Un po’ come accade nelle fiabe, le parabole individuali degli atleti riescono ad appassionarci quando danno prova della loro umanità e della capacità di rialzarsi dopo ogni caduta, come recentemente accaduto ad Alex Schwazer, passato in pochi istanti da gloria nazionale a truffatore di prima categoria e recentemente riaffacciatosi sulle scene con l’intento dimostrare il suo valore umano e la sua capacità di correre più forte del passato e di quell’ombra del doping che pareva destinata a seguirlo in eterno.
Purtroppo, non tutte le fiabe sono destinate a concludersi con un lieto fine e quella di Alex Schwazer potrebbe chiudersi molto prima del canonico “e vissero felici e contenti” a causa di una nuova positività ad un test antidoping che ha portato alla luce il ricorso a sostanze anabolizzanti dell’atleta azzurro proprio in prossimità del suo rientro dalla lunga squalifica comminata il 30 luglio del 2012.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Schwazer sarebbe infatti risultato positivo ad un controllo antidoping svoltosi a Vipiteno ad inizio anno e sarebbe dunque nuovamente incappato in un errore destinato questa volta a chiudere la sua carriera senza ulteriori possibilità di redenzione.
Ancora da verificare, la notizia della nuova positività ai test antidoping colpisce l’atleta e il suo staff a poco tempo di distanza da quel successo fatto riportare sulle strade di Roma che aveva fatto ricredere molti detrattori e spinto l’opinione pubblica a guardare con occhi più benevoli la partecipazione di Alex a Rio 2016, magari tifando per una medaglia d’oro in grado di lavare via per sempre la macchia dell’infamia e di mostrare al mondo come il precedente errore non fosse solo stupido, ma anche inutile.
Mentre lo staff del marciatore azzurro si affanna a negare l’eventualità, marchiandola come impossibile, il destino e la futura gloria di Schwazer appaiono ormai seganti e un probabile riscontro avrebbe il sapore della beffa per tutti coloro che hanno voluto credere in lui e sostenerlo fino all’ultimo e che ora si trovano destinati a cadere lungo una parabola umana che ricorda più da vicino un film dell’orrore che una fiaba per bambini.