Emerge il Futuro

Datagate: telefonate e sms spiati dagli aerei

In un’epoca di diffusa crisi economica e culturale, pare che oltre che le spese sia diventato necessario ridimensionare un attimo le ambizioni lavorative individuali: se fino a qualche decennio fa l’idea di fare il pilota di aerei entusiasmava i bambini di tutto il mondo; il ruolo di aviatore, un tempo nobilissimo, è stato recentemente declassato al gravoso compito di spione celeste, quantomeno negli Stati Uniti d’America.
L’autorevole Washington Post ha infatti reso noti i dettagli di un’operazione di spionaggio su vasta scala condotta dal Governo ai danni di milioni di cittadini americani, attraverso la quale decine di velivoli di tipo Cessna hanno sorvolato per anni i cieli degli Usa intercettando dati relativi a conversazioni telefoniche e sms privati, senza un’autoirzzazione precisa.

L’operazione, iniziata durante l’amministrazione Bush Junior e proseguita con Obama, è stata resa possibile sfruttando i piccoli aerei come ripetitori satellitari, grazie alla presenza di dispositivi , denominati dirtbox, che hanno consentito all’Us Marshall Service e al dipartimento di giustizia l’intercettazione di milioni di conversazioni, sfruttando la capcità degli apparrechi di localizzare in modo quasi esatto telefoni e sensori presenti in una determinata area.

Secondo le fonti vicine al Washington Post, l’operazione sarebbe stata condotta a partire da cinque differenti aeroporti americani e avrebbe coperto un arco temporale pari a sette anni, durante i quali lo scandalo noto come Datagate ha rivelato la crescente psicosi governativa per il versante legato al terrorismo; psicosi che portato numerose agenzie federali ad invadere la sfera pubblica e privata di milioni di cittadini, in palese contrasto con gli emendamenti sanciti dalla Costituzione a Stelle e Strisce.

I presunti responsabili dello spionaggio aereo si sono difesi sostenendo che i velivoli impiegati dagli enti governativi sono stati utilizzatii semplicemente con l’intento di monitorare gli spostamenti di latitanti e criminali, attraverso l’individuazione del sensore gps presente sui telefoni cellulari dei sospetti; tuttavia, a seguito di numerosi scandali che hanno investito la privacy e portato numerose associazioni ad invocare la revoca delle misure preventive messe in atto, l’auto-assoluzione della Difesa americana appare sempre più risibile ed ancorata all’impossibilità di sottoporre ad un vaglio effettivo i dati raccolti nel corso dei sorvolamenti.

La notizia realtiva al nuovo episodio di spionaggio ha rapidamente riaperto l’infinito dibattito relativo a sicurezza e tutela delle libertà individuali: se un qualunque ente governativo pare in diritto di risalire a potenziali attentati alla pubblica sicurezza; questo diritto dovrebbe tuttavia concludersi laddove inizia quello di ogni libero cittadino di sostenere le conversazioni che ritiene più opportune senza sentirsi ascoltato da ignoti, quantomeno in assenza di un ordine emanato da un tribunale che ne sancisca, senza ombra di dubbio, la potenzialità pericolosità per il sistema.

Per l’amministrazione Obama, già messa alla prova da sviste legate al versante della politica estera, la notizia rappresenta sicuramente un duro colpo da digerire, anche se meno duro di quello inferto a migliaia di bambini che sognavano felici di poter solcare un giorno i cieli del mondo, sicuramente non con l’intento di spiare messaggi e telefonate altrui.

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