in nuova sanzione pecuniaria o in una sorta di ostracismo della Francia nei confronti di Microsoft.

A finire nel mirino della massima entità francese in materia di privacy sono state, in particolare, le richieste relative all’introduzione del Pin unico a 4 cifre (che ha rimpiazzato la passsword individuale), l’eccessiva tracciabilità dei cookies, l’elaborazione dei dati relativi a tutte le app scaricate dall’apposito store presente nella schermata “start” e l’assenza di un esplicito consenso di fondo davanti tutte le richieste partorite dal sistema operativo.

Dalle parti di Redmond hanno fatto voler di essere disposti ad apportare le modifiche richieste per evitare l’ennesimo conflitto giudiziario con l’Europa e di andare a mutare tutti quei parametri che, anche a fronte di vesti sofisticate, conducono da sempre in direzione di pubblicità o altre trovate finalizzate a remunerare gli sforzi effettuati in sede di ricerca.

 

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