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Il ciuccio può essere dato ai neonati? Quali rischi e vantaggi

3 giugno 2016
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Il ciuccio può essere dato ai neonati? Quali rischi e vantaggi

La gravidanza è spesso segnata dall’idea che le lunghe battaglie per concedere o meno un determinato oggetto al nascituro (motorino in primis) siano ben lungi dal vedere il loro inizio e che i primi mesi della vita del piccolo saranno contraddistinti da una sorta di armonia generale, in cui il genitore sceglie e decide tutto quanto risulta più consono alla salute del bimbo, senza porsi troppe domande.

A svegliare tutte le mamme del mondo dal loro idilliaco sogno ci pensano tuttavia i primi vagiti del piccolo, i quali, oltre a contribuire a frequenti risvegli molto poco metaforici, pongono spesso i neo-genitori di fronte all’eterno dilemma del ciuccio; forse l’unico strumento al mondo in grado di concedere sollievo al pargolo disorientato fuori dal grembo materno, ma al tempo stesso fonte di diatribe interminabili tra pediatri e psicologi di tutto il mondo.

Bambino con ciuccio

Prima di negare il ciuccio al bambino durante le prime fasi della sua vita, temendo di potergli arrecare danni di natura odontoiatrica o psicologica, occorre cercare di chiarire la questione da un punto di vista molto più ampio, andando a toccare quella colossale rivalutazione che ha visto il ciuccio uscire dal novero dei “capricci” diseducativi nel quale era stato incluso per decenni.

In barba a quanto si crede, l’utilizzo del ciuccio sembrerebbe non comportare problematiche alla bocca del piccolo rilevanti (se non in modalità protratta) e potrebbe addirittura fungere da salvavita per i più piccoli, andando ad impedire il soffocamento notturno dovuto ad un blocco respiratorio e a prevenire quelle morti bianche che un tempo funestavano con enorme frequenza le famiglie italiane, prima che l’invenzione di strumenti atti al monitoraggio della respirazione sostituissero un effettivo pericolo con qualche allarme ingiustificato.

Il ciuccio e l’arcata dentale

Se l’idea che l’utilizzo del ciuccio possa danneggiare a priori il palato, costringendo l’arcata dentale ad una posizione innaturale per molte ore al giorno, andava per la maggiore fino a poco tempo fa, oggi prende sempre più piede la duplice teoria secondo al quale i danni potrebbero manifestarsi solo se la suzione viene protratta oltre il sesto mese di età e secondo la quale, per quanto nocivo, il ciuccio risulti comunque preferibile alla suzione del pollice, data la conformazione meno pieghevole dell’arto corporeo e la sua tendenza ad incastrarsi con maggiore facilità nel palato.

Premettendo che non esiste comunque una parola definitiva in materia e che gli opposti schieramenti si fronteggiano a colpi di evidenze scientifiche, un recente studio su vasta scala pubblicato sugli Archives of Disease in Childhood, sembrerebbe sposare la classica via di mezzo, secondo la quale il ciuccio comporta effettivi mutamenti strutturali al cavo orale, ma solo a patto che il suo utilizzo venga protratto oltre i termini consigliati, quando il palato del piccolo va assumendo una conformazione permanente e le strutture cessano di essere meno morbide e più facilmente simile alla sua conformazione definitiva.

il ciuccio fa male ai denti?

In caso temiate di dover investire i risparmi di una vita per correggere al dentatura del vostro pargolo, senza neanche ottenere un minimo di riconoscenza in cambio, il consiglio è dunque quello di cercare di limitare l’utilizzo del ciuccio al primo anno di età, quando la suzione risulta effettivamente funzionale alla tranquillità del piccolo e solo a patto che non esistano altre strategie valide a lenire il suo pianto nei primi giorni di vita, tenendo comunque presente che il ciuccio non comoprta nessun reale rischio odontoiatrico nei primi sei mesi di vita.

Il ciuccio e la psicologia

Il ciuccio e la psicologia

Non a caso denominato in lingua inglese “pacifier” (pacificatore), il ciuccio sorge con il preciso intento di offrire al bimbo un supporto psicologico al quale aggrapparsi nel corso di una crisi di pianto, dato che l’esplorazione infantile del mondo inizia attraverso la bocca e che dal cavo orale passa la maggior parte delle emozioni di tipo positivo (allattamento in primis) che un bambino può provare durante i primi mesi di vita, quando le abilità tattili risultano assenti e le facoltà visive non sono sviluppate al punto di consentirgli un pieno riconoscimento dei volti introno a lui.

Come tutti gli elementi esterni che possono indurre tranquillità al bambino, l’altro alto della medaglia è ovviamente rappresentato dal fatto che il piccolo può sviluppare una sorta di dipendenza del ciuccio e non riuscire a tranquillizzarsi in sua assenza, cosa che potrebbe alla lunga influire sulla gestione delle sue emozioni.

Pur restando dell’idea che, un ipotetico bambino ideale dovrebbe riuscire a calmarsi senza aiuti esterni, al fine di sviluppare la più presto un’indipendenza emotiva tutta sua, risulta evidente a chiunque abbia figli la discrasia presente tra le teoria e la realtà dei fatti e l’impossibilità di prescindere dal cucco per lenire un capriccio inconsolabile.

il ciuccio e la sids

Dato che, dunque, l’ideale di un bambino di pochi giorni o settimane in grado di tranquillizzarsi in modo autonomo è surreale (e spesso lo è anche quella di un adulto nelle medesime condizioni emotive), il ciuccio risulta comunque spesso preferibile alla tendenza di voler calmare il bambino dandogli ad mangiare o allattandolo in assenza di effettivo bisogno, dato che i casi legati a fenomeni di reflusso, definiti come “colichette” sono ben più difficili da gestire di un pianto immotivato e che un’errata valutazione circa la fame del bimbo potrebbe scatenare una spirale di pianto ben più fondata e persistente.

Il consiglio è dunque, anche qui, quello di impiegare il ciuccio al bisogno, cercando di limitarlo alle effettive crisi di pianto che non possono essere calmati mediante coccole e abbracci genitoriali e a preferire lo strumento ad un pasto immotivato, magari a pochi minuti di distanza dal precedente.

Il ciuccio e la Sids

il ciuccio nei primi giorni

Se il versante relativo a ortodonzia e implicazioni psicologiche, spesso presunte, resta piuttosto controverso, apare invece che non vi siano dubbi in merito all’utilità del ciuccio nel prevenire la Sids (Sudden infant death syndrome), dato che l’utilizzo del ciuccio durante le ore di sonno facilita la respirazione del neonato e aiuta la deglutizione della saliva, impedendo che un organismo non ancora formato confonda il liquido organico con l’aria e provochi pericolosi soffocamenti durante le ora notturne.

Benché un ampia serie di studi non sia riuscita a stabilire se il ciuccio possa essere considerato a tutti gli effetti la causa della diminuzione di incidenza della Sids fatta registrare nel corso degli ultimi decenni, tutte le ricerche concordano nel rilevare un legame su base statistica tra l’introduzione del ciuccio e la decrescita delle “morti bianche”, lasciando intravedere l’esistenza di un nesso che si pone molto al di là della sfera delle possibilità ipotetiche.

In conclusione, la risposta al quesito iniziale prevede due distinte soluzioni: in caso vogliate attenervi ai manuali ed entrare nei libri storia in qualità di genitori-modello, cercate di limitare l’utilizzo del ciuccio alle ore di sonno, in caso vi troviate ad affrontare invece una realtà impossibile da gestire, procedete pure senza timori, magari prendendovi la briga di togliere il ciuccio ai vostri piccoli prima che inizino le interminabili discussioni sul motorino e su altri oggetti davvero pericolosi per la sua incolumità.

 

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